SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Non dimentica certo le proprie radici, che anzi sono la principale ispirazione per Silvia Ballestra, scrittrice sambenedettese ma da anni residente a Milano. Stavolta la Ballestra torna con una biografia, “Le colline di fronte (un viaggio intorno alla vita di Tullio Pericoli)” (Rizzoli, 254 pagine, 18 euro). Pericoli è conterraneo della Ballestra, o quasi (è nato a Colli del Tronto nel 1936 e anche lui vive a Milano), uomo che è tante cose insieme per cui non sbagliamo se ci affidiamo alla quarta di copertina che lo definisce così: “Uno dei maggiori artisti italiani“.

Dopo il suo ultimo romanzo, da me molto amato, “I giorni della rotonda“, sfoglio subito Le colline di fronte, navigo nella consistenza delle 254 pagine: trovo ricchezza di citazioni, molti riferimenti giornalistici o letterari o frutto del ricordo di Pericoli. Mi getto a questo punto sulla prima pagina: “Cosa doveva essere il Piceno (…). Una specie di Eden“.

L’Eden di Colli del Tronto prima della guerra è un baleno di splendori che avvolge l’infanzia di Pericoli, forse gli stessi che abbiamo sentito dai racconti dei più anziani, scintillati per un po’ anche in chi, adulto oggi, ne conserva qualche bagliore nei ricordi di bambino. C’è qualcosa che mi ha catturato e che va catturato in queste prime pagine, la curiosità divora righe su righe.

Così si parte, e l’avvio della biografia è folgorante; una biografia che è anche un avvincente romanzo di formazione che lascia ben immaginare le Italie descritte benissimo dai film del dopoguerra, prima neorealistici e poi del boom. Pericoli attraversa queste Italie a tratti come se fosse una invisibile voce narrante: l’infanzia di Colli, il padre Ettore severo quasi quanto un conte Monaldo (struggente però, in punto di morte, l’abbraccio col figlio), la passione spontanea e irrefrenabile per il disegno, il liceo Stabili ad Ascoli, i maestri, le prime prove, gli studi di legge indigesti, l’approdo al Messaggero di Carlo Paci, il successo immediato nella Ascoli “retriva” del dopoguerra, la prima mostra a Palazzo dei Capitani.

Silvia Ballestra attraverso le vicende della vita di Pericoli racconta il corso della nostra storia, e le mille luci di quella Milano s’addensano nel percorso di Tullio: e qui forse c’è una delle sottotracce principali del libro – oltre, chiaramente, alla biografia del protagonista – ricalcabile certamente dal comune percorso di entrambi (dal Piceno a Milano, a trentacinque anni di distanza l’uno dall’altra); ma più che individuale, il conto è chiaramente generazionale. Colpisce infatti quel che accade a Pericoli perché sembra impossibile possa accadere ad un giovane di oggi, magari ugualmente dotato, arricchito di titoli universitari, master, stage e umiliante e infinita gavetta.

Sembra un film davvero: ecco che una sconosciuta giornalista americana piomba improvvisamente nel suo studio, una stanzetta interna alla redazione del “Messaggero”, e gli dice che “lei non deve stare qua, lei deve andare via, qui è sprecato”. Tullio le dà retta, prende la corriera, va a Roma, una, due volte, spedisce un suo disegno a Zavattini che lo riceve e senza pensarci un secondo in più quasi gli ordina di lasciar perdere Roma e “andare a Milano, meglio un avvocato in meno e un artista in più.

L’avventura diviene febbrile e quasi picaresca, si sente e si apprezza la mano di narratrice della Ballestra: Pericoli e la Milano de “Il Giorno” di Mattei e l’Eni, Giorgio Bocca, Italo Pietra, il gonzo journalism di Fusco, le nottate, le prime strisce, il successo.

Un’Italia irriconoscibile e incredibile per un ventenne, un trentenne e un quarantenne d’oggi. Trovo conferma del mio stupore nel “breve retroscena” finale nel quale la scrittrice rivela le coordinate che hanno condotto alla stesura della biografia e riporta proprio questa esatta intuizione, un tratto molto forte del libro: “Sapere che un giorno è stato possibile vivere, e bene, di certi mestieri – lo scrittore, il pittore, il disegnatore, il giornalista eccetera – è, secondo me, molto importante“.

Pericoli disegna e attorno a lui scorre l’Italia degli anni Sessanta e Settanta e ci si appiglia, nella pagina come nelle sue opere, in vividi e pastellati scorci di Umberto Eco, Eugenio Montale, Italo Calvino, Andrea Zanzotto, gli sfortunati Lucio Mastronardi e Luciano Bianciardi, ognuno che entra ed esce nella narrazione della Ballestra con il proprio carico di umanità e riferimenti culturali. E poi tanti altri; il rapporto con Emanuele Pirella, i lavori per “Il Giorno”, “Il Corriere della Sera”, “L’Espresso”, “Linus”, la Galleria Marconi, Livio Garzanti, la Fulvia, “la Repubblica”, l’Isola di Robinson Crusoe, il Presidente della Repubblica Leone. Continua la carrellata anche sociologica di quell’Italia: il ’68, gli anni di piombo. Poi arrivano la televisione commerciale, il craxismo, gli anni Ottanta “che sarebbero durati in verità un trentennio”, fino ai giorni nostri lascia intendere l’autrice.

Qui avviene qualcosa nella società italiana e Pericoli ne dà conto. E qui, i nostri 20/30/40enni, si soffermeranno sicuramente con tristezza, nel cercar di capire cosa è cambiato. Nelle pagine 148 e 149 leggiamo: “La selezione dei nomi per una mostra veniva fatta non in base alla qualità ma alle relazioni di potere“, spiega l’artista, e ancora: “Ho visto il mercato delle idee, dei principi, movimenti creati a tavolino, tendenze pianificate a fini speculativi“. Gli identici rapporti di potere, gerarchie, protezioni partitiche o pseudo-familistiche che sono stati la nostra vita. Altro che Zavattini, che rispose a Pericoli dopo appena tre giorni indirizzando il futuro di quel giovane ascolano verso Milano, solo per il piacere d’aiutarlo.

Ecco allora che il “romanzo” su Pericoli, mentre si avventura nella maturità dei suoi anni, vira: abbandona lo scintillio della formazione iniziale e diviene intimistico, esplora lo sviluppo ulteriore dell’artista lasciandone da parte un paese non più raccontabile con lo splendore precedente, pur nei suoi momenti più tragici.

Restano le colline di fronte da disegnare, il ritorno, e qui ci addentriamo meno, perché se questa biografia è un po’ anche un romanzo, il finale non va svelato del tutto.

La biografia sarà presentata il 28 dicembre prima alla libreria La Rinascita di Ascoli Piceno, alle ore 18, con la presenza sia di Tullio Pericoli che di Silvia Ballestra e, per relatori, Stefano Papetti e Antonio Gnoli. Alle 21 invece appuntamento all’auditorium di San Benedetto del Tronto; presenta Maurizio Capponi insieme a Maurizio Compagnoni. In sala sarà presente Tullio Pericoli.

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