SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il Consiglio Comunale del 27 maggio, nonostante l’elezione di un nuovo Presidente del Consiglio e la votazione di un bilancio, passerà probabilmente alla storia come il giorno dell’addio di Paolo Perazzoli alla politica istituzionale. Una delle figure più importanti degli ultimi decenni della politica locale lascia anche l’ultimo incarico di una carriera lunga 40 anni che lo ha portato ai vertici politici cittadini, prima da Vicesindaco (a fine anni ’80) e poi da Sindaco, per due mandati, dal 1993 al 2001.

UN PATRIARCA “SALUTA” LA POLITICA SAMBENEDETTESE. Eletto come Consigliere per la prima volta nel 1978 fra le file del Partito Comunista, Perazzoli ha vissuto a pieno le metamorfosi del centrosinistra degli ultimi 30 anni passando dalla bandiera rossa all’Ulivo e alla tentata “conquista” di Roma e del Parlamento per poi abbracciare, all’inizio con entusiasmo, il progetto Pd che ha rappresentato, da Consigliere in Regione per 5 anni (2010-2015) ma con cui ha vissuto anche momenti di autentica frizione. Per anni, durante l’era Gaspari in particolare, è stato infatti relegato al “dorato” esilio politico anconetano, salvo poi rifarsi con gli interessi vincendo le primarie a marzo 2016. Una vittoria presto resa effimera dalla débacle alle elezioni dello scorso anno, che lo stesso Perazzoli ha imputato, per mesi, anche e soprattutto alle divisioni all’interno dei democratici sambendettesi. Da quel momento accetta, con una poco silenziosa reticenza, il ruolo da Consigliere che solo per qualche mese ricopre sotto la bandiera Pd. L’impegno per il fronte del No al Referendum Costituzionale e il richiamo della corrente “dalemiana”, uno dei grandi amori del Perazzoli politico, lo portano a rompere col passato e a passare con Articolo Uno, movimento che abbraccia con rinnovato entusiasmo ma che adesso non difenderà nelle stanze istituzionali di Viale De Gasperi. “Troppo poche le energie” afferma il “patriarca” della politica sambenedettese, troppo pochi anche gli stimoli di un ruolo che inevitabilmente gli stava troppo stretto e lo condannava a rimettersi nei panni, vecchi e sgualciti, del 27enne Perazzoli neo-eletto in assise. Altri tempi, altre ambizioni e tutt’altra politica probabilmente.

L’ULTIMO INTERVENTO IN CONSIGLIO. Amato da molti, odiato da altrettanti, Perazzoli non ha mai rappresentato una figura capace di attrarre un univoco apprezzamento sul suo operato e sulla sua persona, complice un carattere forte e un modo di fare, in politica, da molti descritto come “accentratore”. Nonostante tutto però resta una figura di primaria rilevanza nella dimensione della politica sambenedettese. E una circostanza precisa lo testimonia. Probabilmente mai nessun consigliere, nella storia, ha iniziato un discorso in aula con una dura reprimenda nei confronti dell’Amministrazione per poi finire quello stesso discorso fra gli applausi di tutti, Sindaco e assessori compresi. Eppure anche questo è successo nel giorno del suo addio.

APPLAUSI ANCHE DA PIUNTI E GABRIELLI. Perazzoli inizia il suo discorso, l’ultimo, esprimendo una dura critica verso l’organizzazione delle commissioni consiliari, definendo “vergognoso” quello che è accaduto qualche giorno fa “quando sono state aggregate tre commissioni nell’arco di poche ore” nei fatti un attacco forte e sibillino al modo di rapportarsi di questa Amministrazione con la minoranza. Da qui il “barone” del Consiglio Comunale muove verso l’ultimo intervento tecnico della sua carriera che ha per oggetto le varianti urbanistiche, non a caso per anni un suo cavallo di battaglia. Il resto è la cronaca di un addio che viene accolto da tutti con un applauso scrosciante. Persino Piunti, suo sfidante alle ultime elezioni, batte le mani in maniera convinta, forse anche con un po’ di tristezza, perché quando se ne va un nemico importante, si sa, se ne va anche un pezzo di te.

Perazzoli saluta cogliendo gli ossequi di chi l’ha combattuto politicamente per anni e da lui è stato combattuto. Anche Bruno Gabrielli, per esempio, gli dedica una foto e un post su Facebook in cui il consigliere di Forza Italia scrive: “Il commiato al Consiglio Comunale di Paolo Perazzoli. Mi sento di esternare il mio tributo per il suo impegno politico mai venuto meno dal 1978”.

A GIORNI LE DIMISSIONI. Insomma il Perazzoli politico lascia fra gli applausi e con la soddisfazione di aver ricevuto persino “l’onore delle armi” da parte degli avversari di una vita. Forse non l’unica soddisfazione. “Avevo accettato di tornare a fare un’esperienza in Comune solo per fare il Sindaco” sono infatti le ultime parole da consigliere di Perazzoli “ed è stata una sofferenza, per me, restare in questi mesi” ammette in ultimo prima di lasciarsi andare a una sorta di testamento politico : “Vado via per dedicarmi alla fase di costituzione di Articolo Uno e per far capire ai giovani che si può fare politica anche e soprattutto fuori dalle istituzioni”. Queste sono le ultime parole che lascia alle cronache prima di alzarsi e salutare. Adesso arriveranno, a giorni, le dimissioni ufficiali e il suo posto verrà preso da Pasqualino Marzonetti, primo dei non eletti fra le file del Pd. Ma questa è un’altra storia che avrà tempo per essere raccontata. Per adesso preferiamo narrare l’ultimo capitolo di una storia che è durata 40 anni.

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