SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’associazione “Disoccupati piceni” sta promuovendo attivamente il dibattito sulla disoccupazione italiana. Per informare e coinvolgere la cittadinanza sugli attuali problemi nel territorio, una delegazione sarà presente tutti i martedì e venerdì in piazza del mercato di San Benedetto del Tronto, e tutti i mercoledì mattina e giovedì pomeriggio ad Ascoli Piceno, in piazza Arringo.

A seguito riportiamo la lettera di Luigino Pignoloni, portavoce dell’associazione, che punta il dito sul diritto ad un pensionamento “flessibile” e con meno ritardi burocratici.

“E’ stata da poco celebrata la 67° giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, ma il nostro territorio è tuttora afflitto da gravi incidenti sul lavoro. Quest’anno le vittime sono aumentate ed è aumentata anche l’età di chi perde la vita.

Le morti e gli infortuni sul lavoro non possono essere considerate una mera statistica: la crisi economica e i turnover introdotti dal Jobs Act costringono spesso chi ha bisogno di lavorare ad accettare mansioni pericolose, ed i datori di lavoro a prestare poca attenzione alle norme di sicurezza.

Le recenti norme pensionistiche prevedono che il lavoratore, per raggiungere la pensione, debba lavorare e versare i contributi Inps per 43 anni. Dal gennaio 2019, come previsto dalla Riforma Fornero, l’età pensionabile di uomini e donne salirà a 67 anni; l’età è stata aggiornata considerando la media dell’aspettativa di vita nazionale, di 78 anni, mentre per gli addetti al settore metalmeccanico è stimata intorno ai 74 anni.

Con la precarietà ed i nuovi contratti cosiddetti “a chiamata”, è diventato sempre più difficile lavorare per 43 anni consecutivi. Se nelle amministrazioni pubbliche e in ufficio è ancora possibile, in una fabbrica ormai è quasi impensabile: con ritmi di 40-48 ore settimanali, il lavoro è tendenzialmente organizzato in turni discontinui, che non permettono al dipendente di avere la sicurezza ed uno stipendio sicuro.

La gente che incontriamo nelle piazze ci riferisce la necessità di introdurre un minimo e un massimo di anni per il versamento dei contributi per raggiungere la pensione. Enrico, operaio di 58 anni, ci ha raccontato che dopo 38 anni di lavoro in un’industria metalmeccanica è ormai esausto, non ha più gli stessi ritmi di quando era giovane. Ci chiede: perché non posso decidere di andare ora in pensione?

Noi pensiamo che se un lavoratore, dopo più di trent’anni di attività, si accontenta anche di una pensione minima, perché è stanco della fabbrica, o perché vuole dedicarsi ai propri nipoti, ha tutto il diritto di andare in pensione. Allo stesso modo, se ci sono lavoratori che vogliono raggiungere il massimo economico della pensione, possono lavorare per 43 anni.

Questa, secondo noi, sarebbe una vera libertà, poter decidere liberamente tra un minimo e un massimo di anni in cui versare i contributi. Continuare a trattare situazioni diverse con le stesse soluzioni è una grave ingiustizia, perché non risolve le problematiche. Abbiamo sempre più l’impressione che chi ha scritto queste norme non conosce o non ha considerato queste differenti situazioni lavorative, e forse si è dimenticato dei lavoratori che nel frattempo sono diventati disoccupati.

Un altro punto dolente riguarda la necessità di accorciare drasticamente le finestre di attesa per ottenere la pensione, se non di cancellarle del tutto. Ci riferiamo alle cosiddette “finestre mobili”, il periodo che intercorre tra la maturazione del diritto alla pensione e l’effettiva riscossione dell’assegno pensionistico. Le finestre possono variare dai 12 ai 15 mesi per il settore privato e 21 mesi per gli artigiani. Come può, un disoccupato, vivere senza un reddito in questo lasso di tempo?

Molte sono le situazioni da risolvere; molti sono i disoccupati senza reddito, che non possono continuare a pagare le tasse. Servono risposte risolutive.” (Luigino Pignoloni)

L’associazione “Disoccupati piceni” invita tutti i cittadini a partecipare, anche la sola presenza è gradita. E’ possibile aderire al gruppo inviando un messaggio al numero 334 7555 410.

Tutte le iniziative in programma sono visibili sulla pagina Facebook “Disoccupati piceni”.

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