SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Aldo Verdecchia, industriale dolciario sambenedettese, lotta dal 1984 contro quella che definisce una setta di degenerati morali, pornografi e plagiatori, collusa con autorità giudiziarie, politiche e religiose. La moglie portò via il figlio e a seguito di una relazione intrapresa con il terapeuta Ezio Leobruni e comincio a frequentare il suo studio a Civitanova, luogo dove, per Verdecchia, veniva realizzato materiale pedopornografico.

Il figlio è tornato a casa nel 2002, ormai  maggiorenne, dopo aver visto il padre disperato in televisione durante una puntata del Maurizio Costanzo show. Ora abita con lui. Per l’uomo, caduto a suo dire in disgrazia per ottenere giustizia, non è finita e dopo una serie di condanne a magistrati, un alto prelato e una suora che a suo dire sarebbero coinvolti in una vicenda di pedopornografia, attualmente deve difendersi dal reato di diffamazione a danno del giudice Fanuli, da Verdecchia più volte denunciato. L’appello si terrà il prossimo 28 giugno a L’Aquila e per l’uomo rappresenta un’ ulteriore possibilità di portare di nuovo la sua storia in Tribunale.

Ma ecco il suo racconto, fatto durante una conferenza stampa al Comune di San Benedetto, grazie all’interesse del consigliere Riego Gambini che seguirà attentamente la vicenda da ora in poi:

“Nel 1984 mi fu sottratto mio figlio, cancellato dai registri di San Benedetto, perché la mia ex moglie abbandonò il tetto coniugale e si trasferì a Civitanova, legandosi allo psicologo Ezio Leonbruni psicologo e psicoterapeuta di Civitanova. Nel settembre del 1986 io avevo segnalato che mio figlio era stato portato a vivere in questo ambiente, in cui a mio avviso avvenivano pratica immorali contro i bambini. Il 26 settembre nel 1986 là procura fece una irruzione in questo ambiente  e trovarono 19 casse del materiale pedopornografico. Ma alle ore 23.30 dello stesso giorno risultato lo stesso pretore si recava negli uffici di Macerata e ordinava dietro pressione di un altro prelato l’immediata restituzione del materiale al proprietario. Così venne a mancare il corpo del reato. Un onesto poliziotto che si dissociò da tutti gli altri, si mise in tasca alcune  fotografie per poter dimostrare questo crimine umano, ma non fu mai sentito in tribunale e purtroppo è morto.

Il procuratore di Macerata mandò una missiva al procuratore di Civitanova, Claudio Bonifazi, per chiedergli se fosse vera la cosa del dissequetro. Il procuratore rispose che non vi era stato nessun sequestro di materiale pedopornografico e io e il giornalista Resto del Carlino Sandro Stacchietti, fummo condannati anche in appello. Il signor Leonbruni incoraggiato da questo tipo di giustizia aprì due sedi a San Benedetto in via Curzi e Bianchi, circa 10 anni dopo. Un ragazzo Marco Travaglini che frequentava lo studio del terapeuta, si suicidò a soli 22 anni.

Nel 1996 fu il pm Ettore Picardi a convocarmi, dispose una perquisizione a Civitanova, visto che  il terapeita aveva chiuso entrambe le sedi di San Benedetto. Nel 96 Picardi con Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza recuperò una parte di materiale nella quale fu possibile dimostrare che mio figlio minore,sin dalla nascita era stato fatto vivere in una palude.

Il Tribunale dei Minori di Ancona, che aveva rigettato tutti i ricorsi da me promossi per avere l’affidamento di mio figlio, emanò un provvedimento che disponeva l’allontanamento del ragazzo da quell’ ambiente, ma lo affidò a Loretta Montechiarini, una assistente sociale che fino a quel momento aveva fornito relazioni a mio avviso false e per le quali subì un procedimento penale e uno disciplinare. Il tutto fu archiviato e alla fine fu addirittura promossa dalla Asl. Nell’aprile 2002 nel corso di una trasmissione di Maurizio Costanzo, preso dalla disperazione e delusione contro la giustizia, ho gridato il mio dolore. Mio figlio, proprio in quella occasione era davanti al televisore e vedendo il mio stato mi scrisse una lettera e da allora è tornato da me. Per anni gli avevano fatto credere che io avevo abusato di lui.
Il ragazzo ha denunciato tutto quello che aveva subito. Denunciai Salvatore Mascaro dellaAsl e l’allora governatore della Regione Marche, Vito d’Ambrosio. Il giudice istruttore di Civitanova, Giuseppe Barbato, stava sapientemente amministrando la causa, quando  Giovanni Rebori, presidente del Tribunale di Macerata, da me denunciato, lo sostituì con  Marta Deramo che metteva una sentenza che riconosceva i danni da me subiti ma non i colpevoli.

Nel processo contro il Giuseppe Luigi Pietro Fanuli da me denunciato in tutte più volte,  per violazioni e abusi commessi in sede giudiziaria, si rendeva obbligatoria la richiesta di ricusazione motivata da documenti riguardanti procedimenti penali aperti a suo carico. Il caso finì alla procura de L’Aquila che  prosciolse Fanuli e aprì un processo penale per presunti reati di diffamazione e calunnia ai danni del magistrato. Nella frase preliminare ho depositato un dossier di 35 fascicoli che lo riguardano insieme ad altri magistrati. Documenti pubblici da tutti acquisiti e sottoposti alla opinione pubblico. Tra i testi, anche mio figlio”.

Precisazioni. Il terapeuta Leonbruni fu denunciato a seguito della perqusizione avvenuta nel ’96 per truffa e esercizio abusivo della professione. Non esiste tutt’oggi conferma che il materiale sequestrato fosse pedopornografico, come sostiene Verdecchia, nemmeno la Procura di Ascoli poté avallare quella ipotesi con le indagini del ’96.  Per quanto riguarda le presunte fotografie che il poliziotto si mise in tasca, tutt’oggi non si sa che fine abbiano fatto. Verdecchia ha fondato  una associazione “Giù le mani dai bambini” per aiutare chi ha vissuto la sua stessa situazione.

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