SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La giunta di San Benedetto ha approvato ieri la versione definitiva del piano di comparto del porto che punta a rivoluzionare la porzione Nord dell’area portuale con l’intento di rilanciarla economicamente trasformandola in quello che potenzialmente potrebbe diventare un vero e proprio “villaggio” di locali, ristoranti, attività commerciali e turistiche.

Dopo una serie di tavoli fra cui un meeting in Provincia e un’ultima conferenza dei servizi c.d. “decisoria” con Capitaneria, Autorità Portuale e Agenzia del Demanio, diventa dunque realtà il piano particolareggiato, di cui si parla da mesi, che potrebbe cambiare pelle a una zona degradata sia dal punto di vista architettonico che economico.

L’AREA INDIVIDUATA. Il perimetro individuato è quello che va da via Dandolo a Sud fino a via Pigafetta nella parte Nord, coinvolgendo anche via Vespucci, via Marco Polo e via Vasco da Gama. Tutti gli edifici e le strutture ricomprese nell’area, di proprietà del demanio e date in concessione quadriennale, potranno essere riconvertite nella destinazione e oggetto di ristrutturazione. Con alcune regole che davanti alla stampa hanno spiegato i dirigenti del Comune Germano Polidori e Gionni Tiburtini. 

QUALI ATTIVITA’ POTRANNO SORGERE? Le tipologie di attività che potranno sorgere nella zona, secondo il piano redatto in conformità al piano regolatore del porto, vanno dai servizi al cittadino alle attività commerciali di tipo alimentare e non (quindi bar, ristoranti, locali notturni) passando ovviamente per le attività legate alla pesca e arrivando ai servizi turistici e quindi destinazioni per spettacoli, mostre, cultura, intrattenimento ma non attività di tipo ricettivo come B&b o piccoli alberghi (né tantomeno sono previste destinazioni residenziali). Anche per una questione di spazi visto che le regole fissate prevedono locali di un massimo di 250 mq di superficie, alti fino a 5 o 7 metri a seconda della zona con il piano che dà anche alcune regole prettamente architettoniche, fissando le forme, i materiali consentiti per le coperture e il numero di finestre e porte mentre per i materiali da usare e i colori delle nuove strutture dovrebbe esserci più libertà.

“NUOVA VITA AL PORTO”. “Abbiamo portato a termine uno dei punti del nostro programma che punta a rilanciare un’area degradata dando nuova vita” commenta il sindaco Piunti accompagnato da diversi membri di maggioranza come i consiglieri Ballatore, Balloni, Del Zompo, Girolami e gli assessori Baiocchi e Filippo Olivieri. Proprio l’assessore al porto svela che “sono già tante le richieste di informazioni di persone interessate a investire in quella zona” e ancora “serviva un’alternativa per una zona che sta calando da un punto di vista economico e serviva uno strumento che consentisse la nascita di nuove attività”.

SI SPOSTA LA MOVIDA? E mentre la maggioranza pensa a svelare nei dettagli le modalità con cui investire o chiedere i cambi di destinazione con un evento ad hoc (si pensa di ospitarlo nel Museo della Civiltà Marinara) c’è già chi pensa che lo strumento possa diventare utile per spostare la c.d. “movida” al porto (“C’è lo strumento, se accadrà sarà un riflesso naturale” commenta Piunti). A questo punto i dettagli tecnici. La zona come detto è demaniale e, sulla scia delle disposizioni della Bolkestein, l’autorità portuale procederà nei prossimi mesi al vaglio delle concessioni (quasi tutte in scadenza) non rinnovando quelle dei concessionari che utilizzano le loro strutture senza fini economici o commerciali (es. come semplice rimessaggio) e reindirizzandole dunque a bando, aperto a coloro che vorranno investire.

 


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