SAN BENEDETTO DEL TRONTO – In merito all’articolo in cui diverse associazioni locali sostengono la proposta del trasporto dei disabili a chiamata, oggetto, nelle precedenti settimane, di un’aspra polemica tra alcuni componenti dell’associazione “Ruote in movimento” e l’assessore ai Servizi Sociali Loredana Emili, torna al centro della discussione con un nuovo e critico intervento di Nazzareno Torquati e di Jonni Perozzi, responsabile nazionale dei disabili vittime della strada.
Scrive Torquati: «Non pensavo esistessero tante associazioni che si occupassero di handicap, ma dopo il documento che hanno presentato capisco il perché ad oggi dopo decenni la nostra città è così ostile a noi disabili. Tutte queste associazioni vivono in funzione dell’assistenza alle persone con disabilità per cui più difficili sono le condizioni di vivibilità più loro possono intervenire nell’assistenza».
«Questo andando in controtendenza con le città di tutto il mondo che in una vera e propria competizione fanno a gara per raggiungere, investendo in piani di investimenti pluriennali, il massimo della graduatoria del FHC- Full Handicap Compliance. In queste graduatorie riferite al trasporto disabili troviamo Milano con un ottimo indice del 59% dei mezzi idonei, mentre il traguardo della piena accessibilità sono di metropoli come Taipei, Shangai e Delhi (100%). La nostra città è a 0%» scrive Torquati.
«Questi nuovi mezzi – continua l’ex assessore – permettono di non avere pedane ma solo una piccola banchina di carico che io stesso alcuni anni fa ho più volte utilizzato, durante un soggiorno a Basilea, senza nessuna assistenza da parte dell’autista e prendendo posizione in uno spazio del mezzo dotato di un facile e sicuro ancoraggio».
«L’accusa di essere utopisti – conclude – è oltremodo offensiva soprattutto nei confronti dei disabili che dicono di rappresentare, non vivendo loro direttamente condizioni di handicap, perché il diritto alle pari opportunità è sancito dalla Costituzione e che pertanto vanno rimossi tutti gli ostacoli che possono limitare le libertà individuali. E il trasporto a chiamata lede nel profondo la dignità delle persone disabili che non si vedono riconosciuti i diritti alla privacy ed alla libera circolazione. Le spese per approntare ausili di questo genere vanno reperiti sia nei bilanci comunali che utilizzando i fondi nazionali e comunitari che finanziano programmi per l’integrazione dei soggetti disabili nella vita civili e non forme assistenziali che li confinano dentro strutture ad hoc o al chiuso delle proprie abitazioni».
Perozzi, da parte sua, aggiunge: «Gli autobus pubblici in quanto pubblici devono essere adattati e fruibili anche da parte di chi ha problemi deambulatori stabili come i disabili e gli anziani o solamente momentanei come i disabili temporanei e i genitori con i passeggini. Incentivare il trasporto pubblico su strada e su rotaie rendendolo utilizzabile da parte di tutti deve essere una priorità di tutte le amministrazioni e francamente non capisco l’ostilità per i nostri suggerimenti pur se “violenti” secondo certi amministratori».

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