Seconda parte
SAN BENEDETTO – La crisi della verità si intreccia oggi anche con una preoccupante perdita della memoria storica. Quando una società dimentica il prezzo umano delle guerre e si indeboliscono i criteri etici capaci di proteggere i civili e le persone più fragili, la cultura della forza rischia di prendere il posto della cultura della relazione.
La Magnifica Humanitas ricorda che prevenire i conflitti è molto più difficile quando la riflessione sulle loro cause rimane marginale. La forza e la violenza, prima ancora che un problema politico, rivelano spesso una drammatica povertà delle relazioni.
Di fronte a una realtà internazionale segnata da tensioni, guerre e interessi contrapposti, la scuola non può rimanere estranea. Non perché debba trasformarsi in un luogo di propaganda, ma perché deve aiutare le nuove generazioni a comprendere il presente attraverso la memoria, il confronto e la capacità di giudizio.
La sfida dell’intelligenza artificiale non può essere affrontata dalla scuola da sola. Servono un’alleanza tra istituzioni, mondo educativo e famiglie e una responsabilità condivisa nel sostenere bambini, ragazzi e giovani.
Occorre insegnare loro a riconoscere le manipolazioni, a difendere la propria dignità e quella degli altri, a utilizzare consapevolmente gli strumenti digitali e, soprattutto, a non rinunciare alla propria capacità di pensare.
In un mondo nel quale le macchine possono produrre risposte sempre più rapidamente, il compito dell’educazione diventa forse ancora più prezioso: insegnare a porre le domande giuste.
La vera sfida non è dunque stabilire se la scuola debba utilizzare o meno l’intelligenza artificiale. La questione decisiva è comprendere quale idea di persona vogliamo formare attraverso il suo utilizzo.
Se l’educazione saprà custodire la ricerca della verità, il valore delle relazioni, la memoria, il discernimento e la dignità della persona, l’intelligenza artificiale potrà essere uno strumento al servizio dell’uomo. Se invece la velocità sostituirà la riflessione e l’informazione prenderà il posto della conoscenza, il rischio sarà quello di avere giovani sempre più connessi e, nello stesso tempo, sempre meno capaci di orientarsi nella realtà.
È qui che la scuola è chiamata a esercitare fino in fondo la propria responsabilità: non inseguire la macchina, ma continuare a educare la persona.

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