SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Massimo Ciancimino, il suo libro “Don Vito” scritto con il giornalista Francesco La Licata, retroscena e misteri di una stagione come quella delle stragi di mafia. Venerdì sera il folto pubblico dell’auditorium comunale ha avuto una rara occasione di confrontarsi e informarsi su questi temi, direttamente dalla viva voce di testimoni e analisti.

Durante l’iniziativa, organizzata meritoriamente dal circolo locale dei Vendoliani di Sinistra Ecologia e Libertà, Ciancimino figlio ha avuto modo di esprimere le sue posizioni, i suoi ricordi, la sua fiducia nella magistratura che lo sta ascoltando da mesi in tre Procure diverse.

Ciancimino non è un personaggio che gode di giudizi univoci. Non genera unanimismo di vedute.

Studiarne la biografia, il mondo che lo circondava, il contesto politico e storico, infine seguirne con attenzione le ormai lunghe e complicate vicende giudiziarie che lo coinvolgono. Solo così se ne può cercare di dare un giudizio analitico e complessivo.

Di seguito riportiamo alcune frasi, a nostro giudizio significative, pronunciate dal figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo (clicca qui per vedere il video). Massimo Ciancimino, stimolato dalla giornalista de Il Fatto Sandra Amurri che ne ha difeso la buona fede sostenendo che “lui non ha nulla del mafioso”, ha aggiunto: “Non sono un eroe dell’antimafia, come ad esempio Peppino Impastato. Non è facile combattere, in vita, il proprio padre. Non ne ho avuto il coraggio, il temperamento. Il problema non era solo che a casa mia entrava Provenzano, ma che subito dopo entravano generali dei Carabinieri, cardinali, politici. A chi lo avrei dovuto denunciare, mio padre, anche se avessi voluto farlo? Non c’erano poteri non collusi. Cosa avrei dovuto fare?”.

Videointervista a cura di Oliver Panichi, riprese e montaggio Maria Josè Fernandez Moreno

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