MARTINSICURO – Da simbolo della marineria abruzzese, dopo un naufragio di 40 ore in mare aperto dal quale riuscì miracolosamente a salvarsi, all’arresto in flagranza di reato. E’ balzato nuovamente alle cronache Giovanni Amodio, questa volta però a seguito a una triste vicenda di violenza familiare: il marittimo, 35 anni di Martinsicuro, nel pomeriggio di lunedì scorso, è stato arrestato dai carabinieri della locale stazione per maltrattamenti in famiglia, atti persecutori e possesso di coltello del genere proibito.

Il 35enne è stato bloccato mentre tentava di lasciare la propria abitazione dopo un acceso litigio, l’ennesimo, avuto con la madre per motivi di soldi. Secondo la ricostruzione della vicenda da parte dei carabinieri di Martinsicuro, il 35enne avrebbe avanzato una nuova richiesta di soldi, da quanto si apprende sembrerebbe per uso personale, e al fermo rifiuto della donna Amodio avrebbe dato in escandescenze venendo anche alle mani.

La vittima, temendo il peggio, ha chiamato subito i carabinieri che lo hanno poco dopo arrestato. Dalla perquisizione personale è stato rinvenuto anche un coltello a serramanico del genere proibito. Il 35enne è stato quindi trasferito nel carcere teramano di Castrogno in attesa del processo direttissimo. La madre, sconvolta per quanto accaduto, ha raccontato ai militari che le violenze e le persecuzioni del figlio, fatte di minacce anche di morte e a volte anche di percosse, andavano avanti da diversi anni procurandole stati di ansia temendo in più di un’occasione per la propria incolumità.

Giovanni Amodio fu coinvolto lo scorso 12 ottobre, in un incidente in mare mentre era impegnato in una battuta di pesca. La sua “San Gabriele, barca da piccola pesca, mentre si trovava al largo delle coste di Martinsicuro, si ribaltò dopo che le reti rimasero impigliate sotto l’elica. Giovanni riuscì nell’oscurità a mettersi il giubbetto di salvataggio. Poi quasi 40 ore tra le gelide acque in balia dell’onde fino al miracolo di domenica 14 ottobre quando fu avvistato a diverse miglia dal porto di Pescara da una barca da diporto che lo trasse in salvo.

La sua incredibile storia fece il giro d’Italia e, all’indomani delle sue dimissioni dall’ospedale di Pescara, dove rimase per diversi giorni, al ritorno nella propria abitazione di Martinsicuro fu accolto dall’assessore regionale Dino Pepe e dal sindaco di Martinsicuro Massimo Vagnoni i quali consegnarono al marittimo una targa commemorativa per rimarcare il suo coraggio e la sua forza che lo avevano portato a diventare sin da subito il simbolo di tutta la marineria abruzzese, da sempre conosciuta per il coraggio nell’affrontare i rischi della navigazione in mare e per il grande spirito di sacrificio. Dalle commemorazioni di quei giorni al duro ritorno alla realtà: Giovanni non era ancora tornato in mare e si era visto recapitare di recente anche una multa di 689 euro dopo il naufragio.


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