Da Riviera Oggi in edicola n° 1389
Una stradina che congiunge la Statale 16 con lo Stadio Riviera delle Palme e la scuola Ipsia, nel bel mezzo di una delle aree più discusse degli ultimi mesi, si è trasformata nel sentiero della “discordia”, fra documenti catastali, vecchie delibere e mappe di viabilità non chiare ai più.
Il Consiglio comunale aperto dello scorso 22 febbraio è stato l’occasione per far luce su una questione di estrema attualità per studenti, tifosi e non solo che, da alcune settimane a questa parte, si sono visti sbarrare la strada con un cancello. Ad onor del vero, lo stesso sindaco Spazzafumo ha dichiarato di essersi prodigato in prima persona affinché, in occasione delle partite interne della Samb, alcuni stewart potessero garantire la sicurezza di famiglie e bambini nel tragitto che porta verso la Curva Nord. Una soluzione tuttavia provvisoria e non applicabile a lungo termine, visto che oltre la domenica, il sentiero interessa quotidianamente gli studenti dell’Ipsia Guastaferro, i quali scendendo dai pullman sulla Statale, hanno necessità di raggiungere a piedi l’istituto scolastico.
A scoperchiare il “Vaso di Pandora” è stata la consigliera Luciana Barlocci, la quale facendo riferimento a una delibera del 2004 ha sottolineato la destinazione ad uso pubblico della striscia interessata, “utilizzata da una moltitudine di persone da tempo immemore, già negli anni ’40 ci risulta”, l’auspicio dai banchi dell’opposizione è che l’amministrazione ricompri l’area, vista la disponibilità dell’imprenditore di cederla al prezzo d’acquisto senza ulteriori oneri.
L’invito a chiare lettere è arrivato sia da Giorgio De Vecchis, sia dalla consigliera Annalisa Marchegiani la quale ha definito un “peccato originale” non aver reso comunale uno dei pochi polmoni verdi rimasti alla città di San Benedetto. Resta tuttavia da capire come mai un imprenditore che, finalmente, vuole dar lustro e organizzare eventi e concerti di interesse nazionale in una zona strategica vicino allo stadio possa rappresentare un problema e non una risorsa con cui interloquire.
A fare più scalpore, sono state proprio le parole del Ceo di Sideralba Luigi Rapullino, il quale dopo aver assistito a tutti gli interventi in assise nel corso della seduta aperta al pubblico, è intervenuto dicendosi esterrefatto da quanto udito: “Ho fatto un investimento e vengo trattato come se avessi commesso un crimine. State facendo fare una brutta figura a tutta la città, che vede quella zona ancora ferma nonostante io abbia già da tempo presentato il progetto San Park. Sono almeno dieci anni che quell’area era all’asta, chi stavate aspettando per comunicare al Tribunale che questa strada era pubblica? Sembra – prosegue Rapullino – che sia una mia colpa che ho comprato quest’area. Ho sentito dire che l’ho acquistata ad un quarto del valore, ma io faccio l’imprenditore, se volete ve la rivendo allo stesso prezzo a cui l’ho comprata. Se sono io il problema e se la ritenete un’opportunità per il Comune potete riprenderla”. Poi riferendosi direttamente alla consigliera Barlocci. “Mi rivolgo a lei, la lettera di cui parla non è una minaccia. Se c’è un problema è giusto che mi chiami, ci sediamo ad un tavolo e discutiamo, non è questo il modo di trattare un cittadino, oltretutto nel mio caso investitore. Sono due anni che quest’area è ferma, non so neanche cosa posso farci, da voi non ho ricevuto indirizzi. (Leggasi Piano particolareggiato. Ndr) Sto discutendo con artisti internazionali per organizzarci eventi ma non posso ancora dire loro nulla di concreto perchè non c’è un indirizzo politico. è una questione che voi, amministrazione, dovete risolvere col Tribunale. Io so solo che ho comprato una zona con la massima trasparenza senza fare alcun accordo politico, nè col sindaco, nè con i tecnici. Mi è stato spiegato tecnicamente ciò che potevo farci, nel mio progetto infatti non ci sono palazzine o cose che non rispecchiano il piano regolatore. Ho presentato in conferenza stampa il mio progetto e nessuno dei politici si è degnato di essere presente”.
Il riferimento in quest’ultimo passaggio è alla conferenza presso l’hotel Smeraldo del 26 gennaio 2024 in cui l’imprenditore aveva illustrato il progetto “San Park” dicendosi pronto a investimenti per oltre 20 milioni di euro”. Già in quell’occasione Rapullino si era detto alquanto sorpreso e amareggiato che a distanza di un anno dall’acquisizione dell’area, non aveva avuto nessun riscontro né della maggioranza, né dell’opposizione.
La risposta del sindaco Spazzafumo in aula non si è fatta attendere, sul perché i documenti sulla servitù pubblica di passaggio sono venuti fuori solo alla vigilia del Consiglio comunale aperto: “Se qualcuno sapeva, poteva dirlo. E invece ha taciuto, così non si fa il bene della collettività, in questi casi bisogna fare squadra tra maggioranza e opposizione”. Nella sua replica, il primo cittadino ha poi proseguito: “Per quanto riguarda il sentiero che conduce dalla Statale allo Stadio, c’è un privato che ha acquistato un’area priva di vincoli. In tutto questo tempo noi non abbiamo fatto altro che chiedere atti che potessero avvalorare certe ipotesi. Non trovando nulla abbiamo detto che quell’area era libera. Poi visto che le sollecitazioni erano diverse, ho chiesto delucidazioni al dirigente, se ci fossero delibere che attestassero che quell’area era pubblica ed è uscita fuori questa famosa delibera del 2004, da qui la revoca della Scia. Il sottoscritto ha anche speso dei soldi per far aprire i cancelli e dichiarare la sicurezza durante le partite di cartello della Samb. Ci sono persone che erano a conoscenza di questa storia, qui in questo momento, ma nessuno ha detto nulla. Allora perchè si parla di tutelare la collettività, perchè se l’opposizione ne era a conoscenza non ce l’ha detto? Riguardo Rapullino – prosegue Spazzafumo – ho sentito persino dire che io mi sono messo d’accordo col privato prima dell’asta, assurdità. Con lui siamo stati trasparenti, la destinazione urbanistica gli è ben chiara e il suo progetto non parla assolutamente di palazzine, ma di un parco. è destinata a verde sportivo e finchè io farò il sindaco quell’area non cambierà destinazione, io sono un uomo che rispetta le regole. Se ha sposato la nostra idea progettuale perchè ora dovrei richiedergliela indietro, ci dev’essere collaborazione tra pubblico e privato”.
Una collaborazione che tuttavia fino ad ora è risultata farraginosa e rischia di diventarlo ancor di più se di mezzo si aprisse un contenzioso.
Insomma un lungo Consiglio comunale che alla fine lascia tutti scontenti, tra chi spinge per il riacquisto comunale dell’area (che si aggirerebbe attorno ai 2 milioni di euro) e chi, in primis Rapullino stesso, attende che gli vengano dati indirizzi su cosa si può fare di concreto nell’Area Brancadoro ancora ferma. Come ha chiosato con tanta onestà Fabrizio Capriotti, consigliere di maggioranza, “L’intera macchina amministrativa non ci ha fatto una bella figura” e l’unica certezza è che San Benedetto ha perso ulteriore tempo per costruire qualcosa di nuovo e agevolare chi vuole investire con coraggio in questa città.
Antonio Di Salvatore
Nota del Direttore
Presentazione ignorata. Perché?
Tutte credibili le parole di Luigi Rapullino e del sindaco ma un particolare non volge a favore del Primo Cittadino: per quale motivo nessuno dell’amministrazione, o meglio della Giunta Comunale, ha partecipato alla presentazione del progetto presso l’hotel Smeraldo il 26 gennaio 2024, nonostante l’invito ufficiale?
Anche consiglieri della maggioranza mal digerirono l’acquisto dell’area da parte di Rapullino?
Un chiarimento, un nodo da sciogliere, che aspetta a Spazzafumo, visto che neanche lui era presente.

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