Risale allo scorso 14 novembre 2025 la pubblicazione di un sondaggio di Atlante dell’infanzia (a rischio) di Save the Children, in cui vengono riportati dati relativi all’uso dell’IA come psicologo da parte dei degli adolescenti. In base a questo sondaggio il 41,8 % dei ragazzi italiani tra i 15 e i 19 anni si è rivolto all’intelligenza artificiale ogni volta che si sentiva triste, solo e ansioso. Dal sondaggio emerge anche che il 42 % di essi ricorre all’intelligenza artificiale per prendere decisioni importanti su relazioni, sentimenti, lavoro e scuola.

I giovani pensano infatti che l’IA sia sempre disponibile e gentile e soprattutto non si sentono da essa giudicati ma più preoccupante è che il 63,5% di essi afferma che è più soddisfacente confrontarsi con uno strumento dell’Intelligenza Artificiale al quale raccontare la propria vita piuttosto che con una persona in carne e ossa. Questi dati sono preoccupanti e devono interrogarci su sul ruolo non solo degli adulti ma anche di questi nuovi strumenti che stanno sempre più prendendo piede nella nostra società.

Quali consigli può dare una macchina che non prova sentimenti? Come è possibile affidare ad essa la propria condizione psicologica? Come può soddisfare di più confrontarsi con l’IA che una persona, un amico, un genitore, un insegnante? Come può un robot sostituire una relazione umana? Sono domande che ci devono interrogare e far nascere in noi il desiderio di riscoprire la vera natura dell’essere umano con tutte le sue potenzialità e di capire che il progresso non può scalzare l’uomo ma deve porsi al suo servizio. Gli adolescenti hanno bisogno di parole e volti umani, di relazioni autentiche, di riscoprire la bellezza dell’amicizia, del rapporto con i genitori e con gli adulti in genere. Questo non vuol dire escludere i vantaggi dell’IA ma dare il giusto posto e valore alle cose