SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Riproponiamo la seconda e ultima parte del servizio sulle grotte del Paese Alto già apparso sul settimanale Riviera Oggi n°624 del 18 aprile scorso. Le foto sono state realizzate da Stefano Giammarini, che ringraziamo per la gentile collaborazione.

Parmegiani: “Bisogna indagare con le sonde”

«Mi occupo delle grotte del Paese Alto dal 1966 – ci spiega il geologo Corrado Parmegiani – e ho sempre lottato per ottenere un impegno serio del Comune. Ma pare che ci si muova solo se si verificano dei crolli. Mi preme dire che il rischio di crollo è molto presente nel cortile dell’istituto Santa Gemma, sotto il quale passa una grotta la cui volta si trova a meno di un metro dal livello del suolo. In questi casi bisogna intervenire, ma per avere questi dati sulla profondità della grotta il metodo migliore è l’indagine topografica fatta con delle perforazioni del terreno mediante una sonda. Raggiungendo i 7/8 metri di profondità per pochi mesi in tutto il vecchio incasato, avremmo una panoramica completa per gli interventi da fare.

Le indagini degli anni scorsi secondo me hanno usato un metodo sbagliato, basandosi sul georadar invece che sulla perforazione. La groviera di tubi e vecchie fognature, soprattutto sotto piazza Piacentini, disturba il radar rendendolo inaffidabile. Anni fa feci un’indagine a mie spese sotto questa piazza, ma questo rilievo si è perso nei meandri di qualche archivio. I rilievi con il georadar sono stati costosi e inutili. Ripeto, senza un’indagine con perforazioni meccaniche non si arriva a nulla. Solo così possiamo sapere quali grotte sono più a rischio di crollo e intervenire di conseguenza».

I dati ci sono, servono gli interventi

Nel 1998 la ditta romana “Generali Prospezioni srl” condusse un’indagine completa sul sottosuolo del Paese Alto, impiegando telecamere e metodi di rilevazione termica per rilevare la composizione degli strati, la struttura delle grotte e la loro stabilità. La voluminosa relazione prodotta stabilì che i cunicoli non hanno un grande valore storico-architettonico, tranne la grotta sotto piazza Piacentini. Sono degli stretti passaggi in cui spesso sono stati inseriti dei muri divisori fra casa e casa e questo è un ostacolo per la rilevazione. Tuttavia gli ingegneri romani sono giunti alla conclusione che la problematicità più grave sta nelle strette volte dei cunicoli; la terra soprastante, appesantita dalle infiltrazioni di acqua, preme sulle volte causando i crolli.

Nelle catacombe sotto Roma, ad esempio, le volte sono più ampie e il peso viene scaricato sui pilastri. Per prevenire i crolli dunque basta intervenire su di essi. Nel nostro Paese Alto perciò va in primo luogo drenato il terreno, impedendo le infiltrazioni di acqua che lo rendono friabile e pesante. E poi bisogna ridurre al minimo la pressione sulle volte da parte del suolo, riducendo il più possibile il transito dei veicoli.

Patrizia Logiacco ci ha raccontato che ai tempi dell’indagine vennero posti dei vetrini sulla sommità di alcune mura, che sarebbero serviti a rilevare i movimenti millimetrici dovuti a microfenomeni sismici. Ebbene, dopo un anno questi vetrini sono tutti caduti a terra. Un motivo in più per intervenire.

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