Domani rinasce l’Anconitana anche se la vecchia società non cede. L’Ancona è senza futuro, così torna al passato: si chiamerà col vecchio nome, ovvero Unione Sportiva Anconetana (solo a partire dalla stagione 1982-83 venne cambiata la denominazione in Ancona Calcio 1905) e ripartirà dalla serie C1.

Ma, dopo la bocciatura della Coavisoc e del Consiglio federale, entro domani dovrà presentare la domanda di affiliazione della nuova società, che fa capo al sindaco Fabio Sturani, utilizzando il “lodo Petrucci? applicato per la prima volta in Italia. Un paracadute per evitare il tonfo dell’Ancona dalla serie A (ultimo posto e record negativo eguagliato) ai dilettanti. «I contatti continuano senza un attimo di sosta — garantisce Sturani, che è anche presidente provinciale del Coni —. L’orgoglio degli imprenditori anconetani e dei nostri tifosi permetterà a questa squadra di sopravvivere».

È solo una lotta contro il tempo, perché gli uomini della nuova società già ci sono: Giampaolo Giampaoli, industriale dolciario, Giorgio Grati, presidente storico dell’Anconitana negli anni Settanta e soprattutto Sergio Schiavoni, industriale nell’elettricità, che era già stato invitato dall’ex patron Ermanno Pieroni a sostituirlo alla presidenza. «Non mi interessano le cariche — dice Schiavoni — ma sono pronto per aiutare l’Ancona a restare a galla».

Ieri la squadra ha rotto le fila, lasciando il ritiro di Norcia per ritrovarsi, almeno teoricamente, domani ad Arcevia. Rapaic è già tornato in Croazia, altri stanno cercando sistemazione. Depresso l’allenatore Giovanni Vavassori, ingaggiato in pompa magna solo dieci giorni fa: «D’ora in poi starò più attento quando firmo un contratto: sono stato affascinato da questa città e da questa squadra e sono convinto che avremmo fatto molta strada. Ora posso solo aspettare con fiducia e rispettare il mio impegno. Qui mi fermerei anche in serie C».

Mentre una parte di Ancona sta lavorando per un futuro decente, la vecchia guardia — quella bocciata dal Palazzo — non si arrende e chiede di restare dov’è, in serie B. «Ha sbagliato la Covisoc perché ha fatto riferimento a parametri relativi ai bilanci di marzo e non a quelli, appianati, di giugno», dice Vincenzo D’Ambrosio, amministratore delegato dell’Ancona Calcio 1905 «Noi siamo a posto e lo conferma la perizia del tribunale di Ancona: presenterò subito ricorso alla Camera di conciliazione del Coni e al Tar. Andremo fino in fondo, a rischio di bloccare i calendari e far ritardare il campionato». Intanto la Guardia di Finanza indaga non solo sulla gestione di Ermanno Pieroni, presidente dimissionario, ma anche sulla scalata dell’imprenditore vicentino Dario Corona, detentore del 92% delle quote societarie. «La colpa è di Pieroni — è convinto Eros Giardini, presidente del Coordinamento club dei tifosi anconitani — che si è fidato di personaggi poco raccomandabili. So solo che in pochi mesi siamo passati dalla Juventus al Sora, se tutto va bene».

Stasera intanto (a partire dalle ore 21) i tifosi biancorossi si sono dati appuntamento – su iniziativa degli Ultras Ancona e di altri club che presenziano lo stadio Del Conero – per protestare contro la situazione in cui è piombato il sodalizio di via Maratta. Facile prevedere invettive contro Pieroni. Il 2005 è l’anno del centenario ma l’Ancona non sa ancora come e se lo festeggerà.

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