San Benedetto e il turismo. A prima vista sembrerebbe un legame naturale, sarà il fascino tropicale delle palme, il mare solcato dalle barche dei pescatori, l’eleganza insieme un po’ moderna e un po’ retrò, la vivacità della vita notturna. Oggi più che mai la città sembra trovare nel traffico dei vacanzieri il suo principale punto di forza. Ma come è cambiato negli anni il turismo a San Benedetto? Abbiamo pensato di chiederlo a un turista (come sempre suggeritoci dallo storico Luigi Quondamatteo), ma non il classico villeggiante “mordi e fuggi”, un turista particolare, con l’occhio ben allenato a scovare i piccoli mutamenti, proprio perché da quasi 70 anni sceglie San Benedetto come meta delle sue vacanze. Si chiama Emilio Moltedo, oggi risiede a Bologna, ma ha alle spalle una vicenda biografica che l’ha condotto a vivere in varie parti d’Italia, con un’unica costante: alla vacanza a San Benedetto non si rinuncia! Va da 44 anni al mare nello  chalet “Spiaggia d’oro” davanti all’hotel Sabbiadoro.
Emilio Moltedo, una certezza del turismo sambenedettese e un po’, possiamo dire, la sua memoria storica. Quando e come è cominciata la sua intesa con la città?
L’incontro con la città avvenne da bambino, quando vivevo ad Ascoli con i miei genitori e d’estate trascorrevamo le vacanze a San Benedetto, la prima volta nel 1943. Venimmo anche gli anni seguenti, alloggiando in un albergo di Porto d’Ascoli (Piceno n.d.r.). Questi erano tempi di guerra, e nel ‘43 (primi giorni di agosto) fummo costretti a fuggire essendo stata dichiarata l’area “zona di operazione”. Nel ’45, in particolare, fui in città a seguito di mio padre Edmondo, ingegnere capo del genio civile, incaricato della ricostruzione del molo sud e di altre zone dell’area portuale. Gli anni passavano e iniziai a venire da solo, prendendo per circa un mese una camera in affitto al paese alto. Andavo al mare e frequentavo abitualmente il “Chiosco del Bersagliere” chalet che si trovava davanti all’hotel Progresso, ancora oggi un gioiello tra le strutture turistiche sambenedettesi. I bagnini si chiamavano Giulia e Pasquale. Ricordo ancora tutti i nomi dei miei amici di allora. Anni indimenticabili.
Ci faccia qualche nome
Nei primi anni 70 partecipai a Viareggio al varo di quattro pescherecci atlantici i cui armatori erano miei amici. Ricordo in particolare Pietro Rosetti (CraCra) e Antonio Marchegiani (Ntunì). (I nomi di battaglia ce li ha ricordati il signor Emilio)
Ma il legame con San Benedetto non si è sciolto e dura fino ad oggi. Come è cambiato il suo modo di vivere qui la vacanza, prima da ragazzo, poi con sua moglie e i suoi figli e ora da nonno?
Mi laureai in legge a Macerata, ma prima studiai a Bari dove conobbi una studentessa in Farmacia, che poi sarebbe divenuta mia moglie. Dopo il matrimonio venivo a San Benedetto dal 29 giugno a fine settembre, compatibilmente alle vacanze scolastiche dei miei figli. Solo in seguito comprai una casa in via Ovidio, per trovare un punto di riferimento stabile nella città. Con il trasferimento della famiglia a Lucca, tra gli anni ’70 e ’80, i miei figli, ormai cresciuti, preferivano andare in vacanza in Versilia piuttosto che nelle Marche, così presi a venire da solo per rincontrare gli amici di sempre. Poi ci spostammo a Bologna, all’inizio degli anni ’80, e divenne più facile raggiungere la città, tanto che oggi, da pensionato, non perdo mai un’estate in Riviera.
Ci racconti dei mitici anni ’50 e ‘60, uno squarcio d’estate sambenedettese per un giovane durante il periodo del boom economico.
Negli anni ’50 San Benedetto offriva il meglio a un ventenne. Non solo mare ma anche una vita notturna particolarmente frizzante. Il luogo d’incontro preferito era la Palazzina Azzurra. Ricordo che si facevano due serate, una matinee, che iniziava alle 19, e una soiree, dalle 21 a mezzanotte. C’erano orchestre e concerti, venivano invitati i divi dell’epoca: da Mina a Carosone. Il luogo più glamour restava la Palazzina, nonostante la concorrenza di altri locali come il Cavalluccio Marino e il Kontiki. Poi c’era il Gran Premio Automobilistico (Coppa Acerbo) di Pescara: si faceva serata in Palazzina e subito dopo si infilava la strada per il capoluogo abruzzese dove si restava fino all’alba. E ancora la “Mille miglia”, competizione automobilistica che partiva e tornava a Brescia percorrendo tutto lo stivale.
E oggi…
Oggi ho l’impressione che si respiri un clima da vecchia balera, qualche chalet fa musica, ma non c‘è più quel brio, quel chiasso, quella voglia di divertirsi. Lo vedo con i miei nipoti, dopo avere goduto del bel mare non saprebbero cos’altro fare qui, ci sono pochi divertimenti per i giovani. In compenso, i loro genitori vengono volentieri a rilassarsi nella loro casa al mare.
Ci sono altre persone in particolare che le tornano in mente pensando a San Benedetto?
Ricordo delle personalità che hanno saputo dare grande slancio al turismo sambenedettese. Tra questi, Marcello Camicioni, in qualità di presidente dell’associazione albergatori. Poi tutti i vari sindaci (il dottor Giorgini uomo con una carica di umanità notevole che girava la città sempre in bicicletta) e particolarmente Alfredo Scipioni, cui è dedicato un tratto di lungomare, prima come sindaco e poi come senatore della Repubblica.
Troppi complimenti fanno male, ci faccia qualche critica
Non ne ho. Ho sempre fatto lavori di responsabilità. Sono stato vice segretario della Camera di Commercio in Ascoli quindi segretario a Lucca, Livorno, Bologna e Ravenna. Il mio lavoro mi portava vicino alla politica e ai suoi rappresentanti, per cui non potevo sbilanciarmi molto, le mie idee le ho sempre tenute per me. Una volta chiesi al mio amico Scipioni il motivo per cui il lungomare, ad un certo punto subisce una deviazione. Mi rispose che era stata necessaria per far rallentare le auto che correvano troppo.
Mentre lo diceva all’ex sindaco… si allungò il naso? Domanda la cui risposta è stata un “no comment” accompagnato da un eloquente sorriso leggermente malizioso.

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