SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La scuola media Curzi nello stabile occupato attualmente dal Tribunale. Si può davvero fare? L’amministrazione comunale ne è convinta, mentre non pochi dubbi vengono espressi da chi quella struttura, quasi trent’anni fa, la progettò. “Tutto è possibile, ma serve un’analisi approfondita che valuti i vantaggi e gli svantaggi del trasferimento”, dichiara l’ingegner Giuseppe Fiscaletti.

La possibilità del trasloco diventerebbe concreta qualora venissero soppresse le sedi distaccate dei Palazzi di Giustizia. A settembre potrebbero essere quindi riconsegnati i locali di Via Togliatti, anche se ad oggi non esiste alcun tipo di certezza. Si potrebbe infatti andare incontro ad un’altra ipotesi, che prevedrebbe la sopravvivenza della struttura per ulteriori cinque anni, a patto che sia il Comune di riferimento ad accollarsi tutte le spese derivanti dalla mancata chiusura.

“Ci sono dei ricorsi in piedi da parte della categoria degli avvocati”, informa l’assessore ai Lavori Pubblici, Leo Sestri. “La soppressione delle sedi distaccate viene ritenuta illegittima, vediamo cosa succederà”.

Sul tema per ora fa testo la delibera votata in Consiglio. Il documento decretava che, in caso di proroga, qualora non vi fossero stati aumenti di spesa, l’amministrazione avrebbe accolto positivamente l’opportunità. Annualmente, il Tribunale di San Benedetto costa complessivamente 140 mila euro. Il Comune contribuisce al 30%, coprendo 30-40 mila euro, mentre il resto spetta al Ministero di Grazia e Giustizia.

Sestri è comunque convinto della convenienza dell’operazione scuola. “Per un nuovo istituto occorrerebbero 4 milioni di euro – dice – per la sistemazione del Tribunale ne servono 1 e mezzo. A quel punto però rivedremmo tutto il programma triennale delle opere pubbliche, che concepiva la realizzazione della scuola tramite le alienazioni”.

Fiscaletti, dal canto suo, non è convinto dell’entità degli investimenti. “Non so come si sia arrivati a formulare determinate cifre. Le osservazioni della giunta ci stanno tutte, è un ragionamento logico. Tuttavia, vanno valutati i numeri. Non dovessero essere troppo distanti, converrebbe davvero accontentarsi di un edificio esistente, anziché costruirne uno nuovo?”.

L’ingegnere nelle settimane passate ha espresso i propri dubbi agli uffici comunali, ricordando che, con il cambio di destinazione, si andrebbe incontro ad una messa in sicurezza legata alle normative sismiche. “La legge la impone in questi casi, potrebbe comportare un investimento accettabile o molto alto. Senza dimenticare i problemi d’adattamento. Ad esempio, vi sarebbero problemi per l’individuazione di uno spazio da destinare alla palestra”.

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