SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’emergenza coronavirus sta travolgendo gran parte dell’economia italiana, e non solo (a marzo la produzione industriale ha avuto un crollo di oltre il 16% in un mese). Ma il settore che forse più di tutti rischia di risentire di ciò che sta avvenendo è quello turistico. Il quale da solo vale il 10% del Pil italiano ed è parte importante dell’economia anche nella Riviera delle Palme. Le stime della World Tourism Organisation parlano di una riduzione mondiale stimata fino ad un meno 30% dei flussi turistici.

Le implicazioni – nel caso che l’evoluzione dell’epidemia non si dovesse risolvere in maniera favorevole e netta in poche settimane, ma queste sono supposizioni al momento non realistiche – possono essere molteplici e imprevedibili: se il virus non dovesse del tutto scomparire con l’innalzamento delle temperature, si pensi a cosa può accadere nel caso che un cliente o persino un lavoratore di una struttura dovesse risultare positiva. Dunque l’incertezza è massima per l’intero settore, non solo in Italia ovviamente.

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Ad esempio Nicola Mozzoni, titolare dell’Hotel Relax di San Benedetto ci fa sapere che “al momento abbiamo già diverse disdette, soprattutto per il mese di giugno, e da parte di clientela nuova, mentre i clienti abituali, che considerano il nostro hotel quasi una seconda casa, sono in attesa. C’è ovviamente la speranza di andare in vacanza, anche perché il virus potrebbe terminare la sua corsa. Il problema, più che una questione di sicurezza sanitaria o paura, è quello economico: molti hanno consumato le ferie estive nel mese di maggio e molti in questo momento non stanno lavorando e il nostro target di turisti vede molte famiglie impegnate tra bar e ristoranti e il settore del commercio, in questo momento appiedato”.

“Abbiamo ricevuto anche qualche disdetta che per il mese di agosto: per ora abbiamo inviato una mail cambiando le politiche di cancellazione, prima occorreva un preavviso di trenta giorni per avere la caparra, adesso fino ad una settimana prima oppure sostituendola un voucher valido per gli anni a venire. Ma ci sarà da fare un grande cambio organizzativo e occupazionale, ad esempio stiamo pensando al doppio turno per pranzo e cena per consentire ai clienti di non stare vicini. La stagione ovviamente è compromessa e probabilmente ci saranno albergatori che hanno le strutture in affitto che preferiranno non aprire perché i costi supereranno le entrate” continua.

“Qualcuno mi ha telefonato con apprensione perché ha sentito il Presidente Ceriscioli affermare che le Marche sono seconde in Italia per contagi dopo la Lombardia, anche se il dato si riferisce solo alla percentuale sulla popolazione e poi qui nel sud le cose sono diverse – aggiunge – Se tutto si risolvesse entro un paio di settimane potremmo perdere il 15%, ma credo che si rischia una perdita del 40% sull’anno scorso. Poi non si sa mai, magari coi last minute si può recuperare qualcosa”.

Spostandoci nella vicina Grottammare Umberto Scartozzi, presidente dell’Associazione Operatori Turistici e titolare del Camping Don Diego, è sulla stessa lunghezza d’onda: “Firmerei per una perdita del 40%, potremmo superare anche il 50% di calo e più. Ormai giugno è quasi perso, il 99% ha deciso di non venire e chi ha prenotato per luglio e agosto vuole avere garanzie sulla caparra. La linea che stiamo avendo qui a Grottammare è quella di restituirla comunque e senza penali, semmai trasformandola in un buono valido per l’anno successivo. Per noi è un danno economico restituire soldi già incassati, ma non possiamo fare altro”.

“Sono molto preoccupato anche se non voglio essere disfattista, ma proprio il concetto di vacanza e di vacanza al mare presuppone un contatto tra le persone: penso alle feste, alle cene, alle visite, alla stessa permanenza in spiaggia. Inoltre il 90 per cento del nostro turismo arriva dalle aree più colpite. Se pensiamo che a causa del coronavirus è stato cancellato un evento come le Olimpiadi, capiamo quanto è grosso l’impatto di questo fenomeno. Non sappiamo davvero, al momento, cosa accadrà e come comportarci: io un calo del 40 per cento al momento lo firmerei subito”.

Anche Benedetta Moriconi, titolare del Residence Elisa, conviene su queste previsioni: “Non so neppure se a giugno si aprirà. E non ho idea di come possa svilupparsi la stagione nel prosieguo. Ci sono troppi fattori da considerare e adesso magari è presto per capire come. Se a maggio si passa a questa fase 2 e magari a giugno si inizia con il ritorno alla normalità, può darsi che in piena estate si riesca un po’ a lavorare. Ma al momento non possiamo neppure saperlo. Per ora i clienti storici non hanno disdetto, sono in attesa dell’evoluzione delle cose”.

“Addirittura una cliente tedesca, che aveva prenotato dal 22 agosto all’inizio di settembre, dopo che gli avevo promesso la restituzione della caparra fino al giorno prima, qualche giorno fa ha deciso di disdire. E parliamo della fine della stagione. Secondo me un calo del 40 per cento è fin troppo roseo come previsione” e conclude: “Stiamo avendo qualche idea come proporre anche escursioni in campagna o per i cicloamatori, in luoghi dove insomma non c’è affollamento. Vedremo”.

Terminiamo il nostro giro di opinioni con un po’ di ottimismo in più, relativamente. Gaetano Sorge, titolare dell’Hotel Excelsior, la prende con la classica filosofia: “Non possiamo fare granché e dobbiamo pensare che la situazione possa normalizzarsi fra un anno. Anche i nostri nonni ci hanno parlato della distruzione delle guerre, però poi il turismo è ripartito”.

“Lavoro molto con i clienti dall’estero e per ora gli americani stanno disdicendo tutti, perché è impossibile pensare di prendere un volo. I russi invece stanno attendendo l’evoluzione della situazione. Io spero che per il ponte del 2 giugno si possa iniziare a lavorare almeno un po’. Ho rinunciato ai gruppi che di solito arrivano a fine maggio, in modo da non avere eccessive aggregazioni, e sto proponendo di più la mezza pensione e il B&B, per evitare di avere troppa gente a pranzo. Faremo un po’ di distanziamento, forse avremo un po’ di turismo italiano in più, chi può dirlo? Ad ogni modo non dobbiamo pensare tutto al negativo: dopo la scossa di terremoto dell’estate 2016 ad esempio molti clienti partirono, ma poi ci fu anche chi arrivò. Speriamo bene” conclude.


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