SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Troppo forti. Troppo violente. Troppo vergognose. Sullo scandalo che sta investendo quel poco che rimane della Protezione Civile italiana la rete e la stampa sono ricchi di articoli, commenti, ma quel che è non discutibile è il bassissimo livello dei faccendieri della corte di Bertolaso che emerge dalle intercettazioni telefoniche. Un’onta nazionale forse mai toccata, dato che gli occhi non vogliono credere che ci siano persone che, a poche ore dal disastroso terremoto aquilano del 6 aprile 2009, si esprimevano come segue (riprendiamo dall’Ansa):

PISCICELLI: sì

GAGLIARDI:…oh ma alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito…non è che c’é un terremoto al giorno

P:..no…lo so (ride)

G:…così per dire per carità…poveracci P:..va buò ciao G:…o no?

P:…eh certo…io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro il letto

G:…io pure…va buò…ciao.

Piscicelli è colui che, scrive il gip, “con le macerie ancora calde” è “già pronto a buttarsi sul denaro per la ricostruzione del martoriato Abruzzo”.

Francesco Maria De Vito Piscicelli, il cui nome tanto lungo da scrivere non dà però ovvie nobiltà d’animo, diceva queste parole proprio il 6 aprile: Piscicelli è direttore tecnico dell’impresa Opere pubbliche e ambiente Spa di Roma, associata al consorzio Novus di Napoli e Gagliardi è suo cognato.

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