SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’articolo 78 del Testo Unico degli Enti Locali afferma: “Gli amministratori, di cui all’articolo 77, comma 2, devono astenersi dal prendere parte alla discussione ed alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti o affini sino al quarto grado“. L’articolo 77 afferma che tra gli amministratori di cui  vi sono anche i componenti delle giunte comunali, quindi sindaco, vicesindaco e assessori comunali.

Parenti fino al quarto grado sono, nella traduzione del linguaggio comune, i cugini cosiddetti di primo grado (figli di fratelli o sorelle dei genitori).

Previsione tra l’altro non nuova, tanto che una disposizione identica era già contenuta nell’articolo 290, comma 1, del Regio Decreto 148 del 1915: “I consiglieri, gli assessori, i deputati provinciali e i membri della Giunta provinciale amministrativa debbono astenersi dal prendere parte alle deliberazioni riguardanti liti o contabilità loro proprie, verso i corpi cui appartengono, con gli stabilimenti dai medesimi amministrati, o soggetti alla loro amministrazione o vigilanza; come pure quando si tratta d’interesse proprio, o d’interesse, liti o contabilità dei loro congiunti od affini sino al quarto grado civile, o di conferire impieghi ai medesimi“.


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