SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Riponiamo grandi speranze nelle potenzialità delle cellule staminali, speranze per la nostra salute e quella dei nostri figli. Lo scorso 8 dicembre, gli scienziati giapponesi dell’Università di Keio, a Tokyo, hanno documentato gli ultimi brillanti risultati ottenuti nella cura di paralisi di una piccola scimmia attraverso l’utilizzo delle staminali.

Hideyuki Okano, capo della squadra di ricercatori presso la più antica università del Giappone, spiega di aver iniettato nel corpo di una scimmietta uistitì, immobilizzata dal collo in giù, delle cellule staminali pluripotenti indotte (Ips) che vengono ottenute in modo artificiale da una cellula somatica adulta. Il trattamento è stato eseguito appena nove giorni dopo l’infortunio e i primi risultati incoraggianti si sono verificati dopo appena tre settimane: l’animaletto riprendeva a muovere gli arti.

Gli scienziati hanno osservato, dopo sei settimane, una ripresa quasi totale della mobilità del primate che, fortunatamente, ha ricominciato a saltellare e ad aggrapparsi. Il gruppo di Okano aveva precedentemente ottenuto altrettanto promettenti risultati su un topo che aveva riacquistato la capacità di deambulare.

Questi studi rappresentano nuove conferme nelle conquiste medico-scientifiche che vengono ogni giorno effettuate grazie all’impiego delle cellule staminali e proiettano concrete speranze per milioni di esseri umani vittime di incidenti o colpiti da malattia. Talora gli esperimenti subiscono delle battute di arresto per via delle implicazioni morali e religiose che l’utilizzo delle cellule embrionali rivela. Ovunque, Italia compresa, la ricerca su queste cellule è controversa poiché, per ottenerne alcune  in grado di svilupparsi nella maggior parte dei tessuti del corpo, vengono distrutti degli embrioni. Il dibattito sugli aspetti etici è tuttora aperto e acceso soprattutto sulle tempistiche che qualificano l’embrione umano come essere vivente e dunque meritevole di tutela.

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