Di Alessandro Maria Bollettini

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Domani 27 ottobre, presso la Sala Consiliare del Comune di San Benedetto un incontro-dibattito sul tema della Ferrovia dei due Mari. Interverranno il Sindaco Pasqualino Piunti, il Presidente del Comitato “Ferrovia Salaria” ed organizzatore Nazzareno Straccia, il Presidente dell’Associazione Italia Nostra sezione Ascoli Piceno Gaetano Rinaldi ed altre personalità vicine alle istituzioni regionali, universitarie e turistiche. L’incontro avrà inizio alle ore 17 e durerà circa tre ore, in cui si farà un excursus storico sui progetti, che affondano le radici al 19° secolo per la Ferrovia Salaria e si parlerà degli attuali sviluppi per i treni San Benedetto-Roma. Argomento di cui si parla – ma non si fa – addirittura da 176 anni (i dettagli sul prossimo numero del settimanale Riviera Oggi).

Progetti, promesse elettorali tornate alla ribalta ciclicamente di decennio in decennio hanno fatto della Ferrovia dei Due Mari un’odissea sui binari mentre la ripresa post sisma e gli investimenti recentemente annunciati dalle Ferrovie dello Stato gridano di tirare fuori dal cassetto il sogno di un asse ferroviario che unisca il Tirreno all’Adriatico.

FERROVIE: MILIARDI DI INVESTIMENTI, MA NON QUI. Le Ferrovie dello Stato hanno stanziato 94 miliardi di euro nel nuovo piano industriale decennale. Di questi 94, ben 73 saranno dirottati verso la crescita delle reti ferroviarie. Nessuno ha mai calcolato il prezzo effettivo della costruzione della Ferrovia dei due Mari, ma nessuno ha mai ipotizzato una cifra superiore al miliardo. Se a questi normali stanziamenti delle Ferrovie dello Stato, aggiungiamo la proclamata volontà statale di investire in infrastrutture nelle zone terremotate, ed aggiungiamo l’esistenza di progetti per la Ferrovia Salaria da più di un secolo, con i già sopracitati vantaggi, potremmo dire: il dado è tratto. Invece no. Dopo questo lungo intreccio di premesse, siamo finalmente arrivati al dunque.

Il 16 ottobre era sembrato ai più il grande giorno. Il Ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Graziano Delrio, il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, quello della Regione Marche, Luca Ceriscioli, e l’Amministratore Delegato delle Ferrovie dello Stato Maurizio Gentile: tutti riuniti in un’unica conferenza stampa di presentazione di due grandi progetti, riguardanti il centro Italia dal punto di vista stradale e ferroviario. E proprio quando tutti si aspettavano il compimento dell’incompibile, la storia si è ripetuta. Nessuna traccia di Ferrovia dei due Mari, bensì potenziamento della via Salaria e costituzione di un Anello ferroviario dell’Appennino centrale che si sviluppa per la sua quasi totalità in Abruzzo, nell’Aquilano.

La Salaria sarà potenziata per 354 milioni di euro totali, dei quali solo 83,2 saranno investiti nelle Marche. I soldi destinati alla strada sul versante marchigiano erano inoltre già stati stanziati molto prima dell’emergenza terremoto dall’Anas, addirittura durante il Governo Berlusconi. Possiamo dunque dire che da questo progetto le Marche non guadagneranno nulla che non avessero già in precedenza, se non una lieve riduzione dei tempi di trasporto per raggiungere Roma.

Tralasciando il fatto decisamente grave che le Marche, la regione più colpita dal terremoto non avranno un euro che non fosse già stato stanziato da almeno un lustro, ci domandiamo: nel 2017 conviene davvero investire per il trasporto su gomma quando si sentiva la necessità di investire su ferro già 176 anni fa? Il futuro a detta di tutti gli studiosi non è su gomma. Ce lo insegnano gli altri stati europei, che fanno della capillarità ferroviaria il loro punto di forza, ce lo insegna, volendo guardare nel nostro orticello, il Nord Italia. Era necessario l’investimento per la rete ferroviaria dell’Aquilano, molto più vicino alla capitale rispetto al Piceno, e già ben collegato al Lazio? In quale modo la costituzione di questo Anello Ferroviario (Roma-Rieti-Terni-L’Aquila-Sulmona), escluderebbe la nascita della Ferrovia Salaria? Non sono i due progetti semmai perfettamente complementari?

ANCONA TEME? La Regione Marche, non protesta? Non intavola discussioni progettuali con lo Stato, con le Ferrovie dello Stato, con la Regione Lazio? Perché il Presidente Ceriscioli rimane immobile ad osservare l’ennesima umiliazione del territorio piceno? Perché invece di cogliere l’occasione, lascia che questa gli sfugga dalle mani per andarsi a posare in altri luoghi? La fuga del fantasma della Ferrovia Salaria è avvenuta in un silenzio assordante, evidenziato dalle varie Associazioni, come Italia Nostra, dal Comitato Ferrovia Salaria, di Nazzareno Straccia e dall’interrogazione del consigliere regionale Peppe Giorgini ad Ancona.

Forse qualcuno teme le potenzialità inespresse di San Benedetto? Forse si teme che possa potenziare troppo il suo porto e la sua stazione entrando in concorrenza con il capoluogo? Forse si teme che il centro-sud delle Marche possa indirizzarsi verso gli aeroporti romani e non più verso quello anconetano? Qualcuno, forse, teme che gli investitori puntino sul Piceno ri-trasformandolo in una delle Province più competitive d’Italia? Si teme che sulla scia delle fusioni dei Comuni che stanno avvenendo in questi giorni, la Riviera delle Palme possa diventare un domani un bastone tra le ruote troppo grande per i suoi interessi? In Regione si teme che Ascoli Piceno possa uscire dal suo semi-isolazionismo diventando un centro economico di rilievo?

Un’inchiesta completa sull’argomento verrà pubblicata sul settimanale Riviera Oggi. Vi diamo appuntamento alla prossima settimana.

 

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