SAN BENEDETTO – Nuova fase nella lunga vicenda dell’ecomostro di via Calatafimi. Da questa mattina sono in corso le operazioni di rimozione della vegetazione infestante che circonda la struttura, insieme alla messa in sicurezza delle parti dell’edificio che sporgono su suolo pubblico, disposte dai Vigili del Fuoco su ordine della Procura.
Il sindaco Nicola Mozzoni ha effettuato stamattina un sopralluogo all’interno dell’edificio, accompagnato dai Vigili del Fuoco, attorno alle 10.30. Al termine si è fermato per un punto stampa con i giornalisti presenti.
L’ex deposito frigoriferi, noto ai sambenedettesi come “ecomostro”, è abbandonato da decenni e da tempo al centro delle segnalazioni dei residenti del quartiere San Filippo Neri, tra episodi di degrado e almeno un incidente, un pedone ferito dalla caduta di un pezzo di cemento, che negli anni ha alimentato la richiesta di un intervento definitivo. Sulla struttura pende ora un’indagine della Procura nei confronti della proprietà per reati ambientali, dopo che i rilievi degli scorsi mesi hanno confermato la presenza di amianto.
Per quanto riguarda la viabilità, dal punto stampa è emerso che non sono previste modifiche alla circolazione, mentre saranno rimossi i posti auto lungo il tratto che costeggia l’edificio, per consentire i lavori in sicurezza.
Sul fronte dell’esproprio, il sindaco Mozzoni ha parlato di un percorso già intrapreso con i titolari dell’immobile, chiarendo però che al momento non si parla di demolizione: la priorità resta la messa in sicurezza dell’area. Lo strumento dell’esproprio per motivi di interesse generale, previsto dall’articolo 42 della Costituzione, resta comunque sullo sfondo come possibile sviluppo futuro della vicenda, qualora il confronto con la proprietà non producesse risultati concreti.
Nel corso del punto stampa, il sindaco Mozzoni ha parlato di “confronto diretto con il comitato di quartiere, che è stato informato di ogni passaggio”, sottolineando la necessità di “dare risposta ai residenti”. Sul futuro dell’area, il primo cittadino immagina una destinazione “utile per la cittadinanza, aperta al pubblico”.

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