SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Buone notizie dalla sanità sambenedettese. Nonostante i notevoli tagli di risorse e personale. Venerdi 18 ottobre presso la Cardiologia dell’Ospedale Madonna del Soccorso di San Benedetto del Tronto è stato impiantato su un paziente di anni 69 un dispositivo di CRT (Cardiac Resynchronization Therapy) anti scompenso cardiaco.

Si è dunque concretizzata, attraverso un percorso condiviso tra le unità operative di Cardiologia e MURG/Pronto Soccorso nonchè grazie alla istituzione delle reti cliniche ospedaliere da parte della Regione Marche, una procedura essenziale che equipara l’aritmologia interventistica dell’ospedale di San Benedetto del Tronto a quella degli altri centri analoghi delle Marche e d’Italia. Si tratta di uno speciale tipo di pacemaker, frutto della più moderna tecnologia biomedica, dotato di due cateteri che vengono impiantati uno nel ventricolo destro e uno nel ventricolo sinistro (nel pacemaker tradizionale invece si impianta il catetere solo nel ventricolo destro) e che stimolano sincronicamente entrambi i ventricoli restituendo, in un 70% dei casi, una migliore qualità di vita e una riduzione dei ricoveri a pazienti con un cuore particolarmente compromesso quali quelli affetti da scompenso cardiaco avanzato.

Per la prima volta nel nosocomio di San Benedetto del Tronto è stato impiantato uno speciale catetere con quattro poli di stimolazione che conferisce garanzie di migliore risposta al dispositivo.

La novità terapeutica descritta è stata possibile e trova il suo fondamento nella sperimentazione (tuttora in corso) di una rete cardiologica di area vasta, che si basa sulla collaborazione dello staff della Cardiologia, con integrazione armonica fra specifiche competenze (dottor Persico responsabile della Riabilitazione, dottor Parato responsabile della diagnostica cardiologica per immagini e del dottor Labanti responsabile della cardiostimolazione) e il dottor Groff, direttore di Murg –Pronto Soccorso.

L’intervento è stato inoltre agevolato dalla istituzione delle reti cliniche tra ospedali, deliberata dalla Giunta Regionale il 30 settembre scorso. Dopo la valutazione ecocardiografica e clinica del paziente presso il Laboratorio di Ecocardiografia coordinato dal dottor Parato, il dottor Labanti (responsabile della Elettrostimolazione Cardiaca), sotto l’iniziale tutoraggio del dottor Pietro Scipione, già responsabile della Unità Operativa Sanitaria di Elettrofisiologia-Elettrostimolazione del Lancisi di Ancona e attualmente direttore della Cardiologia di Fabriano è stata portata a termine la procedura con successo. Ciò è stato possibile anche grazie al fattivo supporto organizzativo del Direttore Sanitario, dottor Appignanesi e della Direzione di Area Vasta nella persona del dottor  Stroppa.

Il caso in questione è una chiara dimostrazione di come le “reti cliniche ospedaliere”, fortemente volute e quindi istituite dalla Regione Marche il 30 settembre scorso, possano in concreto, al di là delle obiettive difficoltà connesse alla riduzione dei budget sanitari, favorire programmi di integrazione e collaborazione tra professionisti con specifiche competenze e operanti in ogni area vasta o azienda ospedaliera della regione. E ciò non può che produrre risultati positivi per la salute dei cittadini marchigiani.

E’ questo un chiaro esempio di come rispondere – sia pur con sacrificio e abnegazione – alle criticità del nostro sistema sanitario con progetti che restituiscano fiducia alla cittadinanza, a fronte di quanti invece fanno dell’allarmismo l’unica terapia per ‘guarire’ la sanità malata.

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