GROTTAMMARE – Ancora cassa di colmata e ripascimento delle spiaggie, due “casi difficili” su cui in molti vorrebbero vederci più chiaro. Se è infatti vero che, secondo le ultime dichiarazioni (tra cui la nostra intervista al sindaco Merli pubblicata sul settimanale Riviera Ogi), il progetto viene dalla Regione e non poteva essere rifiutato, dall’altra comitati, associazioni, privati e cittadini si domandano se effettivamente erano necessari e, soprattutto, se non abbiano procurato un danno alle nostre coste.

Non da ultimo il Comitato Salvaguardia Costa Picena che, con la voce di Nazzareno Torquati, porta ulteriori domande riguardo il ripascimento delle spiagge e la cassa di colmata, in riferimento al Parco Marino del Piceno:  «Il lato tragico di queste due situazioni – afferma –  riguarda la totale mancanza di attenzione sulle caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche delle aree marine soggette a queste operazioni. Nell’ambito delle procedure per l’istituzione del Parco Marino furono evidenziate le particolarità naturali della costa picena con le colline plioceniche formate da sabbie e ghiaie ciottolose che scivolavano in mare a formare biotopi di grandissimo valore naturalistico. Direttamente sul mare vi era insediata poi quella che viene definita biocenosi, che poi non sarebbe altro che un insieme di popolazioni marine di specie diverse che vivono nello stesso habitat dopo millenni di adattamento alle particolari caratteristiche dei sedimenti e delle sabbie».

Nella relazione del Cnr di Ancona, realizzata nel 2001, che comprende il tratto di mare tra le foci dei fiumi Chienti e Salinello fino a 3 miglia dalla costa, per una superficie complessiva di circa 300 chilometri quadrati, si legge della presenza anche di specie animali rare, come la Phyllodoce kosteriensis, finora conosciuto in Italia solo per il Mar Ligure (prima segnalazione per il Mar Adriatico).

«Tutto questo – continua Torquati – è quasi sicuramente stato provocato dalle sabbie nere del ripascimento messe lì per permettere di ricavare una decina di metri di spiaggia a favore di stabilimenti balneari che in quel luogo non dovevano esserci. Operazione pagata con soldi pubblici, con soldi nostri. Ma l’interesse non è pubblico, come si capisce».

«Comunque – conclude – ci attiveremo per fare le verifiche del caso e se verrà dimostrata anche una minima alterazione dell’ecosistema marino agiremo di conseguenza contro quanti ai diversi livelli ne saranno ritenuti responsabili».

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