Gino Paoli è morto nella notte fra lunedì 23 e martedì 24 marzo 2026, all’età di 91 anni. Fra i più grandi cantautori italiani, con lui va via un pezzo di storia della musica e della Tv italiana. Nato a Monfalcone, in Friuli, il 23 settembre 1934, da una famiglia di origini toscane per parte di padre e giuliano-dalmate per parte di madre, ma è a Genova che i genitori si trasferirono quando aveva pochi mesi e al capoluogo ligure è sempre rimasto ‘fedele’. I primi anni Sessanta sono anche gli anni degli amori che diventano canzoni. Con Ornella Vanoni nascono Senza fine e Anche se, e un legame che nel tempo si trasformerà in un’amicizia solida. Poi arriva Stefania Sandrelli, giovanissima, e lo scandalo: Paoli è sposato, ma da quella relazione nascerà Amanda. Tra i maggiori esponenti della musica leggera italiana, nella sua carriera sessantennale Paoli è stato autore di brani immortali, devi veri capolavori da Il cielo in una stanza a La gatta, da Che cosa c’è a Senza fine, da Sapore di sale a Una lunga storia d’amore, fino a Quattro amici al bar con cui vinse il Festivalbar 1991.Ma la carriera musicale non è l’unica per Gino Paoli: per due anni è presidente della Siae, da cui si dimette per uno scandalo fiscale. E per cinque anni, dal 1987 al 1992, è parlamentare per il Partito Comunista iscritto nel gruppo degli Indipendenti di Sinistra. Ma, come lui stesso ha dichiarato, resterà “un anarchico, sempre: il gene dell’anarchia l’ho ereditato da mio nonno, analfabeta, che conosceva a memoria la ‘Divina Commedia’…”. Un anarchico ‘artigiano’ della canzone. Nella tarda primavera di un anno fa, il 7 marzo 2025, Paoli, ormai novantenne, ha vissuto un momento di profondo dolore con la perdita del figlio Giovanni Paoli, giornalista e musicista, scomparso all’età di 60 anni a causa di un infarto.

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