SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Non c’è uno senza due. Storpiare il famoso detto popolare che incita alla reiterazione di una circostanza, positiva o negativa che sia, stavolta è d’obbligo. In questo caso si tratta di un’iniziativa che non può che riconfermarsi come vittoriosa. Non ci sono, infatti, controversie di sorta alcuna sull’alta validità e ingegnosità della proposta gastronomica “Menù Mondiale”, ideata dai ristoratori Confcommercio e già esibita in quel di Ascoli Piceno.

L’occasione, con tanto di risonanza internazionale, è ovviamente rappresentata dai Campionati Di Pattinaggio che hanno visto le fasi preliminari svolgersi nella “Città Delle Cento Torri”, per poi proseguire i successivi caroselli in Riviera. Allegare annessi flussi di turisti e/o tifosi dello schettino che si mobiliteranno logisticamente per venire a curiosare o acclamare i loro atleti preferiti.

Il “Menù Mondiale” è appunto non solo genuinità del cibo, ma anche e soprattutto promozione di una cultura culinaria locale che ora vede nell’evento intercontinentale dei Campionati Di Pattinaggio un’ulteriore canale d’impulso pubblicitario, con lo sguardo rivolto verso il risparmio che oggigiorno non si disdegna affatto. Le imprese della ristorazione della Riviera che aderiscono al progetto s’impegnano a proporre prodotti tipici locali a prezzi vantaggiosissimi.

“Come già fatto ad Ascoli – ha evidenziato il presidente della locale delegazione Fausto Calabresi – ci siamo altrettanto mobilitati per garantire anche in questa seconda fase la nostra collaborazione e con il collega  presidente  dei pubblici esercizi Luigi Torquati, abbiamo dunque ideato un Menù Mondiale sanbenedettese, sia per compartecipare appunto concretamente all’evento, sia per favorire la pubblicizzazione dei prodotti tipici locali stante il prezioso movimento turistico creatosi con  atleti, accompagnatori ed appassionati provenienti da tante diverse località. Oltre a creare una boccata d’ossigeno all’economia locale, potranno apprezzare, non solo le bellezze  del nostro territorio, ma anche le qualità culinarie, con l’auspicio che ne diventino estimatori e quindi in qualche modo degli ottimi testimonial una volta tornati alle località di origine”.

 

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