Dal discorso di fine anno dl Presidente Napolitano si evince una chiara preoccupazione per i molti problemi che attanagliano l’Italia e che sono di difficile soluzione per un paese normale, figuriamoci per il nostro che, in 15 anni, ha saputo produrre solo chiacchiere e litigi continui.
Bisogna uscire da questa logica di scontro sempre più sterile e guardare all’interesse di tutti, di quello che la gente vuole e di cui ha bisogno. Gli italiani sono impauriti, non si sta facendo quanto si dovrebbe; questa crisi economica mondiale, più drammatica di quel che ci raccontano la Banca d’Italia e il Fondo Monetario Internazionale, ha generato nuove povertà, troppe persone stanno male e le prospettive di vita sono peggiorate.
E la politica fa finta di niente, mentre prima della crisi, in piena campagna elettorale e per fini propagandistici, l’allora opposizione diceva che la gente aveva paura di tutto, che non aveva certezze, ora questa paura è scomparsa dalle TV, non esiste più, si parla di questa crisi solo in termini generici e, nella sostanza, le notizie vengono molto edulcorate.
C’è un occultamento della verità, si esortano le famiglie a spendere i soldi che non hanno, quasi questa fosse una flessione naturale di un ciclo congiunturale (una crisi di queste dimensioni e complessità non si era mai vista, solo qualche vecchio ne ricorda una simile)
I giovani sono disoccupati o precari e privi di ogni tutela; aspettano un posto fisso che forse non arriverà mai. Si sentono frustrati e stanno assaporando questa filosofia senza prospettive: vivere alla giornata e divertirsi quando si può. Il messaggio di Napolitano è un’esortazione ad uscire da questa spirale perversa, affrontare con decisione questa crisi e farne un’occasione come lui stesso dice “per rinnovare la nostra economia, affrontare le debolezze del sistema e cambiare stili di vita poco sensibili alla sobrietà e lungimiranza”.
In parole povere, avendo toccato il fondo e sapendo cosa si prova, possiamo solo reagire in maniera sobria e realistica, guardando in faccia alla realtà e scordandoci quel tipo di vita fuori dalla nostra portata. Abbiamo vissuto abbastanza bene e speso tanto, ci siamo indebitati fino al collo; ora cerchiamo di guardare in faccia alla realtà e, come si dice, “rientrare nelle spese” per poi ripartire con altri parametri di vita.
Si deve acquisire il senso “del comune destino di popolo” e non solo quando c’è la nazionale di calcio o le olimpiadi; dobbiamo capire che la cosa pubblica è un bene di tutti, il debito pubblico, accumulato nel passato, è diventato insostenibile ed un peso per affrontare e risolvere qualsiasi problema.
Il denaro pubblico deve diventare una questione di trasparenza e di rigore nel suo uso; il parlamento deve diventare “una casa di vetro” come ha detto giustamente Fini (mi piacerebbe però che questo atteggiamento equilibrato e responsabile lo avesse avuto anche quando non governava: la sua faccia in TV ironica, sarcastica e irridente nei confronti degli avversari politici che governavano qualche mese fa, dimostra che non si è ancora tolto l’antico abito).
Chi detiene il potere da assolute posizioni di forza, deve coinvolgere l’opposizione almeno per quanto riguarda le riforme e non abusare di decreti e disegni di legge “ blindati” per poi “ ratificarli ” in parlamento, soprattutto in questa fase di debolezza e smarrimento dell’opposizione.
La sensazione che ho avuto, leggendo la condivisione bipartisan del messaggio di fine anno, è che i raggruppamenti politici interpretino il discorso di Napolitano come fa loro comodo e tutto continuerà come prima, disattendendo i disperati appelli del Presidente che vorrebbe un accordo al di sopra delle parti, in questo delicato momento per la nostra economia.

*Opinionista

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