SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Come ogni anno, il 23 dicembre l’Amministrazione comunale di San Benedetto del Tronto, con il contributo del Circolo dei Sambenedettesi, ha reso omaggio a tutti i caduti in mare nel giorno in cui, 47 anni fa, si consumò una delle più brutte tragedie della storia della marineria sambenedettese, l’affondamento del motopeschereccio “Rodi” e la morte di tutti i componenti l’equipaggio.

“L’approdo negato”, così si chiama la cerimonia di commemorazione di tutte le vittime del mare che la città nei secoli ha dovuto piangere, ha vissuto due momenti molto significativi, entrambi coordinati dalla consigliera comunale Mariadele Girolami.

La prima ha visto la deposizione di corone dinanzi al monumento “Il mare, il ritorno” di Paolo Annibali e sulle lapidi che perpetuano i nomi di tanti caduti che costellano il molo nord dedicato proprio al “Rodi”. “E’ un giorno di tristezza per un ricordo incancellabile in tanti cuori – ha detto il sindaco Pasqualino Piunti dinanzi ad un pubblico composto in gran parte da marittimi, ex marittimi e congiunti degli scomparsi – ma dev’essere anche un giorno in cui la città dice grazie a questa gente, non solo per la dedizione alla famiglia e alla città pagata con il massimo prezzo, ma per aver contribuito a rendere San Benedetto quella comunità forte, orgogliosa, conosciuta e stimata ben fuori dai suoi confini che oggi è”.

Hanno poi preso la parola il comandante in seconda della Capitaneria di Porto, Gianluca Oliveti, che ha definito la presenza dell’autorità marittima “non un dovere istituzionale, ma la necessità di prender parte a qualcosa che ci appartiene, perché noi siamo prima di tutto gente di mare”. Benedetta Trevisani del Circolo dei Sambenedettesi, ricollegandosi alla lettura dei nomi dei marittimi morti in Mediterraneo e in Oceano fatta da Girolami, ha tracciato un parallelismo tra l’impresa di tanti marittimi verso mari sconosciuti a quella di Enea che vara le colonne d’Ercole. Commozione per il ricordo dell’assessore alle politiche del mare Filippo Olivieri della tragedia che colpì la sua famiglia con l’affondamento di una delle barche della flotta, la “Malfizia”, e la morte di due suoi zii, da uno dei quali ha avuto in eredità il nome di battesimo.

La preghiera e l’”Eterno Riposo” per i caduti del mare da parte del vicario diocesano e parroco della Madonna della Marina don Romualdo Scarponi ha preceduto la deposizione della seconda corona dinanzi alle targhe dei caduti.

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