ROMA – A margine dell’Internet governance forum Italia 2010 in programma a Roma il 29 e 30 novembre, abbiamo intervistato Markus Kummer coordinatore esecutivo del segretariato Onu per l’Internet governance forum, Stefano Trumpy presidente della Società italiana Internet (Isoc) e Vittorio Bertola di NNSquad chiedendo loro di esprimersi su come i meccanismi di formazione delle decisioni dell’Internet governance forum internazionale, seguendo il modello cosiddetto bottom-up cioè dal basso verso l’alto, dalla base verso i vertici, impattino i fenomeni veloci e dinamici della Rete come Wikileaks.

Markus Kummer ha dichiarato che “molti fenomeni associati ad Internet sono al di fuori della legislazione esistente ed occorre fare una analisi se esista una legislazione per regolamentarli. Sembra che quello che fa Wikileaks sia contro la legislazione in vigore negli Stati Uniti d’America, così come in molti altri Paesi del mondo. Non c’è bisogno in questo caso di leggi nuove: Internet ha accelerato e facilitato questo fenomeno”.

“Nell’Igf  – continua Kummer – il sentimento prevalente è che si debba cooperare, capire quale sia il metodo migliore per affrontare questi fenomeni, ma è chiaro che chi fa le cose contro la legge è sempre un passo avanti, è più veloce della legge. Sul fatto che ci sia libertà sulla Rete e che in nome di essa si possa consentire ciò che fa Wikileaks c’è un dibattito aperto. Internet ha la capacità di far modificare le legislazioni, basti pensare all’esistenza del Partito dei Pirati (nato in Svezia e presentatosi alle elezioni europee del 2009, ndr). Abbiamo una nuova generazione nata e cresciuta con Internet che si comporta diversamente dalla precedenti e le legislazioni vigenti non sono ancora pronte per recepire tutto questo. Se un partito è contro il sistema e prende il 5%, come il partito svedese del quale parlavo, occorre tenerne conto seppure sia minoritario. E ovviamente anche questi portatori di interessi possono esprimere la loro voce all’interno di Igf”.

Stefano Trumpy della Isoc afferma che “il fenomeno Wikileaks è controverso: per alcuni ha una connotazione del tutto negativa, per altri, sostenitori della libertà a tutti i costi, ha invece un valore positivo, un caso di libertà di opinione che deve essere promossa sulla Rete. Un sistema dove ci sono interessi contrastanti a seconda dei portatori di interessi che sono da una parte quelli di natura prettamente economica (e quindi i fornitori di servizi), dall’altra la comunità che vorrebbe una Internet gratuita e aperta a tutti. Poi ci sono i governi che vogliono limitare la libertà di informazione per vari motivi: sicurezza, antiterrorismo, pedopornografia”.

Tornando a Wikileaks, Trumpy aggiunge: “E’ un sistema che replica delle  informazioni che sono state raccolte furtivamente. Ora, Internet è transnazionale per sua natura e ogni Stato decide cosa sia legale e cosa no. Contemporaneamente non esiste una legislazione sovranazionale che possa trovare tutti d’accordo su come si gestisca Internet. Nelle buone pratiche ci dovrebbe essere una previsione a proposito della proprietà dei dati e della pubblicabilità di essi. L’obiettivo è quello di poter animare un movimento in grado di ispirare una legislazione condivisa da tutti. In questo caso l’Igf aiuta, seppure preveda un processo lento”.

Vittorio Bertola ribadisce: “La Rete si evolve sempre più velocemente rispetto a qualsiasi consesso come Igf e dunque è sempre complicato per gli Stati stare dietro con la legislazione alle modifiche che la tecnologia richiede. Nel forum si dovrebbero incontrare la parte governativa, i parlamentari, la politica in genere, le aziende, gli utenti, i tecnici, la società civile, proprio perché chi non è politico può agire in modo più rapido. Ad esempio regolare Facebook per legge sarebbe un processo complicato, ma se invece fosse tutta la comunità a dire a Facebook cosa modificare si riscontrerebbe una risposta più celere. Purtroppo Igf non prende decisioni, ma contribuisce a sensibilizzare, a far incontrare le persone, a farle parlare tra loro, anche fosse nei corridoi. Questo probabilmente è il lato più importante per il raggiungimento del consenso su specifici temi come ad esempio una regolamentazione specifica e condivisa per affrontare fenomeni come Wikileaks”.

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