SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Metto pubblicamente a disposizione il mio sito web, i miei server, i miei nomi a dominio e qualsiasi altra cosa utile per mantenere in vita e in attività Wikileaks così che possa continuare a rendere noti i crimini che segretamente sono stati commessi e perpetrati a nostro nome e con i soldi delle nostre tasse”: lo scrive il regista Michael Moore sulle pagine del suo sito Internet il 14 dicembre dichiarando anche di avere inviato 20 mila dollari per contribuire al pagamento della cauzione di Julian Assange.

Il giornalista australiano, a capo dell’organizzazione che sta facendo tremare i governi di tutto il mondo, è stato infatti imprigionato a Londra lo scorso 7 dicembre su richiesta della polizia svedese che lo accusa di avere commesso reati a sfondo sessuale a danno di due donne (si tratta di sesso senza preservativo, in almeno uno dei due casi sesso con rottura del preservativo durante il rapporto). Il 14 dicembre il giudice Howard Riddle ha decretato che Assange sarebbe potuto uscire versando una cauzione di 280 mila euro (230 mila di sicurezza e 50 mila in fidejussione da parte di due persone), avrebbe però dovuto indossare un segnalatore elettronico al polso, vivere presso una struttura legalmente riconosciuta, presentarsi tutte le sere alla polizia e coprifuoco alle 10 di sera. Secondo indiscrezioni quest’ultima restrizione sarebbe stata imposta per impedire la partecipazione alle trasmissioni televisive più seguite della prima serata.

Tuttavia, in attesa dell’appello che deve necessariamente essere presentato entro 48 ore dalla decisione della corte, Assange rimane ancora in custodia cautelare. Il procuratore Gemma Lindfield, in rappresentanza dello Stato svedese, ha infatti dichiarato di voler ricorrere contro la decisione che permette all’accusato di uscire su cauzione. La successiva udienza è comunque fissata per il 16 gennaio 2011.

Il cineasta americano da sempre attivo  contro la globalizzazione, le multinazionali, il sistema sanitario statunitense, l’ex presidente George W. Bush e soprattutto contro la guerra in Iraq ha aggiunto proprio a proposito di quest’ultima: “Forse la prossima guerra non sarà così facile perché le carte in tavola sono cambiate: ora siamo noi il Grande Fratello che scruta i potenti. Riflettiamo su quanto diverso poteva essere il mondo se Wikileaks ci fosse stata dieci anni fa”.

Come Michael Moore moltissimi altri sostenitori (ad esempio i registi Ken Loach e John Pilger) hanno messo a disposizione ingenti somme di denaro: ad oggi, a detta degli avvocati di Assange, sarebbero stati raccolti più di 280 mila euro, nonostante i blocchi esercitati da Visa, Mastercard e Paypal.

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