A CURA DI WALTER DEL GATTO

Ancona – I fatti del capoluogo dorico ancora una volta dimostrano che nel calcio non bastano i numeri imprenditoriali ma solo i fatti, per garantire l’affidabilità di un soggetto a gestire una società che spesso rappresenta una città intera.

Mauro Canil (ex patron del Matelica Calcio) ha ceduto tempo fa le proprie quote a persona di alta capacità patrimoniale, tale Tony Tiong (dalla Malesia con furore!), un personaggio che si presenta con un patrimonio familiare pari a 1,3 miliardi, secondo fonti mediatiche. Lo stesso Canil garantisce una cessione sana alla città di Ancona, mantenendo la quota del 5% e la propria presenza presso il club dorico.

Cosa chiedere di piú ad un imprenditore serio se non quello che ha fatto, ma tutto ciò non è bastato; abbiamo assistito a fatti inconcepibili, quali il rischio di una mancata iscrizione dell’Ancona Calcio che poteva pregiudicare tutto e portare al fallimento della società.

Proprio ieri lo stesso Mauro Canil, garante di tutto ciò e succube di tale eventualità, ha fatto il possibile per evitare il crac. Per tutelare la propria etica nel rispetto di una città.

Tutto ciò deve servire di insegnamento in primis alla Figc e di conseguenza ad ogni tifoseria cittadina che deve percepire che, nel calcio non basta più “l’etichetta” ma occorrono regole che pongano garanzie sostanziali alla città e soprattutto una trasparenza economica finanziaria in tutte le categorie.  L’amministrazione comunale deve farsi carico di monitorare e quindi vigilare. Perché anche le societá calcistiche sono sí, societá private, ma anche un bene cittadino da salvaguardare.

Ogni tifoseria, o meglio la cittadinanza intera, deve capire che le ambizioni dettate dal blasone della propria squadra non possono essere perseguite in mancanza di prospettive economiche importanti e che pochi imprenditori sono disposti ancora a fare follie, in particolare nel gioco del “calcio”.

Proprio in virtù di tale aspetto occorre che tra cittadinanza e imprenditore vi sia un elemento imprescindibile che si chiama “etica” ovvero il rispetto reciproco di trasparenza e lealtà che porti a non illudere nessuno e nel contempo a rendere chiara la prosecuzione della propria squadra del cuore.