SAN BENEDETTO – Un risultato netto, addirittura più ampio di quanto molti si aspettassero, che riporta anche alla memoria una coincidenza storica e familiare. L’imprenditore sambenedettese è infatti riuscito nell’impresa sfuggita al padre Domenico nel maggio 2001, quando a vincere fu Domenico Martinelli. Ma rispetto ad allora c’è una differenza sostanziale che merita di essere evidenziata.
Nel 2001 furono soprattutto i partiti a trainare Martinelli verso la vittoria. Oggi, invece, la sensazione è opposta: è stato Mozzoni a trascinare la coalizione di centrodestra. I partiti hanno individuato in lui il candidato più autorevole e credibile, probabilmente l’unico capace di intercettare consenso anche oltre gli schieramenti tradizionali.
È questo, forse, l’aspetto politicamente più interessante della sua elezione. Nicola Mozzoni parte infatti con una forza personale che gli potrebbe garantire una maggiore libertà d’azione rispetto ai suoi predecessori più recenti, compreso Antonio Spazzafumo.
La risposta della città era apparsa evidente già dal momento dell’annuncio della candidatura. Da lì si era percepita una fiducia diffusa nella figura dell’imprenditore sambenedettese, al di là dei simboli politici che lo sostenevano. Secondo noi avrebbe vinto anche senza, magari al ballottaggio.
Naturalmente, come sempre accade, molto dipenderà dalla composizione e dalla compattezza della futura maggioranza. Governare una città complessa come San Benedetto significa inevitabilmente confrontarsi con equilibri politici, interessi diversi e mediazioni continue.
Mozzoni, però, durante la campagna elettorale ha mostrato un tratto che molti elettori sembrano aver apprezzato: la volontà di rivendicare autonomia decisionale anche rispetto ad alcune componenti della coalizione che lo sosteneva.
Per questo il voto appena concluso appare soprattutto come un’investitura personale. I sambenedettesi hanno scelto una persona prima ancora che uno schieramento.
Lo dicemmo ad Antonio Spazzafumo il giorno della sua elezione e lo ripetiamo oggi a Nicola Mozzoni: se le buone intenzioni dovessero essere “ostacolate” dal cosiddetto “fuoco amico”, un sindaco deve avere anche il coraggio di trarne le conseguenze.
Perché, mai come in questa occasione, la sensazione è che il consenso ricevuto appartenga soprattutto al nuovo sindaco, capace di trascinare la propria coalizione e non viceversa.

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