SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si avvicina il Natale e molti fedeli si sono rivolti al nostro giornale per avere informazioni sul motivo per cui le chiese lesionate dal terremoto sono ancora chiuse. Si chiedono perché, dopo che con l’ordinanza del 21 giugno 2017 il Commissario straordinario Errani ha finanziato la messa in sicurezza a finire di ben 13 chiese della diocesi di san Benedetto, i lavori non siano ancora incominciati. A tal proposito, dopo il nostro articolo di ieri “Chiese chiuse“, abbiamo ascoltato il vescovo della diocesi San Benedetto-Ripatransone-Montalto Carlo Bresciani.

“Innanzitutto esprimo ancora una volta la mia solidarietà e la mia vicinanza alle comunità colpite dal terremoto. La mia solidarietà va anche a coloro che si trovano senza casa e hanno dovuto abbandonare anche il loro paese. Più volte ho espresso la mia preoccupazione per lo spopolamento dell’interno, cosa sempre più probabile se la ricostruzione va lentamente – così esordisce il vescovo – Comprendo molto bene la sofferenza delle comunità nel dover affrontare un altro Natale senza la chiesa in cui potersi ritrovare per celebrare insieme una delle solennità più care al cristiano. Fin da subito dopo il terremoto, insieme agli altri vescovi delle Marche, ho chiesto con insistenza al Commissario straordinario e al ministero dei Beni culturali di venir messo nelle condizioni di avere almeno una chiesa agibile per ogni comunità. Il Commissario straordinario ha compreso questa necessità, che non è solo di natura religiosa, ma è necessaria per tenere unite le comunità che trovano nella chiesa un elemento di coesione della loro identità. Da qui è scaturita l’ordinanza 32 cui si è fatto riferimento”.

Cosa prevedeva nel dettaglio l’ordinanza 32?

“Tale ordinanza chiedeva che entro il 13 luglio di quest’anno si presentassero i progetti per gli interventi da attuare sulle chiese finanziate. Cosa che i nostri 13 tecnici, individuati dalle parrocchie e coordinati da due Responsabili Unici del Procedimento nominati dalla diocesi (ingegner Piergiorgio Carosi e ingegner Maurizio Di Monti), hanno fatto con solerzia e celerità, nonostante la ristrettezza dei tempi concessi. Il 13 luglio puntualmente i progetti per le tredici chiese finanziate sono stati presentati all’Ufficio ricostruzione di Ascoli, il quale ha incominciato ad esaminarli solo a metà novembre”.

Quali sono le chiese della Diocesi interessate dall’ordinanza 32?

“Complessivamente nella nostra diocesi le chiese danneggiate sono cinquanta. In questa prima fase di è deciso di procedere con la riapertura di almeno un edificio di culto per ogni paese. Un paesino senza chiesa è destinato a morire. Quindi abbiamo presentato tredici progetti di messa a norma per le chiese di Colonnella, Monteprandone, Cossignano, Porchia, Montemonaco, la concattedrale di Ripatransone, Trivio, Force, Rotella, San Giorgio all’Isola, San Lorenzo in Vallegrascia, e a San Benedetto la chiesa di San Giuseppe e la cattedrale della Madonna della Marina. Parliamo di un importo complessivo che si avvicina ai 4 milioni di euro. Si tratta di chiese parzialmente o totalmente inagibili. In alcune, come a San Lorenzo in Vallegrascia, ci sono state anche perdite per affreschi di grande valore e abbiamo dovuto trasportare via alcune parti a rischio di distruzione”.

 

Siamo al ridosso del Natale. Ci sono novità o i documenti stanno prendendo polvere nelle stanze degli Uffici per la Ricostruzione?

“Ad oggi sono stati esaminati e approvati dalla Conferenza per i Servizi di Ascoli solo 8 progetti su 13. Non è stato però ancora firmato alcun decreto che ci permetta di partire. Dopo questo decreto è richiesta una gara di appalto tra cinque ditte diverse per ogni chiesa, ma non sono ancora chiari i criteri da seguire nella scelta della ditta e nella successiva assegnazione dei lavori: sulla base del massimo ribasso o su quali altri criteri? Non ne sappiamo nulla. Dobbiamo seguire la procedura degli appalti pubblici anche se siamo dei privati. Io speravo intensamente che per Natale si potessero riaprire almeno alcune chiese, ma di questo passo comincio a dubitare seriamente che sia possibile per Pasqua e ne sono molto dispiaciuto. Si va avanti con troppa lentezza”.

Secondo lei come si doveva procedere?

“È vero che il terremoto ha colpito una vasta area e quindi ha creato una notevole complessità per gli interventi, è vero che è necessario rispettare tutte le procedure richieste, ma penso che di fronte a fatti eccezionali come questo terremoto, le procedure debbano essere snellite al massimo e, se necessario, anche cambiate onde mettere in grado di intervenire celermente a riparare i danni. Questo soprattutto dopo che sono stati stanziati i fondi e ci sono tecnici competenti pronti ad intervenire”.

I fedeli della parrocchia di san Giuseppe in centro città si chiedono perché la loro chiesa (una di quelle finanziate dall’ordinanza 32), che, si dice, ha bisogno di interventi che possono essere fatti in pochi giorni, non sia ancora riaperta.

“È vero quanto dicono questi fedeli: il progetto che permetterebbe la riapertura con sicurezza al culto della chiesa prevede al massimo 15 giorni di lavori, ma purtroppo le procedure di cui ho parlato non ci permettono ancora di incominciare i lavori. Confesso che, con loro, anch’io faccio una certa fatica a comprendere”.

Dove celebreranno il Natale queste comunità che hanno la chiesa non agibile?

“Mi verrebbe da dire “al freddo e al gelo”. Non è proprio così, ma certamente in luoghi di fortuna e alla meno peggio: qualcuno in sacrestie là dove sono almeno un po’ capienti, una parrocchia in ambienti messi a disposizione gratuitamente da una banca, qualcun altro in cappelle di fortuna”.

E la cattedrale Madonna della Marina?

“Resta ancora parzialmente inagibile poiché le navate laterali rimangono chiuse. I lavori fatti per la messa in sicurezza della navata centrale non permettono l’accensione del riscaldamento e abbiamo dovuto provvedere a un impianto di emergenza. È tra le chiese finanziate dall’ordinanza 32, il progetto di intervento è stato presentato e approvato dalla Conferenza dei servizi all’inizio di dicembre, ma, come per le altre chiese, non c’è ancora il decreto che permette di procedere con la gara di appalto. Incomincio a temere che, di questo passo, a Pasqua non avremo ancora la nostra cattedrale”.

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