CORROPOLI – Grande partecipazione di pubblico al convegno sugli scavi effettuati a Corropoli nel sito archeologico di Ripoli, uno degli insediamenti più importanti del neolitico, databile tra il 4680 e il 4150 a.c e le cui influenze culturali si diffusero in buona parte dell’Italia centrale. All’incontro, tenutosi ieri sera presso la sala polifunzionale del museo di Ripoli, erano presenti il sindaco di Corropoli Umberto D’Annuntiis,  Maurilio Migliorati dell’associazione Italico Onlus e il soprintendente per i Beni Archeologici dell’Abruzzo Andrea Pessina, che ha illustrato i risultati della campagna di scavo. Presenti in sala tra il numeroso pubblico amministratori e rappresentanti di istituzioni e associazioni dei Comuni della Val Vibrata.

La scoperta dell’insediamento, situato su un terrazzo fluviale a sinistra del Vibrata, risale al 1867 per opera del medico Concezio Rosa, che effettuò i primi scavi riportando alla luce moltissimi reperti. Successivamente la storia di Ripoli passa per campagne di scavo discontinue (nel 1910, nel 1914, negli anni ’60 per terminare con l’ultima nel 1970) ma che hanno riportato alla luce un insediamento abitativo composto da una ventina di capanne e una necropoli con 11 sepolture.

I lavori effettuati quest’estate con la collaborazione dell’Università di Chieti e sotto la supervisione della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo, hanno nuovamente acceso i riflettori sul villaggio neolitico dopo una pausa di oltre quarant’anni. Gli scavi, in programma per sole quattro settimane, sono poi ulteriormente proseguiti per il rinvenimento di una struttura di notevole interesse che ha restituito numerose ceramiche dipinte riferibili alla fase antica della cultura di Ripoli. Sono state anche ricostruite tracce di una frequentazione neolitica più tarda, sempre nell’ambito della cultura di Ripoli. Il sito ha restituito una miriade di reperti: ceramiche dipinte nel classico stile di Ripoli, ceramiche d’impasto, strumenti in selce ed ossidiana, oltre ad una statuetta.

Ma c’è di più. Il terreno ha restituito anche industrie in selce scheggiata, manufatti in osso, resti di pasto dei primi gruppi di cacciatori-raccoglitori d’Abruzzo che hanno rivelato come nella zona sia presente un’ampia paleo superficie riferibile alla fase antica del Mesolitico (8500 a.c), frequentata prima dell’arrivo delle comunità neolitiche. Si tratta infatti dei resti di un grande accampamento di cacciatori che sembra ancora in ottimo stato di conservazione.

Le attività di scavo riprenderanno anche a novembre, mentre i reperti finora rivenuti si trovano presso la Soprintendenza dei Beni Archeologici d’Abruzzo per le operazioni di pulitura, catalogazione e restauro. E’ possibile che già a primavera venga allestita una prima mostra della “Cultura di Ripoli” presso il museo archeologico, all’interno del palazzo ubicato in prossimità del sito. Una struttura realizzata in funzione della promozione e valorizzazione dell’area archeologica, e che, oltre ad accogliere il futuro museo, prevede anche locali da utilizzare per un centro di ricerca scientifica, in base ad un progetto che coinvolgerà anche Provincia e Regione.

L’intento è quello di fare di Ripoli un’area di ricerca scientifica e di e formazione sul campo, allo stesso tempo aperta ad accogliere gli alunni delle scuole, i cittadini e i turisti attraverso attività di archeologia sperimentale, l’organizzazione di convegni, mostre ed altre iniziative e divulgative. Già nel corso dell’estate infatti, mentre gli archeologi erano al lavoro, si è registrato un forte interesse da parte di cittadini, di turisti e del mondo della scuola che chiedevano informazioni sul sito: per questo motivo è stata organizzata un’apposita visita guidata.

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