SAN BENEDETTO DEL TRONTO – E vissero tutti divisi e contenti. Neanche la visita alla centrale di Minerbio appiana le frizioni e i diversi pareri della Commissione comunale costituita per la vicenda della centrale di stoccaggio gas.

Ad ogni modo l’assessore Spadoni si incarica di ricostruire gli argomenti utili relativi alla giornata di mercoledì 14 marzo: “Ci sono delle somiglianze e delle differenze: la zona è meno urbanizzata, è gestita dalla società Stogit-Eni, il sito è cinque volte superiore a quello pensato per San Benedetto. Lo stoccaggio non ha creato alcun problema negli ultimi 40 anni, come ci ha detto il sindaco, e abbiamo scoperto, anche con mia sorpresa, che la torcia non getta nell’aria alcuna fiamma”.

Spadoni però fa notare come la Stogit abbia “con il comune di Minerbio un rapporto di comunicazione franco e trasparente, mentre con la Gas Plus non riusciamo neanche ad incontrarci e a stabilire un contatto, la qual cosa ci rammarica molto”.

Giuseppe Cappelli, coordinatore della commissione, invita a “sollevarci dal provincialismo, abbiamo superato la fase del catastrofismo e dobbiamo restare sul pezzo, basandoci su informazioni scientifiche”. Innanzitutto Cappelli fa notare come “ci siano identiche strutture geologiche, mentre a Minerbio ci sono 51 pozzi, rispetto ai 6 che sarebbero qui a San Benedetto, anche se l’area di lavorazione del gas è stata poi spostata fuori dal centro cittadino. Però i pozzi sono rimasti dove erano, uno a 10 metri da una casa. Sappiamo che le situazioni sono diverse, ma ci siamo recati a Minerbio consapevoli proprio per avere ulteriori elementi di riflessione”. E aggiunge: “Basta a creare mostri fantasiosi, l’unico incidente registrato negli Stati Uniti riguarda un deposito su uno stoccaggio speciale, non convenzionale e sicuro come quelli italiani. In Germania e Francia usano fare stoccaggi nei siti esauriti salini e negli acquiferi, addirittura”.

Parole che però non convincono altri membri della commissione ormai ai ferri corti con Cappelli e l’ala potremmo definire più “scientista” della commissione. “Hanno visto un altro film”, dicono Elio Core e Luciano Calabresi dei comitati di quartiere e Pino Marucci di Fli.

I quartieri, attraverso Core e Calabresi ribadiscono “l’assoluta contrarietà alla centrale di stoccaggio”; Calabresi dice “tanto qui a San Benedetto non si farà mai”, Core aggiunge che “a Minerbio abbiamo visto campagna sparsa attorno alla centrale ma la Stogit ha confermato che i rumori si propagano, durante la costruzione, fino a 600 metri”. Tino Zazzetta dubita che “la centrale sia effettivamente un grave pericolo e abbia ripercussioni sul turismo” anche se lamenta l’impatto “urbanistico, perché due ettari di terreno a San Benedetto hanno il loro valore sociale”.

“Per noi non fanno riferimento le parole della Stogit a Minerbio ma le criticità sollevate da Terre.it in merito al progetto della Gas Plus” continua Core, facendo però ribattere all’assessore Spadoni che “fino al giorno prima eravate in prima fila a criticare il Comune per l’incarico a Terre.it”.

Marucci invece afferma “che la visita ha accresciuto le mie perplessità. Ad ogni modo facciamo riferimento al lavoro di Terre.it che attende ancora riscontri”.

Riguardo al nostro articolo “L’altra Minerbio del gas: inquietudini, contestazioni, richieste di risarcimento” dove abbiamo linkato e citato documenti giornalistici e di blog minerbiesi relativi alle polemiche dei cittadini contro la Stogit, Cappelli ha precisato che le ispezioni eseguite dalla Stogit sono sempre necessarie per studiare la conformazione del territorio, e nel caso “chiederemmo a Gas Plus di eseguirle prima e non durante l’esercizio, per garantire la massima sicurezza”.

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