Da Espresso Rossoblu 1091

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Al fischio finale della gara di serie A Cesena-Roma 0-1, il cronista così riesaminava oggi l’intera gara: il calcio è fatto di gol ma anche di crudeltà. Oggi al Riviera delle Palme, prima sconfitta dopo il restyling, è successo molto di più: una gara che poteva tranquillamente finire 6 a 2 senza rammarico per gli ospiti, si è conclusa con uno 0-1 che non rispecchia assolutamente i valori in campo. Nè il risultato finale può modificare radicalmente il giudizio sui protagonisti. E’ vero. Ma è anche vero, perlomeno secondo il sottoscritto, che nulla viene per caso.

La prima cosa che viene in mente in circostanze simili è: ma che peccato abbiamo commesso? Siccome però la parola “peccato” è troppo grande, specialmente per un gioco, io ritengo che la gara odierna possa essere ritenuta la rappresentazione finale di un film… quando, come spesso accade, tutti i nodi vengono al pettine. Da saper leggere tra le righe e carpirne l’importantissimo messaggio. Mi spiego.
Il presidente Sergio Spina, convinto a ragione di aver allestito una “rosa” da promozione, è stato poi poco lucido negli interventi correttivi, per via di una partenza falsa (Palladini), alla quale se ne sono sommate altre due (Giudici e Boccolini).

Ha pensato che era tutta questione di “manico” e, da grande persona democratica qual è ha rinforzato la “rosa” e ritenuto semplicemente che bastava cambiare il trainer. Ma senza dargli (o chi per lui) quelle “indicazioni” che, a questo punto (almeno da un paio di mesi) sembravano necessarie. Ha lasciato lai tecnici (specialmente a Boccolini che era all’oscuro delle vicende rossoblu) una libertà di azione eccessiva, anche di fronte a problematiche evidentissime e tuttora irrisolte. La gara di oggi, appunto come succede nei film, le ha messe in evidenza con fatti all’apparenza incomprensibili ma, secondo me, molto indicativi.

Non c’è più sordo di chi non vuole sentire, per cui alle inascoltate parole della critica (stavolta abbastanza univoca) hanno preso il posto i novanta minuti di oggi (magari fra qualche tempo ringrazieremo Moschini e il suo Fossombrone). Una gara nella quale è stato dimostrato (Spina e Spadoni però lo sapevano già) che, da metà campo in su, la Samb è un’ottima squadra, da primissimi posti, dalla cintola in giù, invece, una squadra da play out.

Ho visto oggi un ispiratissimo Di Vicino, centrocampisti pronti a mordere l’avversario pressandolo continuamente, attaccanti in grado di farsi trovare in zona gol con grande facilità. La Samb non è andata in gol per una sfortuna “disumana” che ha preso le sembianze del portiere avversario, un 25enne (a portieri capovolti, dice qualcuno…) che, dopo i gol salvati, non credeva ai suoi occhi. Perché stavolta le sembianze di un portiere e non magari di un altro arbitro “nemico”? Perché proprio la carenza in questo delicato ruolo ha fatto perdere alla formazione rossoblu punti e fiducia.

Sì, ma addirittura un gol al 93’ è stato troppo. No, perchè il film non era ancora finito e la rappresentazione odierna doveva dimostrare totalmente che, dopo il palo del loro centravanti, dopo un rigore più possibile che sospetto in appena due incursioni ospiti, per chiudere il cerchio mancava un’altra (l’ennesima) colossale incertezza dell’intera difesa, alla quale hanno contributo difensori esperti (Mengo e Porpora) ma anche la mancanza di un uomo tra i pali che, in casi del genere, si fa sentire con la voce e magari senza restare “muto” sulla linea di porta.

“The end” quindi ma anche, mi auguro, l’inizio di una nuova storia dopo una lezione… cinematografica che non può più restare inascoltata. E’ giunta l’ora che il presidente… scenda in campo (che Spadoni non abbia inserito, nella “rosa” consegnata a Spina e Bartolomei, una difesa decente mi sembra inverosimile. Se così fosse la sua bocciatura sarebbe naturale). Se lo farà, da mercoledì prossimo con il Cesenatico in poi, prevedo (da facilissimo profeta) una serie di vittorie che è nelle possibilità dell’organico. Ai poster l’ardua sentenza.

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