I 64 anni sono quelli cantati dai Beatles nella loro “When I’m Sixty-four“.

Un’età indicativa. Cosa saremo fra vent’anni. O trenta.

In parte è stato già deciso, il 2 marzo scorso, dai governanti europei e dai due governi tecnici di Italia e Grecia.

Fiscal Compact, Patto Fiscale: riduzione del 3% annuo del debito pubblico per vent’anni.

Per vent’anni.

“Lo dobbiamo fare per i nostri figli”.

Ma è così?

Io sono disposto a tanto “per i miei figli” (non sono ancora padre: intendo in senso lato, ovviamente).

Sono disposto a rinunciare a tanto, come dovrebbe un buon padre di famiglia. Giusto?

Ma rinunciare per cosa?

Leggo gli “anarco-insurrezionalisti” dell’Ocse: “Entro il 2050, la popolazione del pianeta dovrebbe crescere da 7 miliardi fino a superare oltre 9 miliardi di abitanti e l’economia mondiale dovrebbe quasi quadruplicare con una domanda crescente di energia e di risorse naturali“; “Il cambiamento climatico potrebbe accentuarsi e diventare irreversibile“; “La disponibilità di acqua dolce sarà ancora messa a dura prova“.

Trovate tutto qui: “Ocse 2050, le conseguenze dell’inazione“.

Ecco, sì, sono disposto a questi sacrifici per “i miei figli”.

Invece queste cose che dite voi, i mercati senza volto né anima e con il loro trucco globale, no.

Scusate, datemi un po’ di eroismo. Datemi almeno qualcosa per cui valga la pena soffrire. Non sono portato per la burocrazia, non ce la faccio.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 315 volte, 1 oggi)