TERAMO – Secondo suicidio a Castrogno a distanza di poco più di 24 ore dal primo. Tereke Lema Alefech, badante etiope di 55 anni condannata a 18 anni per aver ucciso a sprangate nel 2010 a Teramo la collega eritrea Gabriella Baire, 62 anni, si è tolta la vita ieri mattina impiccandosi nella sua cella con un lenzuolo fissato all’inferriata della finestra. Il giorno prima si era tolto la vita Mauro Pagliaro, 44enne pescarese, sempre con un lenzuolo avvolto intorno al collo. I due suicidi hanno scatenato le proteste dei sindacati della polizia penitenziaria, che denunciano il problema del sovraffollamento del carcere (430 detenuti a fronte di 270 posti), di strutture inadeguate e della carenza di personale.

“La questione dei frequentissimi suicidi in carcere – ha affermato Donato Capece, segretario del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe – ci allarma e rinnoviamo le nostre preoccupazioni al riguardo. Ci allarma tanto più perché non vediamo provvedimenti concreti per fronteggiare questa costante e frequente criticità penitenziaria. Il triste episodio è l’ennesima dimostrazione dei drammi umani che quotidianamente si compiono nei sovraffollati penitenziari italiani”.

“A distanza di un solo giorno dal suicidio di un detenuto – ha aggiunto Giampiero Cordoni, segretario regionale del Sinappe – un donna detenuta al Reparto femminile del carcere teramano di Castrogno si è tolta la vita impiccandosi nella propria cella. L’orrore di questa sequenza di suicidi, non fa altro che confermare le drammatiche condizioni del carcere di Teramo. Questa organizzazione sindacale da tempo immemore denuncia questa situazione non più tollerabile. Sovraffollamento e carenza di Personale sono problemi di carattere nazionale e quindi di difficile soluzione. Bisogna concentrare gli sforzi su quegli interventi locali e fattibili. A Castrogno manca una osservazione e un trattamento del detenuto che vada oltre al mero valore formale. Le iniziative estemporanee messe in campo in maniera improvvisata, mancano di organicità e progettazione. Manca un percorso serio e costruttivo di trattamento del detenuto. Le diverse tipologie e il costante arrivo di detenuti con problemi psichiatrici a causa della presenza di una Psichiatra “a tempo”, hanno la necessità di un trattamento mirato e costante. Abbiamo la necessità di figure professionali specifiche che mancano o sono insufficienti. L’unica figura costantemente presente è quella della Polizia Penitenziaria che tra mille difficoltà ( doppi carichi di lavoro, turni massacranti e una gestione delle risorse non funzionale ),garantisce almeno la presenza fisica. Secondo questa O.S., non è più tempo per le mezze misure. Ci sono scelte e assunzioni di responsabilità che devono essere assunte dal Provveditorato di Pescara, dalla Direzione e dal Comandante di Teramo. Sarà cura di questa organizzazione sindacale portare sul tavolo del Ministro Severino la richiesta di interventi centrali a riguardo di queste situazioni”.

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