SAN BENEDETTO – Un lungo sfogo, tra rivendicazioni, accuse e un’apertura che potrebbe segnare il futuro della Sambenedettese. La famiglia Massi rompe il silenzio: la Samb attraversa un momento difficile. Poi punta il dito contro quella che considera una persistente mancanza di sostegno da parte dell’amministrazione comunale.

Nel mirino finiscono anche le critiche rivolte alla società, le polemiche sulla gestione e la vicenda del campo sportivo Merlini. Il messaggio più forte, però, riguarda la possibilità di lasciare spazio ad altri: “È saggio farsi da parte se non sei gradito”.

Dal Porto d’Ascoli alla rinascita rossoblù

Massi parte dal 2021, quando il Porto d’Ascoli conquistò la promozione in Serie D grazie all’impegno di un gruppo di persone e alle risorse private investite nel progetto. Un risultato che, secondo il presidente, l’amministrazione comunale guidata allora da Piunti non riconobbe in alcun modo.

“Niente targhe né premiazioni, neanche un Gran Pavese che non si nega a nessuno”, scrive riferendosi alle recenti premiazioni avvenute in comune, lamentando l’assenza di qualsiasi riconoscimento per un traguardo sportivo raggiunto da una realtà di quartiere con mezzi limitati.

La successiva retrocessione della Sambenedettese in Serie D, dopo la mancata iscrizione alla Serie C della società guidata da Renzi, portò il Porto d’Ascoli a ritrovarsi nello stesso campionato della squadra rossoblù. Per disputare il torneo, il club dovette chiedere la disponibilità del Riviera delle Palme, non essendo il Ciarrocchi adeguato alle esigenze della categoria.

L’autorizzazione arrivò, racconta Massi, soltanto alla scadenza, “per gentile concessione”. Eppure, nonostante l’onore di giocare al Riviera e le partite contro la Samb, il Porto d’Ascoli avrebbe dovuto mantenersi sempre un passo indietro rispetto alla squadra cittadina. Una gerarchia che, secondo il presidente, l’amministrazione Spazzafumo avrebbe ribadito in ogni occasione.

Poi arrivò il coinvolgimento diretto della famiglia Massi nel tentativo di salvare il calcio rossoblù. Nacque il San Benedetto Calcio, attraverso il cambio di denominazione del Porto d’Ascoli, rimasto in Serie D grazie alle risorse della famiglia.

Il 10 agosto 2023 arrivò il cambio di nome in U.S. Sambenedettese, seguito dalla presentazione della squadra all’ex bocciofila il 25 agosto. Massi ricorda quei giorni come una festa collettiva, l’inizio di una nuova stagione culminata, al secondo campionato, con la promozione in Serie C.

“L’emozione di un popolo che rinasce: il popolo rossoblù”, scrive.

“Nessun sostegno, né economico né burocratico: solo ostacoli”

È proprio dopo aver ripercorso quel cammino che Massi affonda il colpo. A suo giudizio, la famiglia avrebbe dovuto affrontare difficoltà e ostacoli senza ricevere un adeguato sostegno dalle istituzioni cittadine.

“Sembrava quasi che tutti gli ostacoli che non erano stati opposti ai vari Serafino, Renzi eccetera li avessero messi da parte per la famiglia Massi, che si era permessa di crederci e ci era anche riuscita”, denuncia.

Un’accusa pesante, accompagnata dalla rivendicazione del ruolo svolto dai tifosi e dagli sponsor, che avrebbero sostenuto il progetto senza risparmiarsi. Massi respinge inoltre le contestazioni sui conti e sulle scelte societarie, ricordando che i bilanci sono pubblici e sottoposti a revisione.

Le decisioni, ammette, possono anche essere sbagliate. Ma rivendica il risultato raggiunto dalla società sotto la guida della famiglia.

“Non abbiamo chiesto né cinque né dieci milioni a nessuno, abbiamo chiesto aiuto e sostegno oltre a quello che già ci danno i nostri sponsor, nessuno escluso, che non finiremo mai di ringraziare. Perché da soli io e mio fratello non ce la possiamo fare”.

Il presidente denuncia anche gli insulti ricevuti dalla famiglia e respinge l’idea che dietro la gestione della Samb ci siano stati affari personali.

Il Ciarrocchi bloccato e il rischio sul finanziamento

Lo sfogo si sposta poi sulle strutture sportive, a partire dal progetto per il campo Ciarrocchi, presentato sulla base di una convenzione firmata dalla precedente amministrazione comunale.

L’obiettivo è dare al settore giovanile una base adeguata, in una città dove, secondo Massi, il calcio sarebbe stato trascurato per troppo tempo. Il progetto, tuttavia, è ancora in attesa di approvazione.

La situazione rischia di avere conseguenze concrete: la delibera relativa al finanziamento del Credito Sportivo, ottenuto rapidamente e a un tasso agevolato, sarebbe in scadenza entro due giorni.

Un passaggio che aggiunge urgenza alla denuncia della famiglia, mentre il presidente insiste sulla necessità di strutture adeguate per i giovani calciatori e per la prima squadra.

Merlini, la Samb denuncia il problema del portale

È in questo contesto che Massi spiega la partecipazione della Sambenedettese al bando per il campo Merlini. La società, sostiene, non avrebbe agito per prepotenza o arroganza, ma per una necessità concreta: gli spazi e gli orari finora disponibili non sarebbero sufficienti per una squadra professionistica e per il suo settore giovanile.

Sul bando, il presidente riferisce che dall’8 settembre i professionisti incaricati dalla Samb avrebbero riscontrato un problema tecnico nel portale utilizzato per presentare l’offerta, che non avrebbe consentito un rialzo superiore a mille euro. L’anomalia sarebbe stata segnalata agli uffici competenti.

Il 10 settembre, alla scadenza inizialmente fissata e poi prorogata, la società avrebbe presentato un’offerta di mille euro, non potendo rilanciare ulteriormente a causa del problema segnalato.

Ora i legali valuteranno l’opportunità di un ricorso. Massi riconosce che l’offerta economica non fosse tra le migliori, ma richiama le parole del sindaco Mozzoni sul rispetto dei parametri previsti dal bando e ammette di non poter esprimere valutazioni sugli altri criteri.

“Non vince il merito, ma il rispetto delle regole”, scrive.

“Se la Samb fosse stata di un Serafino qualunque…”

La parte più polemica del comunicato arriva in chiusura. Massi contesta quello che considera un doppio standard nel giudizio sulla Samb e sulla famiglia che oggi la guida.

“Singolare è l’atteggiamento generale: se la Samb fosse stata di un Serafino qualunque si sarebbe gridato allo scandalo e al sabotaggio, oggi si invoca la correttezza e si butta fango sulla famiglia Massi”.

Parole che restituiscono il livello di tensione raggiunto attorno alla società, tra contestazioni, difficoltà sportive e scontro sulle strutture. Ma il passaggio più significativo riguarda la disponibilità a lasciare la guida del club.

Secondo Massi, alla riunione della scorsa settimana il presidente avrebbe già manifestato la volontà di farsi da parte per consentire l’arrivo di una nuova governance. Non ci sarebbe, dunque, l’intenzione di mantenere il controllo della società a ogni costo.

“Nemo profeta in patria”, conclude, prima di ribadire: “Valuteremo la soluzione migliore per le nostre famiglie e per la Samb”.