2015. Siamo nel 2015, un anno in cui la civiltà dovrebbe essere più avanzata di quella che realmente è. E non mi riferisco a quanto succede nel mondo dove spesso l’inciviltà è indietro di millenni ma della realtà che vivo tutti i giorni nel mio territorio e in Italia dove siamo dietro di almeno trent’anni rispetto ad altri paesi e città europee. Il merito, per esempio, nella politica italiana è una parola sconosciuta.

Potere in minoranza. L’indice negativo più eclatante arriva dalle elezioni nelle quali prevalgono e determinano i voti inconsapevoli (troppi) rispetto a quelli ragionati e mirati. Con l’aggravante che la somma dei secondi è nettamente inferiore al totale degli aventi diritto, se aggiungiamo agli ‘inconsapevoli’ gli astensionisti in continuo crescendo. Astensionisti il cui voto è comunque mirato nel senso che ritengono giusto non accreditare perché non lo meritano nessuno dei candidati. In sostanza, chi è al potere è stato voluto realmente dal 20% circa e anche meno degli aventi diritto al voto. Poco per essere ritenuti idonei ad amministrare una città intera. Dico città perché il mio ragionamento non è valido per le elezioni politiche. Dove scattano altri fattori simili ma non uguali.

Candidati scarsi. Se continuiamo a ragionare però ci rendiamo conto che il problema grave e conseguente sta tutto nella qualità dei candidati. Per capirlo non serve essere scienziati ma, per facilitarne la comprensione, ricorro alla matematica che, come si sa, non è un’opinione. La quantità dei non votanti è inversamente proporzionale alla qualità dei candidati mentre la quantità dei voti inconsapevoli è inversamente proporzionale alla conoscenza della persona votata.

Candidature civetta. Avevamo pensato di lanciare un sondaggio “leggero” per l’inizio di questo nuovo anno. Una consultazione senza troppe pretese, che venisse accolta con lo spirito di chi è chiamato a cimentarsi in una pratica priva di valore statistico. Sarebbe durato uno, due, tre giorni. Ma dopo poche ore è divenuto tutt’altro. Una guerra tra bande, con votazioni in blocco, petizioni, battage insistenti sui social network. Nulla di quello che dovrebbe essere un sondaggio, dove ricevere una preferenza dovrebbe far piacere, ma nulla di più. Crediamo che in una corsa elettorale contino i programmi, le idee, le proposte. Non i pacchetti di voti figli di mobilitazioni schizofreniche. Toglierlo subito dalla circolazione forse non è stata una buona idea per qualcuno, tuttavia le reazioni che ha scatenato tale decisione – con accuse assurde di boicottaggio – si commentano da sole. Ebbene sì, possiamo dirlo: da un sondaggio giocoso è scaturito un sondaggio reale, dal risultato inequivocabile: se questa è la classe politica che succederà a Gaspari, San Benedetto è oltre la frutta.

Autogol. Proprio per i motivi sopra espressi abbiamo fatto un passo indietro. Commenteremo e ragioneremo solo su candidature ufficiali. Una conferma ineccepibile alle nostre ragioni è arrivata da chi si è lamentato sui network perché, un sondaggio nel quale tra i candidati alla carica di sindaco c’era il suo nome, oggi non appare più su queste pagine. Lo ha fatto perché sa benissimo che, oltre il clientelismo, un modo buono e facile per prendere voti (inconsapevoli) è quello di apparire, semplicemente apparire, con la foto o anche soltanto con il proprio nome sugli organi di informazione. Come potenziale candidato a sindaco, meglio ancora. Ci cascano ancora in molti. È il peccato originale del voto inconsapevole sul quale uno dei cosiddetti candidati ha praticamente messo la firma (autogol), avallando il mio ragionamento sulla morte del merito.

Anche perché. Fra l’altro, fino a prova contraria, qualsiasi cittadino italiano può candidarsi a sindaco di San Benedetto del Tronto. È questo l’altro motivo per cui abbiamo ritenuto giusto togliere il sondaggio. Un potenziale candidato (cioè una persona che si sente tale) non inserito nella lista avrebbe avuto tutti i motivi per mostrarci il proprio risentimento. Oltretutto, se per certi nomi si tenesse conto di quanto hanno fatto in passato, al governo o all’opposizione, molti di loro dovrebbero essere esclusi e quindi incandidabili in partenza: diciamo il 90%. Quindi un ‘bonus’ il mio invito a guardare al futuro e a dimenticare il loro passato… politico.

Il punto. Il male peggiore dell’attuale sistema politico è, infatti, la qualità dei candidati che, inevitabilmente, diventano gestori del potere. Con risultati che abbiamo tutti davanti agli occhi. Una situazione di fronte alla quale anche il diritto di lamentarsi a posteriori da parte del cittadino non ha ragion d’essere: chi ha votato in modo inconsapevole deve dare la colpa a se stesso, mentre chi non ha votato sa di non aver fatto nulla, direttamente o indirettamente, per ‘creare’ candidati credibili e di qualità. Il punto è proprio quest’ultimo per cui non posso fermarmi qui.

Che fare? Come giornale dobbiamo e vogliamo contribuire affinché chi si candida sia in grado di assumersi l’impegno di realizzare quello che i cittadini vogliono. Poche cose ma semplici e utili, di mandato in mandato. I presupposti per riuscirci e quindi per candidarsi vanno cercati e trovati nel loro curriculum vitae e non nella loro abilità a far credere vere anche normali menzogne o ad apparire con foto e proprio nome. Servono fatti e capacità dimostrati.

Rischi e soluzioni. Un rischio c’è: se le persone di scarsa qualità non potranno assumersi (visto il curriculum scadente) certe responsabilità concrete e le persone serie, oneste, intelligenti con un passato che parla a loro favore, non hanno il coraggio di proporsi, la democrazia non potrebbe attuarsi per la mancanza fisica di un minimo di candidati. Noi ci impegneremo affinché non succeda.

Conferme, ma anche soluzioni, le ho avute il giorno di San Silvestro da un giovane intelligente ma anche molto esperto di politica con il quale ho parlato un paio di ore. Vi riferisco papali, papali le sue parole.

Proposta.Dire quello che finora è stato fatto di male (cosa del resto facilissima) è inutile e non porta a nulla. Lo sanno tutti ma in cabina elettorale prevarrà la solita mentalità perché, se è vero che lei in qualità di direttore di una testata importante, indica bene i motivi (voti inconsapevoli ecc.) non propone però la soluzione giusta. Fossi nel suo giornale, che ha una visibilità eccezionale nel territorio sambenedettese in particolare, proporrei ai suoi lettori e cittadini (i più vicini a prossime consultazioni sono i sambenedettesi) di elencare cosa vorrebbero da chi andrà a governare al posto di Gaspari”

“Alcune cose può suggerirle e proporle direttamente la sua redazione, altre arriveranno da chi vuole bene alla città. Dopo di che, valutato il tutto, preparerei un dossier di poche pagine con il sunto di quanto è scaturito. Tutto in modo trasparente e on line. A quel punto inviterei in un posto qualsiasi i cittadini che si ritengono in grado di realizzare i contenuti delle idee e dei progetti. Le candidature politiche sarebbero la logica conseguenza, allora sì che far nomi sarà lecito e necessario”

Meglio ancora se dai vari incontri scaturisse un candidato sindaco estraneo alla politica. Gli stessi vecchi marpioni della politica locale e i loro stessi partiti di riferimento, appena capiranno che il progetto potrebbe andare in porto, in cambio della loro esperienza, farebbero confluire voti in un progetto vincente e in grado di non farli scomparire. In caso contrario, come lei ben dice, ai vertici dell’Amministrazione sambenedettese resterebbero gli stessi (eletti da una strettissima minoranza) che hanno contribuito a squalificare la nostra bellissima città. Un uomo o una donna fuori dagli schemi ma di valore (morale e culturale indiscusso) come sindaco, è oramai una necessità indispensabile e imprescindibile per San Benedetto “.

A me sono sembrate parole buone e giuste e ne sto per discutere con la mia redazione ma qualcosa faremo sicuramente perché Riviera Oggi, insieme al suo diritto-dovere di informare e di essere credibile, ha nel nel suo ‘dna’ un grande amore per il territorio (in tantissimi ce lo riconoscono) e vuole contribuire con parole, fatti e azioni a renderlo migliore. Il nostro motto è chiarissimo “Con Riviera Oggi il cittadino non è più solo“. Chi vivrà vedrà.

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