SAN BENEDETTO – Cinquant’anni fa Andrea Sapienza, considerato tra i più geniali e influenti artisti del ‘900, espone per la prima volta in Italia i suoi capolavori presso la Galleria d’Arte Guglielmi di San Benedetto, tra il 4 e il 13 dicembre del 1973, aveva solamente 17 anni.

“Prima di fare fumetti dipingevo quadri di denuncia” raccontava lo stesso Pazienza: “Erano tempi nei quali non potevo prescindere dal fare questo. Ma i miei quadri venivano comprati da farmacisti che se li mettevano in camera da letto. Il fatto che il quadro continuasse a pulsare in quell’ambiente mi sembrava oltre che una contraddizione un limite enorme. Da qui il desiderio di fare fumetti”.

Il critico d’arte Carlo Melloni, sullo stesso invito alla mostra scriveva: “mi piace rimarcare la distaccata freddezza con cui questo giovanissimo artista guarda ad alcuni fenomeni della cosiddetta cultura di massa, permettendosi il lusso di farli bersaglio di certi suoi ironici strali, utilizzando gli stessi media attraverso i quali tale cultura si manifesta».

Pazienza è morto che aveva solo 32 anni, ma il suo ricordo è ancora vivo nel cuore di molti sambenedettesi. I sambenedettesi ricordano anche il ruolo di Mario Lupo pittore indimenticabile per i suoi lavori che rappresentano: donne in attesa, paesaggi marini, voli di gabbiani fino ad arrivare ai drammatici olivastri di Torre Mileto. E che dire delle crocifissioni che hanno suscitato l’interesse di Padre David Maria Turoldo, famoso teologo e filosofo, presbitero che ha respirato il soffio del Concilio Vaticano II prima del tempo. Fu Lupo che inaugurò, nel 1967, la sua Galleria d’Arte Guglielmi, spazio espositivo che per diversi anni è stato luogo di incontri culturali e artistici, soprattutto ha ospitato numerose mostre di pittori italiani ed esteri.

È auspicabile che la valorizzazione del legame tra San Benedetto e Andrea Pazienza diventi un progetto che rivaluti la figura dell’artista e la sua l’opera nella programmazione culturale sambenedettese.

Un ricordo di Barbara Di Cretico
“Era festa ogni volta che Andrea veniva a San Benedetto. La sua era un’energia contagiosa e piena di calore. Trovava il tempo per tutti. Ero legatissima a lui, il fratello maggiore che avrei voluto avere.
Era nato nella casa sul lungomare dei nostri nonni, davanti al Sud-Est che poi ha raccontato nei suoi fumetti. Una casa dove trascorse tante estati e feste familiari.
I pomeriggi del Natale li passavo incollata a lui a vederlo disegnare. Faceva disegni per tutti, iniziava da un particolare insignificante, che all’inizio non capivi, forse una coda, o forse uno zoccolo. Poi lentamente vedevi nascere l’immagine ed era divertente indovinare come sarebbe diventata. Ippopotami, paperini, cavalli, zii col sigaro e gli occhiali scuri.
Non gli piaceva fare ritratti, ma una volta, mentre ero in vacanza a San Menaio, ho talmente insistito che me ne ha realizzato uno a matita, promettendomi di darmelo a Natale colorato, con un uccello sulla spalla e fiori. Ogni Natale tornava col disegno sotto il braccio dicendomi che non era ancora finito, che me l’avrebbe consegnato presto.
Poi però all’improvviso Andrea non c’è stato più. Un dolore enorme che oggi è mancanza inconsolabile.
In seguito il ritratto non si trovò per anni. Era finito a casa di una persona che, pur sapendo che fosse mio, sembrava essersene scordata. Alla fine sono riuscita a riaverlo così come lo aveva lasciato Andrea, un po’ colorato e un po’ a matita.
A me ricorda quell’estate di sedicenne in cui iniziavo a sentirmi grande, con lui e i suoi amici in spiaggia, radiolina e chiacchiere. Profumo di patchouli e aghi di pino. La spensieratezza di un momento in cui tutto sembrava possibile
”