
Nel suo libro “La cultura dell’educazione”, lo psicologo statunitense Jerome Bruner, afferma: “L’educazione non è a sé stante e non può essere progettata come se lo fosse. Esiste in una cultura. E la cultura, fra le altre cose, riguarda anche il potere, il prestigio e i riconoscimenti”.
Ci troviamo davanti ad un’emergenza educativa molto marcata, visti gli ultimi accadimenti che hanno coinvolto giovani in situazioni drammatiche e fuori controllo come per esempio i fatti recenti accaduti a Napoli e altri eventi quotidiani che purtroppo stanno dilagando in ogni piega del mondo giovanile.
L’educazione è un processo attivo e vitale che accompagna la persona per tutta la sua esistenza e gli permette di compiere la sua vera identità. L’ambito educativo è delicato, in esso sono messe in campo diverse dimensioni e i soggetti implicati sono chiamati a percorrere un itinerario che prevede un traguardo: la crescita della persona stessa. È necessario desiderare con tutto se stessi raggiungere quest’obiettivo, scegliere di conquistarlo con impegno, dedizione e responsabilità. Che cosa vuol dire dunque che l’educazione si innesta in un contesto culturale? Perché non può essere staccata da esso? Sempre Bruner, nello stesso libro, afferma: “La cultura plasma la mente, ci fornisce l’insieme degli attrezzi mediante i quali costruiamo non solo il nostro mondo ma la nostra concezione di noi stessi e delle nostre capacità”. Certamente essa non è riducibile a un insieme di nozioni o a un sapere fine a se stesso, non è circoscritta al ripetere una lezione o ad avere un bel voto ma è quel terreno su cui si costruisce la propria identità, si strutturano scelte, si nutre il proprio animo, quell’equipaggiamento necessario e imprescindibile per affrontare il viaggio dell’esistenza. Oggi il mondo giovanile respira idee che passano velocemente e non riescono ad ancorarsi alla realtà perché effimere, vuote, inconsistenti e spesso all’insegna del non senso e della violenza e l’uomo contemporaneo sembra smarrito e disorientato, formato non più da un io ma da tanti io, senza punti di riferimento e maestri in una società liquida, fluida e virtuale dove domina il benessere basato sull’apparire e non sull’essere. È necessario pertanto prendere atto che dietro a giovani smarriti, fragili, insicuri, ci sono adulti che non affrontano la sfida educativa, pur essendo la generazione che più di ogni altra, sembrerebbe garantire ai propri figli la maggiore cura e il maggior numero di oggetti che vengono messi a loro disposizione. Non si riesce a comprendere però che i giovani non hanno bisogno di cose ma di tessuti esistenziali, di luoghi, di ambiti dove poter costruire la loro personalità in modo sicuro, hanno bisogno di guardare modelli, persone mature da seguire e da imitare. Per questo la cultura è strettamente legata all’educazione perché costituisce il patrimonio, il tesoro e la preziosa eredità che hanno formato coscienze, hanno creato ideali, suscitato valori e principi e hanno generato e trasmesso bellezza. Si, proprio questa cultura ha attraversato i secoli, ha sfidato il tempo e la storia, ha forgiato esistenze di uomini e donne, ha reso vite belle, affascinanti e certe, resistendo a intemperie, a venti contrari e a ostacoli di ogni sorta. Oggi invece tutto scivola come acqua sugli specchi, tutto è veloce, cambia, si muta, si trasforma in un batter d’occhio. Per questo è doveroso non continuare ad accettare tacitamente ma lottare e combattere perché si ricominci a considerare ciò che veramente resta e ridona vitalità, forza e vigore, a rigettare fondamenta inattaccabili e irremovibili, a riproporre modelli culturali autentici, oggettivi e veri
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