SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Con l’esecuzione del canto “Ta pum” (che racconta la vita dei soldati italiani nelle trincee durante la Prima Guerra Mondiale) cantata e suonata al flauto dagli studenti della scuola “Cappella”, ha preso il via la cerimonia istituzionale per il 4 novembre, giorno dell’Unità Nazionale, festa delle Forze Armate e anniversario della fine della grande guerra organizzata dal Comune in collaborazione con la Dirigenza dell’Istituto Scolastico Comprensivo “Sud”.

Mentre sul video venivano proiettate immagini della prima guerra mondiale, la professoressa Flavia Mandrelli ha letto un brano tratto da “Niente di nuovo sul fronte occidentale” di Erich Maria Remarque, accompagnata al piano dalla professoressa Emanuela Antolini. I  ragazzi hanno invece recitato poesie di Giuseppe Ungaretti scritte in trincea.

La parola è poi passata alla dottoressa Silvia Serini dell’associazione di Storia Contemporanea che ha tenuto una breve riflessione dal titolo “La Grande Guerra tra centro e periferia”. “La tragicità di un evento si misura dalla difficoltà di raccontarlo – ha spiegato la Serini – e la prima Guerra Mondiale è stata un’esperienza estremamente sconvolgente sia sotto il profilo della gestione della guerra (per la prima volta si usarono carri armati e il gas), sia nelle modalità di combattimento (non vi furono eserciti che si affrontarono viso a viso ma uomini che si muovevano metro per metro nelle trincee). La Grande Guerra cambiò anche le abitudini della popolazione: mentre gli uomini,  costretti a lottare in trincea, lasciavano il lavoro, le donne presero il loro posto. Fu, da questo punto di vista, un’occasione di modernizzazione e avanzamento sociale”.

La professoressa Serini si è anche soffermata su episodi accaduti nella nostra Regione e in città affermando che la Guerra non era poi così lontana per i nostri avi. “Furono oltre 20 mila i marchigiani che presero parte alla guerra, l’11,2% dei combattenti italiani. Il 24 maggio 1915 tutti territori della costa Adriatica vennero dichiarati territori di guerra perché di là dal mare si trovava l’Impero austro – ungarico. Nella notte tra il 4 e il 5 aprile 1918, 62 incursori austro – ungarici pianificarono di sbarcare al porto di Ancona per affondare sommergibili e navi militari ma non riuscirono nel loro intento perché due finanzieri, Carlo Grassi e Giuseppe Maganuco, riuscirono a chiamare rinforzi e far arrestare gli incursori”.

“Anche la città di San Benedetto ebbe un ruolo importante. Infatti con l’entrata in guerra dell’Italia – ha proseguito Serini – sorse un comitato per l’assistenza alla guerra presieduto dal sindaco Antonio Guidi. E tutta la Riviera delle Palme ebbe numerose perdite: il 23 luglio 1915 la costa di Cupra Marittima fu bombardata così come il 23 giugno 1916 la stazione ferroviaria di Grottammare, parte di San Benedetto e di Porto d’Ascoli. Inoltre la Provincia di Ascoli, dopo la sconfitta di Caporetto, accolse oltre 1500 profughi provenienti dalle zone di guerra”.

Al termine della lezione, autorità civili e militari si sono trasferite nel centro cittadino dove hanno reso omaggio a coloro che hanno dato la vita per l’Italia con la deposizione delle corone presso la sede dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia e i due monumenti ai caduti di viale Secondo Moretti. La cerimonia si è conclusa con l’esecuzione dell’Inno d’Italia cantato da tutte le autorità militari e dai numerosi cittadini presenti.

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