Bucarest 17/01/25 – Articolo tratto da Scienziati nel Pallone Magazine
Che ricordi hai del tuo periodo nelle giovanili del Milan? È la squadra di serie A che tifi?
Innanzi tutto grazie per questa opportunità che mi riporta alla mia vita professionale giocata che ormai è lontana ma sempre viva nella mia mente e nel mio cuore.
Dalla Ternana sei arrivato alla Samb sempre in serie B. Venisti con piacere a San Benedetto?
Del Milan ricordo tutto e molto bene perchè é stato l’inizio di un cammino molto bello, avventuroso e pieno di momenti di grande esperienza. Sono nato a Milano e il Milan è la squadra della mia città, da bambino ero tifoso dell’Inter ma non posso dimenticare chi mi ha dato la possibilità di crescere come uomo prima e come professionista serio dopo. Quando ho smesso è sempre stato il Milan a darmi la possibilità di iniziare la carriera come allenatore nel settore giovanile dove ho militato cinque anni. Poi sono passato per altri cinque anni all’Inter, dove mi sono confrontato con le categorie più grandi come allevi juniores e con grande soddisfazione per sei mesi assistente di Marcello Lippi con la prima squadra. Un anno a Verona con la Primavera prima del Monza in C2, prima squadra.
Che anno fu alla Samb? L’allenatore era Sonetti, il portiere Zenga. Prevedeva la carriera che poi hanno fatto? Di Walter hai fatto il secondo allenatore.
Militavo con la Ternana un anno in B poi la retrocessione e un anno in C. Poi la Sambenedettese, chiaro che quando mi hanno detto dell’opportunità di venire a giocare a San Benedetto non ho esitato nemmeno un secondo conoscendo la città e il valore della squadra.
Dopo hai vinto due campionati di serie C. Perché non hai continuato nella Samb?
È stato un anno difficile e un po’ complicato dove ho iniziato bene con un buon rendimento fino alla partita, prima della Sampdoria, abbiamo fatto una amichevole il giovedì a Pineto ed io cadendo male mi sono fatto una brutta distorsione alla caviglia. Ho perso alcune partite e la squadra andava bene con buoni risultati. Io affrettavo il recupero per la voglia di giocare cercando di rientrare il prima possibile, ma ho avuto una recidiva che mi ha condizionato il recupero. Ho giocato 25 partite su 38 ma ero consapevole che il mio rendimento non era quello che anche io mi sarei aspettato. Devo dire che ho avuto l’appoggio di tutta la squadra, tutti mi hanno fatto sentire sempre importante, sono nel gruppo whatts App del quale Bruno Ranieri è il promotore.
Walter Zenga compagno di squadra, amico e collega, in lui vedevo sempre quella baldanza che contraddistingue chi nella vita sa che farà qualcosa di importante, il suo rendimento cresceva di partita in partita e forse anche lui l’anno dopo, quando è rientrato all’Inter ha capito che aveva davanti una strada di successo. Abbiamo sempre mantenuto i contatti fino a quando entrambi cercavamo spazio nella categoria allenatori. Ci siamo incontrati a Coverciano al corso Uefa Pro e da li è nata la nostra collaborazione che è durata sei anni, con traguardi importanti per due esordienti come noi, come la vittoria dei campionati allo Steaua Bucharest e la qualificazione fino ai quarti in coppa UEFA, poi il titolo e la vittoria della coppa di Serbja con la Stella Rossa di Belgrado, più la partecipazione nei gruppi di coppa UEFA. Poi Turchia, Emirati, Palermo ed ancora Emirati. Decisi di ritornare a Bucarest dove avevo la mia famiglia e due figli piccoli da crescere.
Quale squadra ricordi con più piacere e alla quale sei rimasto più legato.
Alla Samb ero venuto in prestito e a fine stagione la società era orientata diversamente, quindi sono tornato alla Ternana e da li mi sono trasferito alla Triestina dove cercavano da anni di vincere il campionato di C e conoscevo il Diesse Piedimonte che avevo avuto al Varese. Infatti vincemmo il Campionato. Iniziai in B a novembre ma venivo da una operazione al menisco e sono andato a giocare a Messina, l’anno successivo al Catanzaro appena retrocessa dalla B, due anni poi alla Salernitatna, due anni al Mantova in C2 e C1 e ho chiuso la carriera al Fiorenzuola, un anno di serie D con vittoria del campionato, ho fatto anche l’anno di C2 per poi ritirarmi a 34 anni e iniziare la carriera d’allenatore.
Devo dire che in tutte le squadre dove ho militato mi sono sentito bene, in molte sono stato anche il capitano come Salerno, Mantova Fiorenzuola. Sono sempre stato apprezzato per le mie qualità professionali, lo prova il fatto che oggi sono in contatto con molte persone, calciatori e dirigenti di tutte le squadre dove ho giocato. Sono passati molti anni ma aver fatto nella vita quello che da bambino sognavo è la ricompensa più gratificante che si possa avere.
È proprio vero che il tifo a San Benedetto ha qualcosa in più e di particolare, come dice spesso De Rossi e come diceva a proposito di derby con l’Ascoli, Carlo Mazzone. “Derby più unici che rari”.
L’affetto e l’attaccamento dei tifosi a San Benedetto lo avevo visto da avversario con il Varese dove le gare al Ballarin erano sempre dure e difficili, con la rete a ridosso della linea laterale e qualche ombrello entrava… a stuzzicarti. Quindi sapevo che i tifosi ti trascinavano a dare sempre il massimo.
Con quali giocatori della Samb sei rimasto a contatto.
Sono in contatto nel gruppo di Whatts App, praticamente con tutti, io non ci vado spesso ma è sempre un piacere risentirli, spero di venire in Italia e fare una bella rimpatriata. Chiaro che con Walter (Zenga Ndr)abbiamo condiviso molto e siamo sempre rimasti in contatto. Anched con Perrotta con il quale ho giocato, oltre che alla Samb, anche a Salerno e a Mantova. Ci sentiamo su Facebook.
Il giocatore che ti ha più impressionato nella tua carriera.
Da calciatore ho apprezzato molto la serietà di Gigi Cagni che considero il professionista per eccellenza. Zenga per il suo modo di essere spavaldo (dote importante per un portiere) poi molti altri giovani ai quali ho fatto da chioccia, Valigi, Sorbi, Strukelj, Sergio che ancora oggi mi dice ‘grazie capitano‘.
Adesso alleni la nazionale di calcio femminile rumena.
Da 4 anni sono nella federazione rumena, prima alla scuola allenatori, da tre anni sono il direttore di tutte le Nazionali femminili rumene e il selezionatore della prima squadra. C’era bisogno di una persona con esperienza (quella che io ho accumulato nel tempo) che si occupasse di sviluppare il calcio femminile non solo a livello delle nazionali ma del campionato interno e dei campionati giovanili. Ho accettato perchè c’è da costruire, indifferentemente che siano donne o un calcio minore, ma ho constatato che non lo é. Nella mia carriera di allenatore come secondo e come principale ho toccato vertici importanti e molti giocatori delle nazionali mondiali, Cavani, Pastore Simplicio, Bresciano, Kjaer, quelli della serbia e della romania, ho fatto da padrino, calcisticamente parlando, a Radoi ex Steaua Bucharest e selezionatore della nazionale Rumena under 21 prima e maggiore poi, ho collaborato come consulente con Edi Iordanescu, ultimo C.T. della Romania che ha portato agli ultimi Europei, ho allenato in Champions League due anni e in coppa Uefa e due in Asian Champions League. Esperienze che volglio mettere al servizio di qualcosa e di qualcuno che ha bisogno di crescere, aiuto molti allenatori ed allenatrici ad ampliare il loro bagalio professionale. Faccio parte della Commissione Tecnica della Federazione della Romania dove si valuta e si sviluppa il calcio rumeno ed in più, essendo il Direttore del calcio femminile sono nelle Commissione di Strategia Tecnica e sviluppo della Romania. Ho ancora molto da dare, da imparare e da fare.
In passato hai allenato le giovanili di Inter e Milan. Facci un confronto (io sono interista!). Qualche tuo allievo ha fatto una carriera importante?
Milan e Inter, a Milano si diceva: se vuoi un giocatore con buone qualità tecniche e intelligente tatticamente allora prendi uno del Milan, se invece vuoi un giocatore tenace che non molla mai e che è disposto a fare quello che gli dici, scegli uno dell’Inter.
Non so se questi paragoni sono ancora attuali, ma sicuramente sono due scuole che hanno prodotto e dato molto al calcio nazionale.
Ho allenato Antonini e Miccoli al Milan, all’Inter Ferrari, Fusani che hanno fatto una carriera buona, ne ho visti passare molti ed alcuni di loro veramente bravi che si sono persi per strada… questo non deve accadere oggi dobbiamo essere il giusto supporto per i giovani al fine di farli arrivare dove meritano.
Ho giocato nella nazionale semiprofessionisti allenata da Brighenti in un torneo in Iran. Poi la Nzionale Juniores, campionato Europeo in Ungheria e a un campionato mondiale in Tunisia sempre con la Juniores allenata da Italo Acconcia poi due convocazioni con la Under 21 ma senza giocare.
Da giovane hai giocato nella nazionale under 20 ma mai in serie A. Perché.
Forse è questo il cruccio della mia vita professionale da calciatore che non sono riuscito a giocare in serie A. Magari se avessi avuto la possibilità non me la sarei fatta scappare, Ci sono andato vicino due volte, una al Torino e quando ero al Varese e una al Perugia, quando ero alla Ternana. Non è successo forse perchè all’epoca non avevo quel più che ha bisogno un giocatore di serie A. Non lo sapremo mai… ma ho avuto la rinvicita con la carriera di allenatore toccando veritici importanti: Serie A di molti Paesi, calciatori di livello Internazionale, competizioni europee ed asiatiche, Champions League ed ora gare Internazionali di buon livello, di più non potevo chiedere.
Potevi fare di più? A quale campione puoi paragonarti come caratteristiche?
Sicuramente visti i risultati potevo fare di più, ma io in qualche modo ho sempre dato tutto sotto tutti i punti di vista, non ho rammarichi, perchè nel mio cammino sono sempre andato avanti incontrando scenari che non mi hanno arricchito ma mai spaventato e ho proseguito il mio cammino che sicuramente non è sempre stato diritto o in piano, consapevole di quello che avevo attorno. Oggi forse ho un po’ rallentato il passo ma vedo scenari con occhi diversi più attenti a quei particolari che forse mi sfuggivano cosi da rendere questo percorso sempre più bello e interessante.

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