SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Stando ad uno studio sul microclima della città, nelle precipitazioni del 5 e 6 marzo sono caduti tra i 67 e 76 mm di pioggia, il 20% in più rispetto alla media del mese di marzo.
Lo studio, effettuato dal prof. Massimiliano Fazzini, mostra l’evoluzione del clima di San Benedetto a partire dal 1993, andando a costituire una base per un piano di adattamento al cambiamento climatico da costruire in futuro. La città è la terza in Italia ad iniziare un progetto del genere.
Le precipitazioni che hanno interessato la città nel 5 e 6 marzo non sono state particolarmente intense, ma si è trattato di una pioggia omogenea e costante mista a raffiche di vento di circa 34 km/h in media.
Per il prof. Fazzini, che ha ricevuto solamente un rimborso spese di circa 2mila euro per lo studio, la città ha reagito tutto sommato bene all’ondata di maltempo.
Tornando invece al contesto più grande del clima sambenedettese, ci troviamo di fronte ad uno scenario particolare: le temperature si stanno infatti continentalizzando (questo vuol dire che le minime sono più basse e le massime sono più alte), mentre la tendenza pluviometrica si sta tropicalizzando. I giorni di pioggia sono infatti rimasti costanti negli ultimi vent’anni, ma la quantità di acqua piovana è aumentata notevolmente.
Le due tendenze non sono contraddittorie, perchè, riassumendo in parole povere, una temperatura più alta genera una maggiore energia che viene poi convertita in pioggia.
Gli studi sono stati effettuati tramite tre stazioni termometriche ufficiali ed altre stazioni non ufficiali sparse per la città. Sono inoltre emerse delle discontinuità per quanto riguarda l’escursione termica nel territorio, con differenze tra le varie zone che raggiungono anche i quattro gradi Celsius.
Infine, sono stati registrati un lieve aumento dei giorni considerati tropicali (cioè con temperatura massima superiore ai 30 gradi), particolarmente nel Paese Alto, ed un netto calo delle notti tropicali (dalla temperatura massima superiore ai 20 gradi), che sono invece distribuite in maniera equa sul territorio.
Emerge un quadro comunque positivo per San Benedetto, che mostra un clima in evoluzione ma più o meno gradevole per tutto l’anno. Starà alle prossime amministrazioni costruire un piano di adattamento climatico per rispondere alle evoluzioni del microclima.

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L’azione principale che possiamo fare, oltre a quella di ridurre la dipendenza dall’automobile per gli spostamenti e ad aumentare la resa energetica di abitazioni, uffici e industrie, è sicuramente la riduzione dell’uso del suolo e la sua sostituzione con pavimentazioni di cemento o asfalto. E anzi, quando possibile, riconquistare al terreno naturale le porzioni di terreno artificiali.
è ormai evidente che la quantità di calore e inquinamento prodotto
dai nuovi paesi emergenti industrializzati, (oltre 2 miliardi di popolazione)
oltre all’ aumento dell’ attività solare di questi ultimi anni,
stà cambiando il clima mondiale.
Giusto Flammini. E costituire quante più aree verdi possibili ricche di essenza arboree. Il bravo Fazzini saprà sicuramente quale funzione positiva abbiano in città queste, sia come polmone per la salubrità dell’area, sia per il raffrescamento notturno delle aree limitrofe grazie alla brezza che innescano dopo giornate particolarmente calde. Purtroppo quello delle aree verdi è un settore dove sia i costruttori che le amministrazioni tendono a non investire abbastanza. Anche il nostro baldo sindaco che dice “i pini devono stare in pineta e non per strada” voglio vedere quanti ne ripianterà in luogo dei 40 caduti nelle pinete. Vogliamo scommettere… Leggi il resto »