SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Come in “Dieci piccoli indiani”. Anche se stavolta non si tratta di indiani, ma di consiglieri comunali del Pd e il numero non tocca la doppia cifra per un pelo.

La trama tuttavia sembra proprio quella del giallo di Agata Christie, con il primo partito di maggioranza capace in cinque anni di perdere due terzi dei componenti originari.

In principio furono Emili e Pezzuoli, allontanati ed estromessi dalle riunioni proprio da coloro che oggi minacciano di non votare il Bilancio di Previsione. Di quest’ultima frangia fanno parte l’attuale capogruppo Claudio Benigni (che sostituì la Emili), Gianluca Pasqualini e forse l’accoppiata Evangelisti-Zocchi. Per un totale di sei. Fedeli al sindaco rimangono pertanto Vinicio Liberati, Pierfrancesco Morganti e Giulietta Capriotti.

Il gruppo consiliare è esploso, deflagrato, polverizzato, in primo luogo per l’incapacità del partito e del suo gruppo dirigente di fare quello per cui esiste e viene eletto: dirigere”. Lo dice Gianluca Pompei, che un anno e mezzo fa sfidò Sabrina Gregori al congresso comunale.

All’epoca l’ex Gd si trovò a combattere con chi adesso chiede la testa della segretaria, senza se e senza ma. “Noi della minoranza abbiamo predicato nel deserto fin da prima del congresso, spiegando che selezionare un gruppo dirigente che facesse dell’ortodossia ai dogmi dell’amministrazione la propria unica cifra politica era un pericolo sia per il gruppo dirigente che per l’amministrazione. Oggi è accaduto questo. Il gruppo dirigente era assente mentre due consiglieri – a cui i fatti avrebbero dato ragione – venivano messi alla porta e dopo è stato incapace o certamente insufficiente nel governare i consiglieri rimasti. E no, non è possibile, ammantare della retorica del coraggio e della responsabilità quello che è un fallimento politico annunciato e più volte predetto. No, non è un atto di responsabilità, l’arroccamento cieco a difesa di una linea politica che non c’è. Perché non c’è mai stata”.

Prosegue Pompei: “Quando si sfreccia a tutta velocità per una strada che porta ad un muro, l’unico atto di responsabilità è tirare il freno a mano. Prima che sia troppo tardi. È necessario fermarsi, subito. Ricostruire un percorso comune. Rifare il Pd. Si deve individuare una figura dal profilo adatto per guidare una fase di transizione a carattere pacificatorio e costituente, per salvare il salvabile. E guardate non è facile dirlo per chi come noi non ha mia nascosto le perplessità e non ha lesinato critiche all’azione amministrativa, non è facile per quelli come noi che hanno scontato l’arroganza della compattezza contro fare un’apertura di credito, non è facile. Ma è necessario. La vera responsabilità è questa. Ed è l’unica cosa che serve in un partito che vuole rappresentare e guidare la città”.

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