Politica e Informazione. “Per fermare il declino i manifesti non bastano. Servirebbero i campi rieducativi” un titolo tratto da Linkiesta.it suggeritomi da un nostro lettore. Non vorrei essere presuntuoso ma il sottoscritto ha fatto un’affermazione molto simile, se non uguale, circa quindici anni fa sulle pagine del settimanale Sambenedetto Oggi. Chi lesse mi diede dell’Ufo o dell’antidemocratico che voleva evitare che tutti dessero il proprio “parere”, in forma di voto, a favore di un Partito e quindi di chi lo rappresenta.
E’ invece, in questo momento storico, l’unico rimedio. Fino a quando la cultura egoistica degli italiani non avrà avuto una sterzata che li metta alla pari di cittadini delle Nazioni più normali. Non per niente l’Italia è al 22° posto tra i Paesi più democratici. Pessima posizione che è logica conseguenza di quest’altra affermazione: “Nella lista sono presenti anche tutti gli Stati dell’Europa occidentale. Il risultato poco esaltante del Belpaese è determinato dalla limitata libertà di stampa che ostacola il processo democratico.
A proposito della libertà di stampa la situazione dell’Italia tra il 2011 e 2012 è invece la seguente: “All’interno dell’Unione Europea, la classifica riflette una continuazione della già marcata distinzione tra Paesi come la Finlandia e i Paesi Bassi, che hanno sempre ottenuto una valutazione molto positiva, e Paesi come la Bulgaria (80°), la Grecia (70°) e l’Italia (61°) che non sono riusciti ad affrontare la questione delle violazioni delle libertà dei media, soprattutto a causa della mancanza di volontà politica“
Appunto “mancanza di volontà politica”. Che vuol dire? Semplicemente che i nostri politici, come quelli di Grecia e Bulgaria, hanno fatto la scelta più “giusta”, quella di condizionare le radici della conoscenza che appartiene indiscutibilmente ai media che, guarda caso, sono nati invece per il motivo opposto, quello di fare i guardiani della cosa pubblica. Da anni la stampa sta facendo il gioco di chi votiamo (oserei dire male) in un modo così fine che definirei diabolico: creando confusione. Motivo per cui soltanto i cittadini più evoluti riescono a districarsi tra “notizie” uguali e contrarie e quindi avvicinarsi a quella che è la verità o la realtà, fate voi. Ma a votare vanno tutti con l’evidente risultato che gli evoluti (purtroppo la minoranza) vengono puntualmente sconfitti o non diventano “complici” se decidono di non andare a votare per mancanza di giusti destinatari.
In conclusione l’attuale informazione italiana è nelle mani della politica (di quella definita “mala”) che la vuole così perché crea un forte distacco o al limite opinioni contrastanti che, invece, la buona informazione dovrebbe ridurre al minimo privilegiando la logica cioè la realtà delle cose. Il risultato evidentissimo è l’astinenza al voto, la conflittualità tra i cittadini, che portano al disinteresse per i primi e al proprio esclusivo interesse personale per altri. A fare informazione costruttiva, cioè senza ogni sorta di partigianeria, sono pochissimi giornali, solitamente locali, che devono però lottare giornalmente per la sopravvivenza per non farsi ammaliare, perché dà loro fastidio, da chi vede incrinata la “volontà politica” di cui scrivevo sopra.
Sono anch’essi in nettissima minoranza e quindi incidono poco; come niente o poco incidono i vari blog su internet che sono ricchi di bellissime parole, di concetti super intelligenti e importantissimi per un nuovo rinascimento italiano ma non lasciano il segno perché sono opinioni di una persona o della raccolta di altre ma senza avere dietro un giornale vero che parla e scrive di tutto. Perché il lavaggio di cervello che più fa effetto sulle masse è quello “mascherato” da notizie di cronaca reali e ben fatte; quelle dirette restano per appassionati. Motivo per cui gli “evoluti” restano sempre gli stessi o con crescite non pericolose per persegue lo scopo di lasciare le cose come stanno, quelli della mala politica.
Insomma se l’informazione generalista (quella che arriva al grande pubblico e che è oggi la più subldola, la più corrosiva, la più deprimente, la più capace di distruggere la capacità di ragionamento degli individui) facesse in pieno il proprio dovere, che non è così complicato come vogliono farlo apparire, la malapolitica sarebbe costretta ad arrendersi e il cittadino non sarebbe più solo a lottare contro i mulini a vento. Solo così l’ascesa nella graduatoria dei paesi più democratici sarebbe matematica. L’assonanza con la frase con cui ho iniziato questo disappunto: “Per fermare il declino i manifesti non bastano. Servirebbero i campi rieducativi” mi sembra evidentissima se per “campi rieducativi” si intendono quegli organi di informazione che oggi hanno la funzione di sicari.
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Direttore, basta andare a vedere chi detiene e controlla i maggiori gruppi editoriali italiani per rendersi conto che tutti i maggiori gruppi imprenditoriali italiani ne fanno parte (a parte Sky), onde per cui è facile dedurre che l’editoria italiana non è affatto indipendente e libera ma condizionata e orientata dalla “Confindustria” italiana, in senso figurato ed indiretto, nella sua totalità rappresentativa. Sono gli stessi poi che sono rappresentati e spesso presenti in Parlamento,e anche nell’attuale e in tutti i governi succedutisi in Italia dal dopoguerra ad oggi. Insomma in Italia i grossi gruppi industriali e finanziari hanno sempre fatto quello… Leggi il resto »
Penso che se “i guardiani della cosa pubblica” debbano essere i giornalisi stiamo messi male. Però senza di essi sarebbe veramente peggio e comunque i livelli di democrazia sarebbero molto più bassi. Il problema è che con questa area comunque di intellettuali nel senso che interpretano, osservano, e riferiscano facendo anche analisi, bisogna avere relazioni discontinue e n on fidarsi mai di quello che scrivono. Purtroppo capita che si compra sempre lo stesso giornale e si leggono i lavori sempre delle stesse firme. L’informazione va a mio parere anche cercata. Essa non può solo essere solo quella presentata dai media.… Leggi il resto »
Forse perché lei, visto come è abituata l’Italia, per giornalisti intende un’altra cosa.
una brevissima replica. Non me ne voglia male. ma sia chiaro e senza equivoci! Io ho moltissimo rispetto dei giornalisi. Però ogni volta che mi fido delle loro analisi e non del loro quadro di cronaca s’intende capita che registro delle differenze per interpretazione non equilibrata dei dati per i quali a volte la fonte c’è e non c’è. Direttore, lieto di averla motivata.
(Felice Di Maro)
Non ha capito.