SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si è chiuso il sipario al teatro Concordia di San Benedetto sui due appuntamenti della XIX edizione della rassegna “Mettoinscena“, a cura dell’associazione Il Satiro APS, che vanta una serie di scuole sparse tra Marche e Abruzzo, dirette dall’attrice e regista Maria Egle Spotorno.
Martedì 2 luglio si sono esibiti gli allievi della scuola di recitazione di Teramo, portando in scena la commedia “Gli attori in buona fede” di Pierre De Marivaux, mentre mercoledì 3 luglio a salire sul palco sono stati quelli delle scuole di San Benedetto e Alba Adriatica interpretando la commedia “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare.

Due rappresentazioni in cui studenti di tutte le età si sono messi in gioco per la prima volta mostrando, nonostante l’emozione e l’inesperienza, impegno e passione. Quella stessa passione che Maria Egle Spotorno, di cui erano la traduzione, l’adattamento teatrale e la regia, mette in tutto ciò che fa, incondizionatamente. Diplomata nel 1992 alla Scuola di Teatro diretta da Giorgio Strehler del Piccolo Teatro di Milano, Maria Egle ha continuato a formarsi coltivando con dedizione e abnegazione il proprio amore per il teatro e per la recitazione e facendo della condivisione, attraverso iniziative formative e culturali di diverso genere, il suo fiore all’occhiello.
Due commedie queste, di non facile interpretazione, in cui si intrecciavano tematiche comuni a entrambe: il confine spesso labile tra realtà e finzione, tra il mondo reale e quello dell’immaginazione, e, più nello specifico, tra la vita vera e quella dell’invenzione scenica, che talvolta finiscono per sovrapporsi fino a diventare una cosa sola. Due esempi, diversi tra loro per contesto storico, culturale e geografico, di teatro nel teatro, precursori entrambi di quel metateatro di pirandelliana memoria che le rende emblematiche e, al tempo stesso, complesse e accattivanti, anche grazie ai momenti di interazione con il pubblico, anch’essi di non facile resa. Eppure, quel sentimento che le anima, un sentimento di lievità e di sospensione, e quel messaggio di amore e gioia per la vita, che sembra esserne l’essenza, sono emersi con spontaneità e naturalezza, regalando al pubblico presente momenti di leggerezza e di evasione, ma anche di riflessione.


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