RIPATRANSONE – Riportiamo e pubblichiamo un comunicato, giunto in redazione, da parte del comitato No Trivelle nel Piceno:

“In data primo ottobre la Regione Marche ha emesso parere negativo sulla procedura di Via di competenza statale sul progetto di trivellazione di un pozzo esplorativo alla ricerca d’idrocarburi in contrada Canali a Ripatransone.

Ricordiamo che questo progetto, ricadente a poche centinaia di metri dal centro abitato di Ripatransone e nel bel mezzo di una pregiata zona agricola per produzioni biologiche e vinicole con certificazioni DOC e DOCG, ha innescato forti preoccupazioni in tutto il territorio per i rischi d’inquinamento ambientale, per l’incolumità delle persone, e per i risvolti fortemente negativi sulle attività agricole e turistico ricettive.

In questi mesi la mobilitazione del Territorio è stata grande, oltre 200 osservazioni contrarie sono arrivate al Ministero dell’Ambiente, fatte da Comuni, aziende agricole, associazioni e comitati ma anche da singoli cittadini che hanno fatto sentire la loro voce.

Il parere contrario della Regione Marche è una notizia positiva, anche se si è trattato di una decisione dovuta, infatti, la ditta proponente, l’Apennine Energy, non ha fornito le 30 integrazioni, richieste dalla Regione a fronte di un progetto incompleto e fortemente carente sotto tutti i punti di vista.

Una decisione comunque tardiva, quella della Regione Marche, infatti i termini per la presentazione delle integrazioni erano già scaduti dal 25 maggio scorso, ma non si capisce perché si siano aspettati ulteriori quattro mesi per emettere tale parere.

Parere che, vale la pena di ricordarlo, è puramente consultivo, infatti sono molte le autorizzazioni rilasciate, in questi ultimi mesi, dal Ministero nonostante i pareri contrari delle Regioni.

Sono questi gli effetti della legge Sblocca Italia che ha tolto qualsiasi potere decisionale, in tema energetico, agli Enti Locali, accentrando tutte le decisioni a livello Statale e riaprendo di fatto la corsa alle trivellazioni, contro la volontà dei Territori e dei cittadini.

Non possiamo abbassare la guardia, dobbiamo riprenderci il potere di decidere il futuro dei nostri territori, possiamo farlo sostenendo i referendum chiesti da dieci Regioni Italiane contro le trivellazioni sia in terra sia in mare, che, di fatto, vanno in questa direzione”.

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