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Bla bla bla.
Bla.

Applausi.

L’Italia, così come altri 25 (ex) Stati europei, ha dato seguito, lo scorso 30 gennaio, al cosiddetto “Fiscal compact”, che andrebbe tradotto come “Patto fiscale” (ma sarebbe già un pelino più comprensibile, e meno autoritario).

Ci occuperemo in seguito dei vari punti. Uno dei principali è l’obbligo di manovre pari annuali pari ad 1/20 del debito pubblico eccedente la quota del 60% del Pil. Per l’Italia, 45 miliardi di euro ogni anno per 20 anni (sempre che non vi sarà recessione, come nel 2012-13, altrimenti le cifre saranno maggiori).

Solo una cosa: se poi un giorno andrete a sventolare ai vostri sindaci di provincia il ditino della “mancata partecipazione” per un marciapiede, un lampione, un senso unico, ai vari Castelli, Gaspari, Lucciarini, Stracci, Merli e via discorrendo, beh, chiedetevi se Mr. Mario Monti, Berlusconi, Bersani, Casini, Il Corriere della Sera, Repubblica, RaiSet e via discorrendo vi hanno, non dico chiesto, ma almeno fatto coscienti di quello che sta avvenendo.
No, non vi hanno nemmeno tradotto il testo in italiano.
Di seguito il documento, tradotto da Antonio Sansonetti per www.blitzquotidiano.it

TRATTATO DI STABILITÀ, COORDINAZIONE E GOVERNANCE NELL’UNIONE POLITICA E MONETARIA
LE PARTI CONTRAENTI…
CONSAPEVOLI dell’obbligo per le parti contraenti, in quanto Stati membri dell’Unione Europea, di considerare le proprie politiche economiche come una questione di interesse comune;
DESIDEROSE di promuovere le condizione per una più forte crescita economica nell’Unione Europea e, a questo fine, per sviluppare una stretta coordinazione, quanto mai si è fatto prima, delle politiche economiche nell’Eurozona;
TENENDO CONTO che il bisogno dei governi di mantenere finanze pubbliche solide e sostenibili e di impedire che il deficit di un singolo Stato diventi eccessivo è di essenziale importanza per la salvaguardia della stabilità nell’Eurozona nel suo insieme e di conseguenza richiede l’introduzione di regole specifiche per affrontare questa necessità, inclusa una legge sul pareggio di bilancio e un meccanismo automatico per intervenire con azioni correttive;
CONSAPEVOLI della necessità di garantire che il loro disavanzo non superi il 3% del loro Prodotto interno lordo generato a prezzi di mercato e che il debito pubblico complessivo non superi (o sia sufficientemente in calo verso) il 60% del loro Prodotto interno lordo generato a prezzi di mercato;
RICORDANDO che le parti contraenti, in qualità di Stati membri dell’Unione Europea, dovrebbero astenersi dall’adottare qualsiasi misura che rischi di compromettere la realizzazione degli obiettivi dell’Unione nel quadro dell’unione economica, in particolare la pratica di accumulare debito al di fuori dei conti pubblici;
TENENDO PRESENTE che i capi di Stato o di governo degli Stati membri dell’Eurozona hanno stipulato un accordo il 9 dicembre 2011 per rinforzare l’architettura economica e monetaria dell’Unione sulla base dei trattati europei, e per facilitare l’attuazione delle misure da adottare sulla base degli Articoli 121, 126 e 136 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea;
TENENDO PRESENTE che l’obiettivo dei capi di Stato o di governo degli Stati membri dell’Eurozona e di altri Stati membri dell’Unione Europea rimane quello di incorporare le disposizioni di questo accordo appena possibile nei trattati su cui l’Unione europea è fondata,
ACCOGLIENDO le proposte di legge fatte il 23 novembre 2011 dalla Commissione europea per l’Eurozona, nel quadro dei Trattati europei, sul consolidamento della tutela economica e di bilancio per gli Stati membri che stanno attraversando (o che minacciano di attraversare) serie difficoltà con il rispetto della loro stabilità finanziaria, e su provvedimenti comuni per monitorare e valutare bozze di piani di rientro dal deficit e garantire la riduzione del debito eccessivo degli Stati membri,
e PRENDENDO ATTO dell’intenzione della Commissione europea di presentare, nel quadro dei Trattati dell’Unione, ulteriori proposte di legge riguardanti, in particolare:
un meccanismo di segnalazione ex-ante di piani di emissione di debito da parte degli Stati membri dell’Unione europea;
una procedura di programmi di partenariato economico che dettagli le riforme strutturali per gli Stati membri dell’eurozona che si trovino in una situazione di disavanzo eccessivo;
– una nuova procedura di coordinamento a livello dell’eurozona per grandi piani di riforma della politica economica;
ESPRIMENDO la loro disponibilità a sostenere proposte che la Commissione possa presentare per rafforzare ulteriormente il Patto di Stabilità e Crescita (detto anche Trattato di Amsterdam, del 1997, ndr) introducendo, per gli Stati membri che hanno l’euro come moneta corrente, un nuovo schema di obiettivi a medio termine in linea con i limiti stabiliti in questo Trattato,
PRESO ATTO che, in sede di revisione e monitoraggio degli impegni di bilancio ai sensi del presente Trattato, la Commissione europea agirà nel quadro delle sue competenze previste dal trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in particolare gli articoli 121, 126 e 136;
SOTTOLINEANDO in particolare che, per l’applicazione della “Regola del pareggio di bilancio” descritta all’articolo 3 di questo Trattato, questo monitoraggio sarà effettuato mediante l’istituzione di valori di riferimento specifici per i vari Paesi e di calendari di convergenza, come è più adeguato, per ciascuna parte contraente;
SOTTOLINEANDO che gli obiettivi a medio termine devono essere regolarmente aggiornati sulla base di un metodo sottoscritto da tutti, obiettivi dei quali anche i parametri principali devono essere rivisti con regolarità, tenendo conto adeguatamente dei rischi per le finanze pubbliche di debiti espliciti e impliciti, così come rappresentato dalle intenzioni del Patto di Stabilità e Crescita,
SOTTOLINEANDO che un sufficiente progresso nella direzione degli obiettivi di medio termine deve essere valutato sulla base di una stima complessiva che abbia come punto di riferimento il bilancio strutturale, inclusa un’analisi al netto delle spese di misure discrezionali di entrate, in linea con le clausole specificate nelle leggi dell’Unione europea, in particolare il regolamento comunitario numero 1466/97 del 7 Luglio 1997 sul rafforzamento della vigilanza sulle situazioni di bilancio, come rettificato nel regolamento dell’Unione europea numero 1175/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 novembre 2011 (d’ora in poi “il Patto di Stabilità e Crescita riveduto e corretto”);
SOTTOLINEANDO che il meccanismo correttivo che sta per essere introdotto dalle Parti Contraenti deve contemplare deviazioni correttive dagli obiettivi di medio termine o dai piani di rientro dal deficit, incluso il loro impatto sulle dinamiche del debito pubblico;
SOTTOLINEANDO che il rispetto dell’obbligo di trasporre la “regola del pareggio” nel sistema giuridico nazionale a livello costituzionale o equivalente dovrebbe essere sottoposto alla giurisdizione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, ai sensi dell’articolo 273 del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea;
RICORDANDO che l’articolo 260 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea dà alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea il potere di imporre il pagamento di una somma forfettaria o di una pena a uno Stato membro dell’Unione Europea che non sia riuscito a soddisfare uno di questi criteri e che la Commissione europea ha stabilito criteri per la determinazione della somma forfettaria o della pena da pagare nel quadro di quell’articolo (sempre il 260, ndr);
RICORDANDO la necessità di facilitare l’adozione delle misure previste dalla procedura dell’Unione Europea per i disavanzi eccessivi delle parti contraenti dell’eurozona il cui rapporto (pianificato o reale) fra il debito pubblico e il prodotto interno lordo superi il 3%, e contemporaneamente di rafforzare l’obiettivo di questa procedura, ovvero di incoraggiare e, se necessario, costringere gli Stati membri interessati a ridurre il deficit eventualmente identificato;
RICORDANDO la necessità per le Parti contraenti, il cui debito pubblico supera il 60% del valore di riferimento, di ridurlo ad un tasso medio di un ventesimo l’anno, come punto di riferimento;
TENENDO PRESENTE la necessità di rispettare, nell’implementazione di questo Trattato, il ruolo specifico delle parti sociali, come è riconosciuta dalle leggi o dai sistemi nazionali di ciascuna delle Parti Contraenti;
SOTTOLINEANDO che nessuna delle clausole di questo Trattato deve essere interpretata in nessuna maniera nel senso di un’alterazione delle condizioni di politica economica sotto le quali l’aiuto finanziario è stato garantito a una Parte Contraente in un programma di stabilizzazione che coinvolge l’Unione Europea, i suoi Stati membri e il Fondo Monetario Internazionale;
SOTTOLINEANDO che il funzionamento regolare dell’Unione Monetaria ed Economica rende necessario che le Parti Contraenti lavorino insieme nella direzione di una politica economica nella quale, sebbene costruita all’interno dei meccanismi di coordinamento delle politiche economiche come definite nei Trattati dell’Unione Europea, loro prendano le azioni e misure necessarie in tutti gli ambiti che sono essenziali per il buon funzionamento dell’Eurozona;
SOTTOLINEANDO, in particolare, la volontà delle Parti Contraenti di fare un utilizzo più attivo della cooperazione avanzata, come previsto dall’articolo 20 del Trattato dell’Unione Europea e dagli articoli dal 326 al 334 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, senza indebolire il mercato interno, così come fare pieno ricorso a misure specifiche per gli Stati membri che abbiano l’euro come moneta corrente sulla base dell’articolo 136 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, e di una procedura per una discussione e un coordinamento ex ante fra le Parti Contraenti che abbiano l’euro come moneta corrente su tutte le più importanti riforme di politica economica da loro pianificate, con una considerazione che metta a confronto le migliori pratiche;
RICORDANDO l’accordo dei capi di Stato o di governo degli Stati membri dell’eurozona del 26 ottobre 2011 per migliorarne la governance, compreso lo svolgimento di almeno due Euro Summit all’anno, così come l’approvazione del Patto Euro Plus da parte dei capi di Stato o di governo degli Stati membri dell’area dell’euro e di altri Stati membri della Unione Europea il 25 marzo 2011, quel Patto che identifica i punti essenziali per incentivare la concorrenza nell’Eurozona;
SOTTOLINEANDO l’importanza del Trattato che istituisce il meccanismo europeo di stabilità come elemento di una strategia globale per rafforzare l’Unione economica e monetaria e EVIDENZIANDO che l’erogazione degli aiuti nel quadro dei nuovi programmi previsti dall’European Stability Mechanism è condizionata, a partire dal 1° Marzo 2013, alla ratificazione di questo Trattato dalla Parte Contraente interessata e, non appena sia terminato il periodo di trasposizione menzionato nell’articolo 3(2), in conformità a quanto previsto nel presente Articolo,
SOTTOLINEANDO che … sono Parti contraenti che hanno l’euro come moneta corrente e che, come tali, sono vincolati dalle clausole del presente Trattato da primo giorno del mese successivo al deposito della loro ratifica se il Trattato sarà in vigore da quella data;
SOTTOLINEANDO anche che … sono Parti Contraenti che, come Stati membri dell’Unione Europea, hanno, alla data della firma del presente Trattato, una deroga o un’esenzione dalla partecipazione alla moneta unica e possono essere vincolate, fino a quando la deroga o l’esenzione non sarà abrogata, solo dalle clausole del Titolo III e IV sulla base dei quali dichiarano, depositando la loro ratifica o in una data successiva, che esse intendono essere vincolate,
HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti:
TITOLO I
PROPOSITO E CAMPO DI APPLICAZIONE
Articolo 1
1. Dal presente Trattato, le Parti Contraenti, che sono Stati membri dell’Unione europea, decidono di rafforzare i pilastri economici dell’Unione Economica e Monetaria adottando una serie di regole intese a potenziare la disciplina di bilancio tramite un’intesa fiscale e di rafforzare il coordinamento delle loro politiche economiche e di governance dell’Eurozona, in modo da sostenere la realizzazione degli obiettivi dell’Unione Europea per quanto riguarda crescita sostenibile, occupazione, concorrenza e coesione sociale.
2. Le disposizioni del presente accordo si applicano alle Parti contraenti la cui moneta è l’euro. Si possono applicare, eventualmente, ad altre parti contraenti, alle condizioni di cui all’articolo 14.
TITOLO II
COERENZA E RAPPORTO CON LA LEGGE DELL’UNIONE
Articolo 2
1. Questo accordo è applicato dalle parti contraenti in conformità con i trattati sui quali si fonda l’Unione europea, in particolare l’articolo 4 (3), del Trattato sull’Unione europea, e con il diritto dell’Unione europea, incluso il diritto procedurale ove sia richiesta l’adozione di una legislazione secondaria.
2. Le disposizioni del presente accordo si applicano in quanto compatibili con i trattati sui quali si fonda l’Unione e con il diritto dell’Unione europea. Esse non devono invadere le competenze dell’Unione sulle azioni in materia di unione economica.
TITOLO III
FISCAL COMPACT
Articolo 3
1. Le Parti Contraenti devono applicare
Le parti contraenti devono applicare le seguenti regole, in aggiunta e fatti salvi gli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione:
a) La situazione di bilancio delle amministrazioni pubbliche deve essere in pareggio o in avanzo.
b) La regola di cui al punto a) si considera rispettata se il deficit strutturale annuo della pubblica amministrazione non superi il valore di riferimento specifico per ciascun Paese, come definito dal Patto di Stabilità e Crescita riveduto e corretto, con un limite minimo di un deficit strutturale dello 0,5% sul Pil nominale. Le parti contraenti garantiscono la convergenza verso i rispettivi obiettivi di medio-termine per ciascun Paese. La tempistica per tale convergenza sarà proposta dalla Commissione tenendo conto della sostenibilità dei rischi per ogni Paese. L’avvicinamento e il raggiungimento degli obiettivi di medio termine saranno valutati sulla base di una analisi complessiva che abbia come riferimento il bilancio strutturale, inclusa una analisi della spesa al netto di introiti dovuti a misure discrezionali, in linea con quanto previsto dal Patto di Stabilità e Crescita rivisto.
c) Le Parti Contraenti possono temporaneamente deviare dai loro obiettivi di medio termine o dai piani di rientro dal deficit solo in caso di circostanze eccezionali, come specificato dal paragrafo 3.
d) Se il livello del debito è nettamente inferiore al valore di riferimento del 60% e laddove a medio termine i rischi di default per le finanze pubbliche siano bassi, il valore di riferimento per ciascun paese per il disavanzo strutturale annuo netto può assumere un valore superiore a quello di cui al punto b) e può raggiungere un deficit strutturale di almeno l’1.0% del Pil nominale.
e) Nell’eventualità che vengano ravvisati allontanamenti significativi dagli obiettivi di medio termine o dai piani per raggiungerli, deve essere innescato automaticamente un meccanismo di correzione. Il meccanismo deve includere l’obbligo per la Parte Contraente interessata di implementare misure per correggere gli allontanamenti per un periodo definito di tempo.
2. Le regole di cui al paragrafo 1 devono diventare effettive nei sistemi legislativi nazionali delle Parti Contraenti al più tardi in un anno dall’entrata in vigore del presente Trattato, introdotte in disposizioni nazionali vincolanti, preferibilmente di natura costituzionale o comunque con la garanzia di essere pienamente seguite e rispettate in tutti i procedimenti relativi al bilancio nazionale. Le Parti Contraenti devono mettere in atto a livello nazionale i meccanismi di correzione menzionati al paragrafo 1.e) sulla base dei principi concordati che saranno proposti dalla Commissione Europea, concernenti in particolare la natura l’entità delle misure correttive da prendere e la tempistica in cui dovranno essere prese, anche in caso di circostanze eccezionali, e ilo ruolo e l’indipendenza delle istituzioni responsabili di monitorare a livello nazionale l’osservanza delle regole. Questo meccanismo deve rispettare pienamente le prerogative dei parlamenti nazionali.
3. Ai fini del presente articolo, si applicano le definizioni di cui all’articolo 2 del protocollo n. 12 si applica. Inoltre, si applicano le seguenti definizioni:
“Deficit strutturale annuo della pubblica amministrazione”: si intende il netto annuo del disavanzo corretto per il ciclo al netto delle misure una tantum e temporanee;
“Circostanze economiche eccezionali”: si intende un evento inconsueto non soggetto al controllo della Parte Contraente interessata, che ha un forte impatto sulla posizione finanziaria del governo o in periodi di grave crisi economica come previsto nel Patto rivisto di Stabilità e Crescita, premesso che la temporanea deviazione della Parte Contraente interessata non metta a rischio la sostenibilità finanziaria nel medio termine.
Articolo 4
Quando il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo supera il valore di riferimento del 60% di cui all’articolo 1 del Protocollo n. 12, le Parti contraenti si impegnano a ridurlo ad un tasso medio di un ventesimo l’anno come punto di riferimento, come previsto dall’articolo 2 del regolamento del Consiglio numero 1467/97 del 7 Luglio 1997 per velocizzare e chiarire l’implementazione di procedure per deficit eccessivo, come precisato dal regolamento del Consiglio numero 1177/2011 dell’8 Novembre 2011
Articolo 5
1. Le Parti Contraenti che sono soggette a procedura per deficit eccessivo secondo i Trattati dell’Unione Europea, mettono in atto il programma per una partnership di bilancio ed economica con valore vincolante, contenente una descrizione dettagliata delle riforme strutturali da mettere in atto e implementare per garantire una correzione efficace e durevole dei disavanzi eccessivi. Il contenuto e il formato di tali programmi devono essere definiti dal diritto dell’Unione Europea. La loro presentazione alla Commissione e al Consiglio europei per l’approvazione e il loro monitoraggio deve avvenire nel contesto delle procedure di vigilanza esistenti del Patto di Stabilità e Crescita.
2. L’implementazione del programma, e le previsioni annuali di bilancio in cui consiste, devono essere monitorate dalla Commissione e dal Consiglio europeo.
Articolo 6
Nell’ottica di coordinare meglio la pianificazione delle emissioni di debito nazionale, le Parti Contraenti devono fare rapporto ex ante alla Commissione e al Consiglio europeo dei loro piani di emissione di debito.
Articolo 7
Nel pieno rispetto degli obblighi procedurali dei trattati dell’Unione, le Parti contraenti la cui moneta è l’euro si impegnano a sostenere le proposte o raccomandazioni espresse dalla Commissione europea, qualora sia individuato dalla Commissione europea uno Stato membro (la cui moneta è l’euro) che sia in contrasto con del tetto del 3% nel quadro di una procedura per disavanzo eccessivo, a meno che una maggioranza qualificata delle parti contraenti non esprima opinione contraria. La maggioranza qualificata è definita per analogia con le pertinenti disposizioni contenute nei Trattati dell’Unione Europea senza tenere conto della posizione della Parte contraente interessata, se si oppone alla decisione proposta o se invece la consiglia.
Articolo 8
1. La Commissione europea è invitata a presentare a tempo debito alle Parti Contraenti un rapporto sulle misure adottate da ciascuna di esse in conformità all’Articolo 3(2). Se la Commissione europea, dopo aver dato alla Parte Contraente interessata l’opportunità di sottoporre le sue osservazioni, conclude nel suo rapporto che una Parte Contraente non ha osservato le norme dell’Articolo 3(2), il caso sarà portato davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione europea da una o più Parti Contraenti. Nel caso in cui una Parte Contraente ritenga, indipendentemente dal rapporto della Commissione europea, che un’altra Parte Contraente non abbia osservato le norme dell’Articolo 3(2), può essa stessa da sola portare il caso davanti alla Corte di Giustizia. In entrambi i casi, il verdetto della Corte di Giustizia deve essere vincolante per le parti sotto processo, che devono prendere le misure necessarie per conformarsi a quanto stabilito dal verdetto in uno spazio di tempo che sarà deciso dalla Corte.
2. Se, sulla base delle sue valutazioni o di una valutazione della Commissione Europea, una Parte Contraente ritenga che un’altra Parte Contraente non abbia preso le misure necessarie per mettersi in regola con il verdetto della Corte di Giustizia a cui si fa riferimento nel paragrafo 1, questa può portare il caso alla Corte di Giustizia e richiedere l’imposizione di sanzioni finanziarie secondo i criteri stabiliti dalla Commissione nel quadro dell’Articolo 260 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea. Se la Corte trova che la Parte Contraente interessata non si sia conformata al suo verdetto, può imporre ad essa il pagamento di una somma forfettaria o di una pena adeguata alle circostanze e che comunque non può superare lo 0,1% del suo prodotto interno lordo. L’importo imposto a una Parte Contraente la cui moneta è l’euro deve essere pagabile all’European Stability Mechanism (il Fondo Salva Stati, ndr). In altri casi, i pagamenti devono essere indirizzati al bilancio dell’Unione europea.
3. Il presente Articolo costituisce un accordo speciale fra le Parti Contraenti nell’accezione dell’Articolo 273 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea.
TITOLO V
GOVERNANCE DELL’EUROZONA
Articolo 12
1. I capi di Stato o di governo delle parti contraenti la cui moneta è l’euro e il presidente del Parlamento europeo Commissione si riuniscono a titolo informale alle riunioni dell’Euro Summit. Il presidente della Banca centrale europea è invitato a prendere parte a tali riunioni. Il Presidente dell’Euro Summit è nominato dai partecipanti alla riunione a maggioranza semplice; al tempo stesso il Consiglio europeo elegge il suo presidente e per lo stesso periodo del mandato.
2. Gli incontri dell’Euro Summit si terranno, se necessario e comunque almeno due volte l’anno, per discutere questioni attinenti alle responsabilità specifiche da parte degli Stati membri, relativamente alla moneta unica; altre questioni relative alla governance dell’Eurozona; le regole che si applicano ad essa, e in particolare orientamenti strategici per la conduzione delle politiche economiche e per una maggiore competitività e una maggiore convergenza nell’Eurozona.
3. Gli incontri dell’Euro Summit sono preparati dal Presidente dell’Euro Summit in stretta collaborazione con il Presidente della Commissione Europea. L’organismo incaricato dell’organizzazione e del controllo degli incontri dell’Euro Summit deve essere l’Eurogruppo e il suo presidente. Gli incontri successivi sono garantiti allo stesso modo.
4. Il Presidente del Parlamento Europeo può essere invitato per essere ascoltato. Il Presidente deve fare rapporto al Parlamento europeo dopo ognuno degli incontri dell’Euro Summit.
5. Il Presidente dell’Euro Summit deve tiene costantemente informate le Parti Contraenti la cui moneta non è l’euro e gli altri Stati membri dell’Unione europea a proposito dell’organizzazione e dei risultati dell’Euro Summit.
6. Per discutere specifiche questioni riguardanti l’implementazione del presente Trattato, il Presidente dell’Euro Summit inviterà, quando sia il caso e comunque minimo una volta all’anno, a un incontro dell’Euro Summit i Capi di Stato o di Governo delle Parti Contraenti, a parte quelle la cui moneta è l’euro, che hanno ratificato il presente Trattato.
Articolo 13
Come previsto dal Titolo II del Protocollo (numero 1) sul ruolo dei Parlamenti nazionali nell’Unione Europea annessi ai Trattati dell’Unione Europea, il Parlamento Europeo e i Parlamenti nazionali delle Parti Contraenti devono determinare insieme l’organizzazione e la promozione di una conferenza dei rappresentanti delle commissioni pertinenti dei Parlamenti nazionali e i rappresentanti delle commissioni pertinenti del Parlamento Europeo per discutere delle politiche di bilancio e di altre questioni affrontate nel presente Trattato.
TITOLO VI
DISPOSIZIONI GENERALI E FINALI
Articolo 14
1. Il presente accordo è ratificato dalle parti contraenti conformemente alle loro rispettive norme costituzionali. Gli strumenti di ratifica saranno depositati presso il Segretariato generale del Consiglio dell’Unione europea.
2. Il presente accordo entra in vigore dal 1° Gennaio 2013, a patto che la dodicesima Parte Contraente la cui moneta è l’euro abbia depositato la sua ratifica, oppure dal primo giorno del mese successivo al deposito della dodicesima ratifica da parte delle Parti Contraenti (la cui moneta è l’euro), qualunque sia la prima.
3. Il presente accordo si applica a decorrere dalla data di entrata in vigore tra le Parti contraenti (la cui moneta è l’euro) e che l’hanno ratificata. Esso si applica alle parti contraenti (la cui moneta è l’euro) a partire dal primo giorno del mese successivo al deposito della ratifica.
4. In deroga al paragrafo 3, Articolo 12 del presente accordo, si può applicare a tutte le Parti contraenti la cui moneta è l’euro a partire dalla data di entrata in vigore dell’accordo.
5. Questo accordo si applica alle parti contraenti che l’hanno ratificato, con una deroga di cui all’articolo 139 (1), del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, o con una deroga come definita nel protocollo n. 16 su talune disposizioni relative alla Danimarca (allegata ai trattati dell’Unione), dal giorno in cui la decisione di abrogare la deroga o esenzione ha effetto, a meno che la Parte contraente interessata dichiari l’intenzione di essere vincolato ad un prima data da tutte o parte delle disposizioni di cui ai titoli III e IV del presente accordo.

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