SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sabato 20 febbraio il Presidente della Federazione Italiana Cricket Simone Gambino e il Vice Segretario attività sportiva e sviluppo Kelum Perera hanno effettuato un sopralluogo del campo di rugby “Nelson Mandela”, che il 2 e il 3 aprile ospiterà la prima giornata del cricket per profughi e rifugiati del territorio marchigiano. Presente alla visita preliminare anche Andrew Jepson, responsabile del settore giovanile dell’Unione Rugby San Benedetto, che metterà a disposizione il campo.

L’evento coinvolge, per ora, il GUS (Gruppo Umana Solidarietà) di Fermo e la Misericordia di Ascoli Piceno, quest’ultima collegata a Roots of Life, associazione che si occupa del coordinamento delle attività di integrazione. Tra i ragazzi accolti dal GUS e dalla Misericordia ce ne sono molti che provengono da Paesi in cui il cricket è sport nazionale – come, per esempio, India, Pakistan, Afghanistan e Bangladesh – e che praticano questa disciplina anche autonomamente. E’ proprio tale circostanza ad aver spinto le realtà di Ascoli e Fermo a intraprendere iniziative legate al cricket e a partecipare agli incontri in programma al “Nelson Mandela” per il primo week-end di aprile.

San Benedetto non è l’unica meta scelta per la manifestazione patrocinata dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e dal CONI: essa si svolge anche a Bianco (RC), Roma, Torino, Palermo, Venezia, Trento, Napoli e Bologna e la maggior parte di queste tappe raccoglie più zone. “L’idea di partenza è quella di far giocare bambini e ragazzi il più possibile a cricket, con l’unica pretesa di farli uscire dal campo con il sorriso, poi di volta in volta vedremo cosa è possibile fare – dice il Presidente della Federazione Italiana Cricket Simone Gambino – dopo gli incontri si potrebbe per esempio stilare un programma per un certo periodo di tempo, sempre compatibilmente con le strutture e le disponibilità”.

Il cricket in Italia vive soprattutto grazie a coloro che lo hanno importato dal loro Paese di origine e proprio per questo motivo esso rappresenta uno degli strumenti più potenti di integrazione: “La maggior parte dei giocatori proviene dal subcontinente indiano – ricorda Simone Gambino – ma i cittadini italiani e i nati in Italia sono in costante aumento”. La città “campione” in Italia è Brescia, dove un terzo della popolazione è costituito da subcontinentali e il cricket si gioca per strada. “Anche le Marche però hanno un alto potenziale nel cricket – assicura il Presidente – solo che devono ancora metterlo a frutto”.

Quanto al numero dei praticanti di cricket in Italia, il Vice Segretario attività sportiva e sviluppo – nonché Consigliere nazionale del CONI – Kelum Perera spiega che esistono due categorie: “Al livello scolastico si parla di 10.000 ragazzi più o meno e siamo presenti in circa 70 strutture sul territorio nazionale con il nostro Progetto Scuola, mentre i tesserati sono all’incirca 3-4.000. Ma il dato più interessante è rappresentato da tutti coloro che giocano a cricket senza essere affiliati alla federazione, ossia 20-25.000 persone”.

Il motivo storico per il quale il cricket è sport nazionale del subcontinente asiatico è legato alla colonizzazione dei britannici, poiché il cricket era il passatempo degli aristocratici inglesi. “C’è un film che racconta come è nato questo sport – dice Kelum Perera – gli inglesi volevano imporre una tassa ai coltivatori indiani e la decisione venne affidata a una partita di cricket”. Ciò che più colpisce è che il cricket è il secondo sport al mondo per numero di praticanti e che la Federazione Internazionale Cricket è la seconda per membri e introiti, tanto che la terza manifestazione sportiva più importante in assoluto è costituita dai Mondiali di cricket .

Ma allora perché il cricket non è sport olimpico? “Le entità che partecipano ai Mondiali non sono olimpiche, cioè non sono vere e proprie Nazioni – precisa Simone Gambino – esattamente come accade al Sei Nazioni di rugby, al quale l’Irlanda prende parte come entità geografica e non come entità politica. L’inno irlandese che si ascolta al Sei Nazioni non è quello nazionale, così come non si vede la bandiera nazionale irlandese. Il rugby sarà presente a Rio 2016, ma le squadre sono totalmente diverse da quelle che giocano il Sei Nazioni. Quanto al cricket, ci sono buone possibilità che diventi parte del calendario olimpico nel 2024, ma anche lì si renderanno necessari degli adattamenti, perché ai Mondiali, per esempio, partecipano le Indie Occidentali, che sono un agglomerato di Stati e non danno vita a una entità olimpica”.

L’appuntamento con il cricket è dunque al campo di rugby “Nelson Mandela” – sito a San Benedetto in zona Agraria – per il week-end del 2 e del 3 aprile, che si preannuncia ricco di sport, divertimento e arricchimento culturale.

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